14 Jun, 2026 - 07:30

Sanità a Terni, l'atto d'accusa sul Santa Maria: “Medici in fuga e ortopedia svuotata”

Sanità a Terni, l'atto d'accusa sul Santa Maria: “Medici in fuga e ortopedia svuotata”

Un bilancio preventivo che chiude in pareggio, con i conti rigorosamente in ordine, ma che secondo il rappresentante ternano nel CAL nasconde il progressivo smantellamento dei servizi di cura. La programmazione economica per il 2026 dell'ospedale Santa Maria di Terni apre un altro capito dello scontro politico caldissimo sulla sanità umbra. A sollevare il caso è Claudio Batini, consigliere di Alternativa Popolare e rappresentante nell'organismo di raccordo regionale del Consiglio delle Autonomie Locali (CAL Umbria).

L'esponente politico ternano contesta la narrazione di scelte virtuose, parlando esplicitamente di un presidio sanitario trasformato in una “azienda modello per i conti, ma svuotata per i cittadini”. Se i documenti contabili mostrano il pareggio economico, il taglio del 16 per cento alla spesa per i beni e investimenti interamente coperti da stanziamenti pubblici, l'analisi dei dati reali rivela un'altra realtà: una contrazione del valore delle prestazioni, l'esplosione dei servizi affidati a privati esterni e il progressivo svuotamento di reparti storici come l'ortopedia, causato da una continua fuga di medici e professionisti verso altre strutture.

Il rigore formale delle cifre tra tagli alla farmaceutica e investimenti straordinari concentrati in un solo anno

I dati inseriti nel bilancio di previsione per il 2026 restituiscono l'immagine di una gestione amministrativa improntata al massimo rigore contabile. La direzione dell'azienda ospedaliera ha chiuso la pianificazione fissando il pareggio economico a zero euro, rispettando formalmente i tetti di spesa imposti dalle normative nazionali e regionali. Un'operazione geometrica che lo stesso Claudio Batini riconosce sul piano puramente tecnico: “Dall'esame oggettivo del bilancio emergono elementi di indubbio rigore ragionieristico. Il documento programma, nel pieno rispetto dei vincoli normativi, un pareggio economico di previsione pari a zero euro”. Questa stabilità finanziaria poggia su una netta contrazione dei costi di gestione: la spesa complessiva per l’acquisto di beni scende di 6,81 milioni di euro, registrando una riduzione del 16,77 per cento rispetto ai periodi precedenti, una contrazione trainata soprattutto dal calo dei prodotti farmaceutici, che fa segnare un meno 18,10 per cento. Sul fronte dello sviluppo strutturale, il piano prevede per l'anno di riferimento investimenti per 27,17 milioni di euro. Si tratta di risorse che non comporteranno l'accensione di mutui o l'indebitamento dell'ente, poiché risultano interamente coperte da finanziamenti statali e regionali. Al contempo, gli accantonamenti crescono dell'86,01 per cento, immettendo 1,71 milioni di euro aggiuntivi nel fondo vincolato ai futuri rinnovi contrattuali del personale.

I nodi strutturali del bilancio preventivo con il crollo del valore della produzione e l'impennata dei costi per i servizi esternalizzati

L'esame approfondito delle voci di spesa fa emergere i primi segnali di una crisi di produttività interna dell'ospedale Santa Maria di Terni. Il valore totale della produzione stimato per il 2026 si ferma a 203 milioni di euro, un dato che evidenzia una contrazione del 7,06 per cento rispetto al bilancio consuntivo del 2024, certificando un calo costante delle prestazioni erogate direttamente dalla struttura.

È lo stesso consigliere del CAL Umbria a lanciare l'allarme sui dati interni: “I meriti contabili si scontrano però con una realtà strutturale allarmante. Il valore totale della produzione previsto per il 2026 mostra una contrazione evidente del 7,06% rispetto al consuntivo 2024, certificando un trend calante delle attività”. A fronte di questa riduzione delle attività interne, si registra una vistosa crescita delle risorse destinate a operatori privati e fornitori esterni. I costi per i servizi sanitari esternalizzati aumentano del 31,04 per cento, gravando sulle casse dell'azienda per ulteriori 2,59 milioni di euro.

In questo ambito, la voce relativa agli "altri servizi" fa segnare una variazione straordinaria del 1405,67 per cento, determinata dall'avvio dei nuovi appalti d'appoggio regionali per la gestione dei laboratori analisi e del centro trasfusionale. “Esplodono invece i costi per i servizi sanitari esternalizzati, con la voce 'altri servizi' che fa segnare un clamoroso +1405,67% a causa dei nuovi appalti d'appoggio regionali”, rimarca Claudio Batini, segnalando anche l'aumento del 328,57 per cento degli interessi passivi per deficit di cassa, sintomo di una cronica carenza di liquidità.

L'incognita sul futuro dei servizi assistenziali e l'azzeramento dei fondi per la programmazione sanitaria nei prossimi due anni

L'aspetto più economico per la tenuta dei servizi sul medio termine è rappresentato dal vuoto nella programmazione pluriennale. Tutti i 27 milioni di euro previsti per gli investimenti tecnologici ed edilizi sono stati concentrati esclusivamente nell'annualità 2026. Al contrario, i capitoli di spesa relativi alle annualità successive, il 2027 e il 2028, rimangono fissati a quota zero euro. Questa mancanza di impegni finanziari futuri alimenta le preoccupazioni dei rappresentanti istituzionali locali riguardo alla reale capacità dell'ospedale di mantenere i propri standard di cura negli anni a venire.

Secondo il consigliere di Alternativa Popolare, questa impostazione contabile svela una precisa linea d'azione politica che sacrifica la funzione sociale della sanità pubblica sull'altare del contenimento dei costi: “Ma il dato più grave in prospettiva è l'assoluto vuoto di programmazione pluriennale: tutti i 27 milioni di investimenti sono concentrati sul 2026, lasciando le annualità 2027 e 2028 desolatamente a quota zero euro”. La logica economica applicata ai bilanci starebbe modificando radicalmente la natura del rapporto tra il presidio ospedaliero e l'utenza cittadina. “I meriti di questo bilancio si esauriscono nel formale rispetto delle direttive di settore. Non emerge alcun beneficio per i cittadini; l'atto evidenzia, anzi, tutt'altro indirizzo, celebrando un recognition prettamente aziendale a scapito della missione socio-sanitaria”, precisa l'esponente politico.

La perdita di attrattività del polo ospedaliero umbro tra lo smantellamento di ortopedia e l'addio dei medici in servizio

Le ripercussioni di queste scelte amministrative si riflettono direttamente sulla stabilità del personale medico e sanitario. La riduzione degli investimenti e l'incertezza sul futuro stanno progressivamente riducendo l'attrattività del Santa Maria, spingendo molti professionisti in forza all'azienda ad abbandonare i propri ruoli per cercare migliori opportunità di carriera in altre strutture ospedaliere. L'emorragia non riguarda solo l'impossibilità di attrarre nuovi specialisti di rilievo nazionale, ma colpisce medici già formati e valorizzati all'interno dell'ospedale ternano. Claudio Batini punta il dito contro quella che definisce una chiara irresponsabilità istituzionale che riesce a condizionare perfino i vertici ospedalieri, aggiungendo che “questo ospedale sta perdendo la sua attrattività. E il problema non riguarda solo i grandi luminari che potrebbero arrivare a Terni, ma investe direttamente i medici già in forza all'azienda ospedaliera. Professionisti che decidono di cercare altrove la possibilità di fare carriera, abbandonando un presidio che, dopo averli formati e valorizzati, li lascia scappare”.

Il caso più evidente di questo declino operativo si registra nel reparto di ortopedia, storicamente considerato un punto di eccellenza della sanità locale: “Una storica eccellenza del nostro ospedale che, se si continua con questa gestione, sarà inesorabilmente costretta a correre dentro un vicolo cieco”. L'analisi si chiude con un appello alla mobilitazione della cittadinanza per fermare quello che viene definito un declino sociale programmato. “Nel triennio successivo il Santa Maria si strutturerà sempre più come un'azienda modello per il contenimento dei costi e sempre meno come un presidio sanitario a tutela della salute pubblica. Coloro che un tempo venivano definiti 'pazienti' sono stati ufficialmente degradati, a conferma di questa logica ragionieristica, al ruolo di semplici 'clienti'”, conclude il consigliere del CAL Umbria, lanciando un ultimo avviso: “Stiamo subendo una declassazione sanitaria e sociale sistematica, che da oggi a Terni dimostra un peso specifico enorme e inaccettabile. Terni non resterà a guardare”.

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Federico Zacaglioni
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