03 Mar, 2026 - 13:30

Terni, Iapadre: “Accetto la decisione di Bandecchi, ma non la condivido e non escludo il ritorno”

Terni, Iapadre: “Accetto la decisione di Bandecchi, ma non la condivido e non escludo il ritorno”

C'è un filo rosso che lega i 32 mesi di Marco Iapadre a Palazzo Spada: la convinzione che fare politica, a livello locale, significhi soprattutto “metterci la faccia” e rispondere ai cittadini. Una filosofia che l'ormai ex assessore all'UrbanisticaDecoro urbano Manutenzioni ha voluto ribadire punto per punto nella conferenza stampa convocata a pochi giorni dal terremoto politico che ha scosso Terni. Durante il week end di San Valentino è infatti andato in scena un “blitz” destinato a riscrivere gli equilibri della giunta guidata da Stefano Bandecchi. E mentre il sindaco ha varato una nuova squadra, chi è stato tagliato fuori sceglie la via della narrazione pubblica.

Di fronte a microfoni e taccuini, Iapadre non cerca lo scontro, ma nemmeno si nasconde dietro ai formalismi. Non c'è rancore nelle sue parole, piuttosto la volontà di mettere nero su bianco un'eredità amministrativa che - secondo l'ex assessore - avrebbe corso il rischio di essere dimenticata nella ridda di voci e polemiche successive al rimpasto. A pochi metri da lui, nella sala gremita, c'è anche Giovanni Maggi, ex assessore ai Lavori pubblici, a testimoniare che, nonostante la fine improvvisa dell'esperienza, il rapporto umano e la stima reciproca restano intatti.

“Accetto ma non condivido”: la filosofia della porta aperta dopo l'azzeramento della giunta

Dopo 32 mesi come assessore del Comune di Terni, sento il dovere di parlare alla città con sincerità e chiarezza”. Iapadre scansiona il foglio e scandisce le parole come se stesse illustrando una relazione tecnica, ma il cuore del ragionamento è profondamente politico. “Non mi sono mai chiesto cosa fosse utile per me, mi sono sempre chiesto cosa fosse giusto per la casa dei cittadini”, sottolinea, tracciando una linea netta tra l'interesse personale e il senso del dovere istituzionale.

La parte più attesa, però, è quella relativa alla sua uscita di scena. L'ex assessore non usa giri di parole: “Alla luce di tutto questo, accetto la decisione di Bandecchi ma non la condivido”. Le scelte sulla giunta spettano al primo cittadino e “è giusto che ne abbia lui la responsabilità”. Quello che Iapadre chiede all'opinione pubblica è il riconoscimento per un lavoro svolto “h24”, con una dedizione che - tiene a precisare - lo ha portato a mettere da parte completamente la propria attività professionale.

Proprio la professionalità è il cardine della sua autodifesa. L'assessorato, racconta, è stato concepito come “una porta apertaMolti cittadini avevano perso la speranza di essere ascoltati, ma in questi 32 mesi le richieste di incontro sono costantemente aumentate”, rivendica con orgoglio. Non si tratta solo di risolvere i problemi, ma di spiegare quando non è possibile farlo, restituendo dignità al rapporto tra amministrato e amministratore. È questo, per Iapadre, il vero lascito: “Il rapporto con i cittadini è una cosa che mi porterò dietro”.

Dai cantieri fermi da 16 anni al piano da 13 milioni: la rivendicazione di un metodo fatto di risultati

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Se il tono è pacato, la sostanza dell'intervento punta dritto ai numeri e ai fatti. Perché se è vero che la politica è fatta di visione, Iapadre sa che l'urbanistica, le manutenzioni, i lavori rivolti al decoro urbano si giudicano sui cantieri aperti e sulle carte bollate trasformate in progetti esecutivi. L'ex assessore snocciola un elenco puntuale di interventi che, a suo dire, dimostrerebbero la concretezza dell'azione portata avanti in poco meno di tre anni.

In cima alla lista c'è il sottopassaggio di Cospea, una ferita urbanistica che si trascinava da sedici anni. Oggi, dopo lo sblocco deciso dal suo assessorato, l'opera è tornata in cantiere. Poi c'è largo Cairoli, lo scavo rimasto fermo nel cuore della città, trasformato - rivendica - in “un cantiere serio e controllato”. E ancora, la revisione della ZTL con un taglio impressionante di circa 10.000 permessi su 23.000 precedenti accessi garantiti, le asfaltature come quelle su via del Rivo e via del Centenario e l'utilizzo di risorse per circa due milioni e mezzo di euro.

Ma il fiore all'occhiello, quello che Iapadre cita con maggiore enfasi, è l'approvazione del programma di riqualificazione dell'agenda urbana da oltre 13 milioni di euro. “La parte politica è stata fatta, le risorse stanziate e il lavoro impostato”, scandisce, come a voler dire che l'opera non era affatto in fase di stanca, ma anzi stava entrando nel vivo. A prendere la parola, a tratti, è anche l'ingegnere. Quello che ha dovuto districarsi tra lottizzazioni ferme da decenni e la necessità di coniugare grandi opere e vita quotidiana. “Ho cercato di dare significato a problemi fermi da 10, 15 o 20 anni, portando soluzioni attraverso la presenza costante e non con semplici dichiarazioni d'intenti”, spiega. Una stoccata indiretta a chi, in questi anni, lo ha accusato di muoversi più sulla comunicazione che sulla sostanza. Il merito, precisa, non è solo suo: “Tutto questo è stato possibile grazie alla dedizione di dirigenti, funzionari e dipendenti comunali”.

L'addio a Palazzo Spada e lo sguardo al futuro: “Non chiudo la porta alla politica”

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La parte finale della conferenza stampa si apre alle domande dei cronisti. L'atmosfera si distende, ma Iapadre resta guardingo. Quando gli chiedono se quella di oggi sia una passerella in vista di una futura candidatura a sindaco, lui sorride e frena: “Ma non è questo il momento di fare questo tipo di valutazioni. La giornata di oggi è un momento che ho voluto per condividere le mie riflessioni personali sul lavoro svolto”. Poi però non chiude del tutto a un futuro politico. Anzi, lascia aperto uno spiraglio che in molti, a Palazzo Spada, interpreteranno come un “non escludo un ritorno”.

Torno al mio lavoro, che avevo messo completamente da parte”, annuncia. Ma subito dopo aggiunge una postilla significativa: “Se si dovessero creare le condizioni per lavorare con il metodo che ho illustrato prima, non vedo perché non dovrei tornare a servire la mia città”. Un concetto ribadito con forza: per lui la politica è servizio, non interesse. E se in futuro ci fosse la possibilità di ripartire da quel metodo fatto di “massima attenzione dalle grandi alle piccole cose” e di tempi certi per le procedure, lui ci sarà. La frase che suona come un messaggio alla città e al sindaco è chiara: “Non chiudo la porta alla politica”.

Sul rapporto con Bandecchi, l'ex assessore è abbottonato. “Non ho avuto contatti successivi”, rivela, spiegando di aver appreso della decisione in modo collegiale, durante la riunione in cui è stato comunicato l'azzeramento della giunta. “Non me l'aspettavo”, ammette, “perché ero impegnato nel lavoro h24”. Nessun messaggio da inviare al sindaco: “Se vorrà potremo confrontarci privatamente”, taglia corto.

Alla domanda su cosa gli resterà di questa esperienza, Iapadre torna a parlare di persone. “L'onore di aver servito la città e il rapporto con i cittadini”, ripete. Li elenca come fossero vecchi amici: quelli che finalmente hanno smesso di sentirsi esclusi, che hanno capito perché una cosa non si poteva fare, che hanno ritrovato fiducia nelle istituzioni. “Se tornassi indietro - conclude - rifarei tutto con lo stesso metodo, con lo stesso impegno”. Un biglietto da visita per il futuro, nell'attesa di capire se e quando quel metodo potrà essere riproposto al servizio di Terni. Il passaggio di consegne con il successore, Sergio Anibaldi, per ora, è stato soltanto “uno scambio veloce”. Il tempo di archiviare una pratica, in attesa di vedere se il libro delle sue idee potrà essere riaperto.

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Federico Zacaglioni
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