L’edificio che doveva rappresentare il simbolo della rinascita universitaria della città si regge ancora su un’impalcatura incompleta, con l’acqua che filtra dai piani superiori e un’Aula Magna rimasta per vent’anni un cantiere fantasma. A riaccendere i riflettori sulla struttura di via Cesare Mazzieri è l’Associazione Terni Città Universitaria con il suo presidente Giocondo Talamonti, che denuncia un’opera nata con ambizioni internazionali e ridotta oggi a specchio di una città “retrocessa a periferia accademica”. Ma non c’è solo il degrado edilizio: il dossier della sede di Medicina finisce immediatamente nel tritacarne della politica regionale, dove Enrico Melasecche, capogruppo della Lega, lancia un ultimatum alla presidente Stefania Proietti. “Ha senso completare la sede attuale - si chiede - se poi il nuovo ospedale verrà costruito altrove, lasciando questo quartiere a fare la fine di Monteluce?”.
L’allarme arriva mentre l’amministrazione regionale sta definendo i tempi del nuovo Piano Sanitario Regionale, con una scelta sull’area del futuro nosocomio attesa non prima della fine del 2026. E mentre i nodi politici si intrecciano con quelli infrastrutturali, la città guarda a un’opera che, dopo vent’anni, incarna il destino di un intero polo: costruita con l’ambizione di essere centro di ricerca di livello internazionale, oggi rischia di restare una cattedrale incompiuta nel vuoto di una strategia.

La struttura progettata dall’architetto Mario Vagata avrebbe dovuto rappresentare il punto di svolta per la formazione medica a Terni. Realizzata nell’anno accademico 2004/2005, l’opera si sviluppa in una torre semiellittica di cinque piani collegata da un ponte sospeso al parcheggio dell’ospedale “Santa Maria” e da una scalinata monumentale al piazzale antistante. Il complesso comprende l’aulario, i laboratori di ricerca con uno stabulario all’avanguardia, uffici, biblioteca e sale studio. Tutto funzionante, tranne che per l’ultimo piano. “All’ultimo piano era prevista l’Aula Magna, pensata come luogo di incontro e di rappresentanza per l’intero corso di laurea”, spiega Talamonti. “È stata tuttavia lasciata allo stato grezzo, in attesa dei finanziamenti necessari per il completamento e l’arredamento. A distanza di oltre vent’anni la situazione, purtroppo, non è cambiata”.
A peggiorare il quadro, si sono aggiunti negli ultimi tempi anche problemi strutturali. “Lo spazio non è stato ancora ultimato - continua il presidente dell’associazione - e la struttura presenta oggi anche problemi di manutenzione, tra cui infiltrazioni d’acqua”. Un progetto, quello della nuova sede, che era stato pensato “per essere un punto di riferimento per la formazione e la ricerca”, ma che rischia di trasformarsi nell’emblema di una politica universitaria definita dallo stesso Talamonti “subalterna” rispetto ad altre logiche di difesa del territorio. Nato quando Terni coltivava ancora l’ambizione di essere “città universitaria”, l’edificio vide la firma dell’atto costitutivo proprio da parte di chi, all’epoca, ricopriva il ruolo di vicesindaco: Enrico Melasecche.

È proprio Melasecche a rompere gli indugi e a spostare la discussione dal piano tecnico a quello politico-strategico. Se da un lato il capogruppo della Lega in Regione condivide “ovviamente” la richiesta di completare l’Aula Magna, dall’altro rovescia il tavolo con una provocazione che mira al cuore delle scelte della giunta Proietti. “Ha un senso completare la sede attuale di Medicina se, viceversa, andrà tutto a finire in un nuovo quartiere creando a Colle Obito un’altra Monteluce?”, si chiede, riferendosi all’area individuata per il nuovo ospedale.
Il riferimento è al “dopo”. Se il nuovo nosocomio dovesse sorgere altrove, come paventato dalle ultime ipotesi di localizzazione, la struttura di via Mazzieri, pur rimanendo sede didattica, rischierebbe di perdere la sua funzione centrale, separata fisicamente dal fulcro ospedaliero. Secondo Melasecche, la giunta starebbe deliberatamente ritardando la scelta definitiva per far naufragare il project financing originario e imporre un progetto “ultra costoso, ultra complesso, lunghissimo”. “Sono convinto - attacca - che la procedura dei rinvii perseguita dalla giunta Proietti, unitamente a quella di continuare a fare interventi sul vecchio ospedale, ben oltre le risposte indispensabili ed urgenti, ha come obiettivo di far trovare tutti i ternani impantanati nelle sabbie mobili di un progetto ultra costoso”.
Il nodo, per il capogruppo leghista, è strettamente legato ai tempi del Piano Sanitario Regionale. “A distanza di un anno e mezzo dall’insediamento della nuova giunta regionale - incalza Melasecche - è possibile che si debba attendere la fine del 2026 per leggere nel nuovo Piano Sanitario Regionale quale soluzione dare al problema nuovo ospedale?”. Ritardare il “dove”, conclude, significa allontanare “il quando e il quanto”. E nell’attesa, ogni intervento sulla sede di Medicina rischia di configurarsi come “l’ennesima grande buggeratura” ai danni di una città che, orfana di una visione chiara, guarda l’orologio mentre l’acqua continua a filtrare dal soffitto di quell’Aula Magna che non c’è.