Dieci anni di battaglie giudiziarie, dieci processi tra penali, civili e contabili, e una parola definitiva che cancella ogni ombra: assoluzione. Con il verdetto della Terza Sezione d'Appello della Corte dei Conti, che ha azzerato la condanna di primo grado per la mancata riscossione dei tributi Tari del 2014, si chiude definitivamente la parabola giudiziaria di Leopoldo Di Girolamo, ex sindaco di Terni e attuale segretario comunale del Partito Democratico. I giudici contabili hanno riconosciuto che quel recupero da 665 mila euro, poi andato in prescrizione, non fu frutto di dolo o colpa grave, ma l'inevitabile conseguenza della drammatica crisi economica che colpì il polo industriale ternano dopo lo scossone delle acciaierie Ast.
Per l'ex primo cittadino, finito agli arresti domiciliari nel 2017 nel pieno della tempesta mediatica e giudiziaria denominata “Operazione Spada”, la doppia sentenza d'appello depositata a metà giugno rappresenta il riscatto totale e la restituzione di un'immagine di assoluta trasparenza amministrativa.

L'Operazione Spada, che tra il 2016 e il 2017 scosse le fondamenta di Palazzo Spada portando alla successiva dichiarazione di dissesto finanziario dell'ente, si è rivelata, alla prova dei fatti, un castello di carte crollato pezzo dopo pezzo. Nel corso di una conferenza stampa nella sede del Partito Democratico in via Mazzini, l’ex sindaco ha ripercorso con lucidità e fermezza un decennio segnato da accuse pesantissime, dall'associazione a delinquere alla corruzione, tutte terminate con formule piene. “La scorsa settimana con le ultime due sentenze di assoluzione della Corte dei Conti Centrale di Roma si sono chiuse le vicende che da dieci anni interessano me personalmente e una parte sostanziale della giunta del Comune di Terni di quell'epoca”, ha dichiarato Leopoldo Di Girolamo di fronte ai giornalisti.
L'ex sindaco ha ricordato l'enorme dispiegamento di forze dell'undici novembre 2016, con oltre cento agenti e un elicottero per perquisire gli uffici comunali, un'esibizione muscolare legata all'appalto sul verde pubblico nata da una fonte confidenziale mai identificata e conclusasi con l'assoluzione per insussistenza del fatto decisa dal giudice Bianca Maria Bertano.
I ventuno giorni trascorsi agli arresti domiciliari nel maggio 2017, prima dell'annullamento della misura da parte del Tribunale del Riesame, rimangono lo spartiacque di una vicenda in cui l'intreccio tra giustizia e informazione ha generato, secondo l'esponente politico, una condanna mediatica anticipata. Leopoldo Di Girolamo ha sottolineato la singolarità del caso ternano, dove la pressione dell'inchiesta penale si è sovrapposta alla rigida procedura di pre-dissesto finanziario avviata dal Comune, influenzando il clima istituzionale dell'epoca. Le tesi difensive hanno dimostrato che il regolamento sugli appalti contestato era stato votato all'unanimità dal Consiglio Comunale e adottato da altre cinquantasei amministrazioni in tutta Italia, nessuna delle quali è stata mai perseguita. La Procura non ha nemmeno proposto appello contro l'assoluzione penale, certificando l'assoluta regolarità dell'operato della giunta di centro-sinistra.

Il focus dell'analisi contabile si sposta inevitabilmente sul contesto economico straordinario in cui si trovò a operare l'amministrazione comunale. Tra il 2011 e il 2014, Terni subì i colpi della più grave recessione dal dopoguerra: il fallimento della Basel, la durissima vertenza Ast-ThyssenKrupp guidata dall'amministratore delegato Lucia Morselli - conclusasi con il sacrificio di 380 uscite anticipate -, il declino del gruppo Novelli e la chiusura di Centrometal. Questa congiuntura locale si innestò sui tagli ai trasferimenti statali, scesi di ben 21 milioni di euro per le casse comunali, e sull'introduzione della legge 118 sul bilancio armonizzato. Il nuovo impianto normativo europeo impose l'allineamento dei conti con le aziende partecipate, molte delle quali strutturalmente in perdita, triplicando i casi di dissesto in tutta Italia, compresi comuni limitrofi come Orvieto, Stroncone e Arrone.
L'ex primo cittadino ha difeso la scelta politica di allora di ricorrere al piano di riequilibrio pluriannale anziché dichiarare subito il fallimento dell'ente, una strategia mirata a spalmare il debito in trent'anni senza gravare i cittadini con l'innalzamento delle tasse al massimo consentito. La successiva bocciatura del piano da parte della Corte dei Conti dell'Umbria e del Ministero dell'Interno fu dettata, secondo Leopoldo Di Girolamo, da un pregiudizio generalizzato legato alle inchieste in corso. I rilievi tecnici vennero successivamente ridimensionati: l’organo straordinario di liquidazione (Osl) accertò un disavanzo effettivo superiore di soli 3 milioni di euro rispetto a quello dichiarato dal Comune, mentre il blocco della vendita delle farmacie comunali - motivato da un ricorso promosso dalla Cgil - venne superato dal rigetto del Tar.
L'epilogo giudiziario si riflette inevitabilmente sugli equilibri politici odierni della città e della regione. Rispondendo alle polemiche sollevate negli anni dal Movimento 5 Stelle, che all'epoca cavalcò l'inchiesta con toni durissimi, il segretario comunale ha espresso una posizione di apertura e storicizzazione dei fatti. “I 5 Stelle erano un partido antisistema e quindi naturalmente si comportavano in maniera confacente a quel tipo di progetto. Oggi sono due partiti maturi, il PD da una parte che è tornato a essere un partito più orientato a sinistra sul lavoro e sul sociale, i 5 Stelle che sono una forza progressista e quindi non ci sono problemi assolutamente ma dobbiamo guardare al futuro e non al passato”, ha evidenziato Leopoldo Di Girolamo, allontanando l'idea di vecchi rancori e richiamando la linea politica tracciata dalla segretaria nazionale Elly Schlein.
L'ex sindaco ha inoltre elogiato l'operato istituzionale dell'ex sottosegretario all'Interno Gianpiero Bocci, chiarendo che mantenne sempre una corretta separazione tra il ruolo politico e le valutazioni tecniche degli uffici ministeriali. La fine dell'odissea giudiziaria restituisce centralità alla proposta politica del centro-sinistra ternano. In una nota congiunta ufficiale, i leader locali del partito, il capogruppo in consiglio comunale Francesco Filipponi e il segretario provinciale Pierluigi Spinelli, hanno espresso profonda soddisfazione per gli esiti delle sentenze romane. I vertici del Partito Democratico hanno parlato apertamente di una “dignità restituita” a una classe dirigente che ha operato con onestà per il bene della comunità, definendo questo traguardo una tangibile iniezione di fiducia per l'intera coalizione progressista. Con la chiusura definitiva delle pendenze erariali e penali, il campo largo si prepara ad affrontare le prossime sfide elettorali per il governo del territorio, lasciandosi alle spalle l'ombra di un decennio segnato dal sospetto.