Orlando Masselli, ex assessore al Bilancio ed ex candidato sindaco di Fratelli d’Italia, ufficializza la costituzione del gruppo consiliare di Futuro Nazionale, portando nell'assemblea cittadina di Terni il movimento fondato dal generale Roberto Vannacci. Un passaggio formalizzato alla presenza dell’ex ministro ed ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, dei referenti territoriali del Comitato 942 e di una platea di militanti, con cui l’esponente civico-politico ha ribadito una linea di netta intransigenza nei confronti dell’amministrazione guidata dal sindaco Stefano Bandecchi. L'iniziativa intercetta quella che viene definita una diffusa richiesta di rappresentanza identitaria a destra, mentre Alemanno punta l'indice contro l'esecutivo presieduto da Giorgia Meloni, giudicato privo del necessario coraggio riformatore e vincolato alle scelte atlantiste ed europee.
La collocazione di Masselli nell'emiciclo cittadino riparte dalla distanza insanabile dal suo rivale alle ultime amministrative. L'ex assessore al Bilancio fissa le coordinate valoriali della nuova componente consiliare, escludendo aperture a compromessi: “L'obiettivo vero è quello di riportare gli interessi degli italiani di Terni al centro degli interessi della nazione. Questo è un movimento di carattere identitario che vuole in qualche modo ristabilire un ordine naturale”. Una linea che il consigliere rivendica senza toni inquisitori: “Nessuno qui fa la caccia alle streghe, tutto quello che è persecutorio è stato sconfitto dalla storia. È il momento di ristabilire l'ordine delle cose: chi sta in questo Paese, lavora e rispetta le regole deve avere un trattamento giusto, chi non le rispetta debba assolutamente essere perseguito dalla forza pubblica e debba essere riportato a casa sua”.
Sul piano delle alleanze, Masselli ribadisce la fedeltà ai paletti fissati dal generale Roberto Vannacci, confermando l'ancoraggio nell'alveo del centrodestra ma senza deroghe: “Ci muoveremo nel perimetro delimitato dal nostro fondatore: ci sono linee di demarcazione che non possono essere oltrepassate”. Resta ferma l'opposizione all'attuale maggioranza municipale: “Io sono uscito dal centrodestra quando è stata stretta un'alleanza che non si reggeva in piedi con quello che era stato il nostro avversario qualche mese prima. Diciassettemila votanti mi hanno messo all'opposizione e resto all'opposizione fino alla fine della consiliatura”.
Una collocazione che chiama in causa gli assetti generali: “Sia il centrodestra sia la sinistra dovrebbero farsi una domanda, come si chiedeva ieri anche Enrico Mentana: come mai l'elettorato cerca una forza ancora più a destra rispetto a un governo di centrodestra?”.
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A dare una caratura nazionale all'appuntamento ternano è la presenza di Gianni Alemanno, che non risparmia critiche all'indirizzo del governo guidato da Giorgia Meloni. Pur riconoscendo il traguardo della stabilità politica e il primato di una donna di destra alla guida del Paese, l'ex ministro dell'Agricoltura sottolinea l'insufficienza del semplice dato temporale: “Non basta la durata, è necessaria la realtà del cambiamento che bisogna imporre, e questo cambiamento purtroppo oggi manca”.
Alemanno auspica una revisione programmatica in chiave sovranista prima del termine della legislatura, evidenziando le fratture che separano Futuro Nazionale dalle attuali scelte governative. Il baricentro delle divergenze coincide con la politica estera e la gestione dei conti pubblici.
“Ci divide la guerra in Ucraina”, scandisce Alemanno, stigmatizzando gli impatti economici interni: “Riteniamo che l'Italia non si debba infognare in questa guerra. Abbiamo pagato un prezzo già troppo alto in termini di bollette, crisi economica e aiuti al regime di Zelensky; adesso dobbiamo frenare e lavorare per la pace”. Sul fronte economico, il bersaglio è il quadro normativo dell'Unione Europea: “Il patto di stabilità europeo firmato da questo governo ha imposto altri vincoli all'Italia, quei vincoli che stanno portando il Paese in recessione”. Dinanzi allo spettro della dispersione del consenso, l'esponente politico rimette l'onere dell'interlocuzione a via della Scrofa: “È Giorgia Meloni che si rifiuta di parlare con Vannacci. Lei è il leader della coalizione di centrodestra: alzi il telefono e chiami Vannacci”.
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Il ragionamento politico tocca quindi il tessuto economico dell'Umbria e il destino del polo industriale di Terni. Per Alemanno, il declino dell'area industriale chiama in causa l'arretramento dei poteri centrali: “La crisi di Terni è nata quando lo Stato ha abbandonato il valore delle acciaierie di Terni, indebolendo la forza industriale e lavorativa di questa città. Le filiere strategiche e industriali vanno difese e promosse con l'intervento dello Stato, per rilanciare la vocazione industriale di Terni”.
Accanto alla tutela produttiva, l'ex sindaco illustra i capisaldi del partito su giustizia e carceri: “Crediamo nella certezza della pena, ma anche nella sua efficacia: il carcere deve essere punitivo ma anche rieducativo, permettendo di lavorare, studiare e formarsi per ridurre la recidiva e difendere la sicurezza dei cittadini”.
Inevitabile, a margine della conferenza, il giudizio su Stefano Bandecchi. Alemanno separa il piano relazionale da quello dottrinario: “Con Bandecchi c'è simpatia e amicizia, ma dal punto di vista politico c'è una distanza siderale. Lui si considera un atlantista e dice che se fosse presidente del Consiglio manderebbe soldati e paracadutisti in Ucraina; noi riteniamo invece fondamentale recuperare la sovranità nazionale italiana”. Richiamando infine una militanza iniziata nel 1971, l'ex ministro mette a disposizione la propria esperienza istituzionale a supporto di un gruppo consiliare che punta a fare di Palazzo Spada una testa di ponte per il radicamento del partito di Roberto Vannacci.