17 Mar, 2026 - 19:01

Terni, il Movimento 5 Stelle attacca Franco Zaffini: "Parole gravi che minano la fiducia nelle istituzioni"

Terni, il Movimento 5 Stelle attacca Franco Zaffini: "Parole gravi che minano la fiducia nelle istituzioni"

Si apre a Terni un nuovo fronte di scontro politico sul tema della giustizia, dopo le dichiarazioni del senatore Franco Zaffini, esponente di Fratelli d’Italia, pronunciate nel corso di un convegno per il sì al referendum lo scorso 14 marzo. Parole che, una volta rese pubbliche, hanno provocato una dura reazione da parte del Movimento 5 Stelle, riaccendendo il confronto sul rapporto tra politica e magistratura.

A innescare la polemica è stata la diffusione di un video dell’intervento da parte del gruppo territoriale pentastellato, che ha portato il caso all’attenzione dell’opinione pubblica. Un episodio che, per toni e contenuti, supera i confini del dibattito locale e si inserisce nel più ampio confronto nazionale sulle riforme della giustizia e sul ruolo dell’ordine giudiziario.

Il caso: le parole che accendono lo scontro

Nel corso del suo intervento, Zaffini ha utilizzato espressioni particolarmente forti per descrivere l’impatto dell’azione giudiziaria sui cittadini.

"La capo di Gabinetto del ministro è stata portata su tutte le prime pagine dei giornali perché ha detto che è un plotone d'esecuzione quando caschi davanti alla magistratura. Io aggiungo che è come se ti diagnosticano un cancro. È peggio di un plotone d'esecuzione".

E ancora: "Con un plotone d'esecuzione sai che devi morire - ha detto ancora Zaffini - e ti chiedi quanto manca.... Dal cancro puoi guarire o morire. Il problema è che ti curano i medici. Se tu vai nelle mani della magistratura invece è un'avventura. Non sai con chi ti combini, chi ha condotto le indagini, non sai cosa di capiterà". Parole che, per contenuti e tono, hanno rapidamente superato il perimetro del confronto politico ordinario, alimentando un dibattito più ampio sul linguaggio utilizzato nel confronto istituzionale.

La posizione del Movimento 5 Stelle

A intervenire è stato il Movimento 5 Stelle di Terni, che in una nota ha definito quanto accaduto "un fatto gravissimo che colpisce direttamente le istituzioni della Repubblica".

"Ribadire l'inaccettabile paragone dei magistrati a un plotone di esecuzione è stato grave - sottolinea il Movimento -, ma definire la magistratura “peggio di un cancro” non è una provocazione: è un attacco diretto a uno dei poteri dello Stato previsti dalla Costituzione"

Secondo gli esponenti del partito, le dichiarazioni del senatore si inseriscono in "un clima di costante delegittimazione dell'ordine giudiziario da parte di esponenti della maggioranza di governo", con il rischio di compromettere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nell’equilibrio tra i poteri dello Stato.

Il convegno e la cornice istituzionale dell’intervento

La polemica si concentra anche sul contesto in cui le affermazioni sono state pronunciate. L’intervento di Zaffini è avvenuto durante un convegno organizzato nell’ambito della campagna referendaria sulla giustizia, alla presenza di rappresentanti istituzionali e, secondo quanto riferito dal Movimento, anche di un esponente della magistratura, il giudice di Cassazione Angelo Matteo Socci.

Un elemento che, per il M5S, contribuisce ad accrescere la gravità dell’episodio: "Colpisce che simili attacchi siano avvenuti in presenza, e nel silenzio assordante, di chi, appartenendo alla magistratura, non ha sentito il dovere di difendere l’ordine di cui fa parte". Un passaggio che richiama un tema sensibile, quello del ruolo pubblico dei magistrati e della loro eventuale partecipazione a contesti politici o para-politici, su cui il confronto resta aperto.

Giustizia e riforme: il nodo politico

La vicenda si inserisce nel più ampio dibattito nazionale sulle riforme della giustizia, tema al centro dell’agenda politica e del confronto tra maggioranza e opposizione.

Secondo il Movimento 5 Stelle, le parole pronunciate durante il convegno "svelano la vera natura della riforma della giustizia proposta dalla destra", interpretata come "un tentativo di indebolire chi ha il compito di far rispettare le leggi in modo indipendente". Una posizione che si contrappone a quella delle forze di governo, che sostengono la necessità di interventi strutturali per rendere il sistema giudiziario più efficiente e responsabile.

Il richiamo allo Stato di diritto

Nel documento diffuso, il Movimento richiama il tema dell’equilibrio tra i poteri dello Stato, sottolineando i rischi di una narrazione politica che possa delegittimare la magistratura.

"Per queste ragioni, invitiamo i cittadini a riflettere sulla gravità di tali affermazioni e a opporsi a una deriva che mira a trasformare la magistratura in uno strumento asservito alla politica". E ancora: "Per queste ragioni, invitiamo i cittadini a riflettere sulla gravità di tali affermazioni e a opporsi a una deriva che mira a trasformare la magistratura in uno strumento asservito alla politica".

Il passaggio si chiude con una presa di posizione netta: "Il nostro impegno resta fermo nella difesa dello Stato di diritto e dei valori democratici che queste parole tentano di minare".

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Francesco Mastrodicasa
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