28 Apr, 2026 - 17:10

La lunga marcia per la sicurezza sul lavoro: istituzioni, sindacati e Arvedi AST contro la piaga degli infortuni

La lunga marcia per la sicurezza sul lavoro: istituzioni, sindacati e Arvedi AST contro la piaga degli infortuni

Terni, cuore industriale dell’Umbria, ha scelto di non voltarsi dall’altra parte. Nella Giornata mondiale della salute e sicurezza sul lavoro, la città ha messo in fila un’intera mattinata di confronti, stand informativi e seminari per ribadire un concetto che dovrebbe essere scontato ma non lo è affatto: la vita dei lavoratori viene prima di ogni altra logica produttiva. E mentre il Prefetto sottolineava che la sicurezza “non è un costo”, la Cgil Umbria ha lanciato un allarme secco: gli infortuni non scaturiscono da fatalità, ma da un sistema d’impresa malato, fatto di appalti a cascata e concorrenza al ribasso. A dare corpo alla giornata anche il coinvolgimento diretto degli studenti degli istituti tecnici, chiamati a imparare sul campo cosa significhi prevenzione, e l’iniziativa del Gruppo Arvedi, proprietario di Acciai Speciali Terni, che ha scelto di puntare i riflettori sui rischi psicosociali, spesso il lato oscuro e sottovalutato della sicurezza. Perché se i numeri parlano chiaro - l’Umbria è in zona gialla per mortalità sul lavoro nel primo bimestre 2026, con un aumento degli infortuni denunciati del 3,5 per 100mila occupati secondo i dati Vega - le risposte devono essere altrettanto concrete.

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L’occasione è stata il seminario “Insieme per il lavoro sicuro”, organizzato dalla Prefettura di Terni presso la sede della Camera di Commercio dell’Umbria. Un titolo che non è solo una formula di circostanza, ma la sintesi di un metodo: far sedere allo stesso tavolo Istituzioni, associazioni datoriali e sindacati che compongono l’Osservatorio provinciale per monitorare infortuni e malattie professionali. E in prima fila, a sorpresa, le nuove generazioni: alunni e docenti dell’I.I.S. “Casagrande-Cesi”, dell’IPSIA “Sandro Pertini” e dell’Istituto “Allievi-Sangallo” hanno ascoltato, discusso, visitato gli stand. Perché la cultura della sicurezza, se non si innesta tra i banchi di scuola, difficilmente attecchirà in fabbrica.

“Non un costo, ma un diritto”: il Prefetto e il patto educativo con le scuole

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A dare il tono alla giornata è stato il Prefetto di Terni, che davanti a una platea mista di studenti, imprenditori e delegati sindacali ha voluto sgombrare il campo da ogni ambiguità. “La sicurezza nei luoghi di lavoro non può essere considerata un obiettivo accessorio, ma deve essere riconosciuta come un diritto fondamentale, espressione diretta del rispetto dovuto alla vita e alla persona”, ha detto. Parole che hanno trovato eco nei corridoi della Camera di Commercio, dove i vari enti - dall’INAIL all’INPS, dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro all’Azienda USL Umbria 2 - avevano allestito punti informativi. Materiali, opuscoli, ma anche un faccia a faccia con chi ogni giorno si occupa di prevenzione.

Il Prefetto ha ringraziato il Questore, i Comandanti provinciali dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e dei Vigili del Fuoco, il Presidente della Camera di Commercio, e ha ribadito un concetto che spesso si perde nei dibattiti tecnici: “La sicurezza non può essere considerata un mero adempimento formale o un costo aggiuntivo, ma deve essere riconosciuta come un valore condiviso. La tutela della vita e della salute dei lavoratori deve venire sempre al primo posto”.

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Una presa di posizione netta, che però rischia di rimanere tale se non accompagnata da strumenti efficaci. Ed è proprio qui che si inserisce la critica, puntuale e articolata, della Cgil Umbria. Il sindacato non si è limitato a partecipare all’evento. Ha scelto il palco della Giornata mondiale per rilanciare una battaglia politica e normativa di ampio respiro.

L’allarme della Cgil: “Appalti selvaggi e modelli precari”, parte la raccolta firme

“Gli infortuni non avvengono per fatalità, va cambiato il sistema d’impresa che genera insicurezza, precarietà e competizione al ribasso”. La frase, secca come un titolo di prima pagina, è stata ripetuta più volte dai rappresentanti della Cgil Umbria nel corso della mattinata. E per dimostrare che non si tratta di parole al vento, il sindacato ha annunciato una mobilitazione concreta: la raccolta firme per due proposte di legge di iniziativa popolare.

La prima riguarda gli appalti, pubblici e privati. Secondo la Cgil, il modello attuale favorisce una frammentazione a cascata che scarica in basso le contraddizioni del sistema. “Serve ricondurre le responsabilità in cima al processo - spiegano dal sindacato - rafforzando ulteriormente la responsabilità solidale in capo al committente in caso di mancato rispetto dei trattamenti economici e delle normative. Questo vale anche per le pubbliche amministrazioni, dove i fenomeni di sfruttamento e bassa retribuzione non sono affatto rari”. La proposta prevede che i lavoratori in appalto abbiano le stesse tutele economiche e normative dei dipendenti diretti dell’azienda committente. Un modo per tagliare la testa al toro della concorrenza al ribasso, dove chi taglia sulla sicurezza finisce per vincere l’appalto.

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La seconda proposta di legge popolare è dedicata alla sanità pubblica“La salute nei luoghi di lavoro - continuano dalla Cgil - è un tema centrale. Serve potenziare il sistema pubblico, investire in prevenzione e dare più risorse al servizio sanitario regionale”. Le due iniziative sono state presentate anche nel tavolo di coordinamento regionale sulla salute e sicurezza riunito il 27 aprile in Regione, dove è stata discussa l’ipotesi del piano di prevenzione 2026-2031. Un documento che, una volta approvato dal Ministero, traccerà le linee guida per i prossimi cinque anni.

Ma il sindacato non si ferma qui. La Cgil chiede più controlli e, di conseguenza, un aumento degli organici degli enti ispettivi. Chiede premialità per le imprese virtuose, quelle cioè che scelgono la qualità del lavoro, la giusta retribuzione e la partecipazione dei lavoratori alle scelte aziendali. E guarda con attenzione alle parole della presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, che ha dichiarato di voler fare tutto il possibile per sconfiggere la piaga degli infortuni. “Abbiamo chiesto di riprendere il confronto su questo piano politico - concludono dalla Cgil - perché il tema è strettamente legato al modello produttivo. Se scegliamo un modello basato sulla qualità, le persone devono tornare a essere il valore fondamentale delle imprese”.

Dai rischi psicosociali alla memoria storica: la doppia sfida di Arvedi 

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Mentre la politica discuteva di leggi e sanzioni, nel mondo dell’impresa privata è partito un segnale altrettanto importante. Il Gruppo Arvedi, proprietario di Acciai Speciali Terni (AST) , ha promosso in tutti i suoi siti produttivi italiani la campagna “Conosci te stesso. La sicurezza inizia dalla consapevolezza” . Un messaggio che quest’anno si allinea al tema scelto dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) : i rischi psicosociali.

Cosa significa, nella pratica? Che la sicurezza non è solo casco, guanti e anti-infortunistica. È anche equilibrio organizzativo, carichi di lavoro sostenibili, relazioni non tossiche, orari che non distruggono la vita privata. “La qualità dell’ambiente di lavoro - si legge nel comunicato del Gruppo - è influenzata da come il lavoro stesso è progettato, organizzato e gestito”. Quando questi elementi sono in squilibrio, generano rischi che vanno riconosciuti e gestiti con la stessa attenzione di quelli fisici, chimici e biologici. In tutti gli stabilimenti sono stati allestiti punti informativi con materiali dedicati, a testimonianza di un impegno che Arvedi definisce “continuo e condiviso”.

Inaugurata la mostra "Lavoro Sicuro!" al CAOS di Terni a cura di Fondazione ISEC

Ma la giornata ternana ha avuto anche un’anima storica e culturale. Alle 18.00, presso il CAOS - Centro Arti Opificio Siri, è stata inaugurata la mostra itinerante “Lavoro. Sicuro! ”, a cura della Fondazione ISEC e ospitata da Arvedi AST. Un percorso che attraversa il Novecento, dalla prima consapevolezza del fenomeno infortunistico fino agli anni Settanta, passando per la nascita della medicina del lavoro e l’istituzionalizzazione delle tutele. Tra i documenti esposti, una sezione speciale dedicata all’Umbria industriale: fotografie storiche inedite dall’archivio aziendale di Arvedi AST che raccontano la pericolosità delle lavorazioni nei settori siderurgico, elettrochimico e minerario. E c’è spazio anche per la memoria delle tragedie, come quella avvenuta nel 1955 nelle miniere di Morgnano, a Spoleto.

La seconda parte della mostra, invece, documenta la situazione attuale di Arvedi AST, con un indice di frequenza degli infortuni significativamente inferiore alla media nazionale del settore. Un risultato che l’azienda rivendica come frutto di iniziative andate oltre gli obblighi normativi. La mostra sarà visitabile gratuitamente fino al 28 giugno 2026, dal giovedì alla domenica.

Tornando ai numeri, la fotografia scattata da Vega per l’Umbria non è confortante: nel bimestre iniziale del 2026 la regione è in zona gialla per mortalità sul lavoro, con un tasso di infortuni denunciati in crescita del 3,5 per 100mila occupati. In un territorio come Terni, dove la siderurgia resta un pilastro economico, ogni incidente non è mai un evento isolato. È il sintomo di un sistema che, nonostante le buone intenzioni e le giornate di sensibilizzazione, fatica ancora a mettere al centro la persona. La sfida, adesso, è trasformare le parole - quelle del Prefetto, del sindacato, degli imprenditori - in azioni quotidiane, controlli serrati e, soprattutto, una cultura diffusa che non si dimentichi mai che un operaio non è una voce di costo, ma una vita.

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Federico Zacaglioni
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