Nessuno era preparato a ciò che è accaduto nel 2020 quando la pandemia di Covid-19 ha travolto il mondo. Da un giorno all'altro, l'intera umanità si è trovata ad affrontare una realtà inedita e sconvolgente. Le persone si ammalavano, molte perdevano la vita, spesso in solitudine, lontane dall'affetto dei propri cari. Giorni segnati dall'incertezza e dalla paura, scanditi dall'attesa dei bollettini quotidiani e dall'annuncio dei nuovi Dpcm.
Eppure, nel cuore di quella tragedia, c'è stato anche chi non ha esitato a mettersi in gioco. Donne e uomini che hanno combattuto in prima linea, non per sé stessi, ma per proteggere e salvare vite. A Terni un ruolo di primo piano l'ha avuto Leonardo Fausti, responsabile della task force dell'ospedale Santa Maria che in quel drammatico frangente, ha assicurato che il nosocomio venisse rifornito dei presidi medici necessari. Recentemente Fausti, proprio per l'impegno profuso in quel periodo, è stato premiato con l'Ape d'Oro, la benemerenza civica istituita dalla Provincia di Terni che viene assegnata a chi si distingue per "operosità e generosità" all'interno della comunità provinciale. Dalla redazione di Tag24 Umbria l'abbiamo contattato per farci raccontare le sfide dell'esperienza che ha vissuto.
Quando scoppiò la pandemia Fausti lavorava presso gli Affari Generali dell'ospedale ternano ed era nel Comitato di Indirizzo della Fondazione Carit. L'allora presidente della Fondazione, il professor Luigi Carlini, ha spiegato Fausti ai nostri microfoni, "aveva capito la complessità della situazione e stanziò immediatamente 3 milioni di euro a favore dell’Azienda Ospedaliera chiedendo che fossero gestiti da una persona di fiducia. Così, insieme al Direttore Generale, Andrea Casciari, individuarono me".
Di fronte all'emergenza, "l’ospedale di Terni si è attrezzato subito ma servivano i presidi. Quelli che c’erano sono finiti presto, non perché fossero pochi ma perché erano quelli necessari per la "normale" attività. Le mascherine Ffp3, prima di allora, si usavano in casi e in reparti specifici: nessuno era pronto e le mascherine che fino a poco tempo prima costavano costavano 30 o 40 centesimi, arrivarono a 15 euro". Insieme a Fausti ha lavorato senza sosta un team composto da medici dell'Azienda Ospedaliera "una serie di figure che poi validavano ciò che io trovavo e mi veniva offerto". Una squadra preziosa che, ha sottolineato a più riprese, gli ha consentito di muoversi e agire nelle migliori condizioni possibili. Costante inoltre il confronto con il professor Carlini così come non è mai mancato il supporto dell'intero gruppo.
"Io - ricorda - sono rimasto in trincea, reperibile h24 e sempre in contatto con la task force Covid-19 dell'Azienda Ospedaliera della quale facevo parte. Ho reperito dispositivi ed elettromedicali da ogni parte del mondo, trovato soluzioni quando i canali ufficiali si inceppavano. Non perché qualcuno me lo ordinasse. Era semplicemente quello che andava fatto. In quelle settimane servivano decisioni rapide, efficaci. Non c'era tempo per altro".

Un periodo intenso che ha visto Fausti instancabilmente attivo mentre intercettava dispositivi medici da ogni parte del mondo dovendo tenere conto anche del fuso orario di altri Paesi. Il più lontano? "Sicuramente la Cina - ci dice - ma arrivavano anche preventivi da Israele e da tutta Italia e bisognava stare attenti perché giravano anche molti certificati falsi. Noi fortunatamente non siamo mai cadute vittime di alcuna truffa".
E ci riferisce di un episodio in particolare. "All’epoca le mascherine venivano spesso requisite quando arrivavano in aeroporto. Noi avevamo un carico fermo a Venezia e per impedire che ciò accadesse, avvisammo il questore di Terni che a sua volta contattò quello di Venezia che mandò una pattuglia a piantonare il carico. Da Terni partirono le macchine della Polizia che poi hanno ritirato e consegnato gli scatoloni".

"La Provincia di Terni - afferma Fausti - mi ha assegnato questa benemerenza civica, ma il premio più grande è svegliarmi la mattina e potermi guardare allo specchio. Ho trascorso sei mesi lontano dalla mia famiglia che cercavo di proteggere. In quel periodo mia moglie è stata la forza silenziosa che mi ha permesso di fare la mia parte: con due bambini piccoli e i nostri anziani da proteggere, ha tenuto le redini di tutto, anche nei giorni più duri del lockdown e della paura. Non mi ha mai fatto mancare il suo supporto, nemmeno per un istante. Se sono riuscito a esserci fino in fondo, è anche merito suo, perché lei c’è stata per tutti noi". Un sentito ringraziamento è andato anche ai tanti cittadini che "donarono denaro e presidi, alle associazioni cittadine e alle tante imprese locali che contribuirono con le loro donazioni. Senza di loro, molto meno sarebbe stato possibile".
Leonardo Fausti ha ricevuto l'Ape d'Oro 2026 nella sezione 'Solidarietà e volontariato sociale' con queste motivazioni riportate dalla Provincia di Terni: "per tendere sempre una mano verso l'altro e non tirarsi mai indietro quando le sfide chiamano. Per aver diretto l'emergenza covid con straordinario spirito di squadra, al fianco di associazioni e volontari, in diversi reparti dell'azienda ospedaliera 'Santa Maria' di Terni. Per aver guidato la task force della struttura ospedaliera, gestendo negli ultimi anni oltre due milioni di euro di aiuti".