Ci sono voluti quasi vent'anni e un fallimento istruttorio ormai datato, ma ora Terni è pronta a riprovarci. La quarta edizione del Forum delle Acque, chiusasi oggi tra la città e la Valnerina, avrebbe infatti convinto gli animatori del Museo Hydra che il momento per rilanciare la candidatura della Cascata delle Marmore a patrimonio dell'umanità UNESCO sia arrivato. Non un annuncio trionfalistico, ma la consapevolezza che una finestra si è riaperta e che il racconto della Cascata come paesaggio d'acqua, industria e città oggi parla una lingua più comprensibile anche ai valutatori internazionali. L'indiscrezione raccolta da Tag24 Umbria dietro le quinte del Festival, che ha trasformato Terni per quattro giorni nella capitale dell'oro blù, adesso aspetta solo di diventare qualcosa di concreto.
A crederci, in prima fila, sono Francesco Fioretti, presidente dell'Ecomuseo Terre di Hydra, e Alessandro Capati, project manager del Museo, che nel corso della quattro giorni hanno raccolto segnali, interlocuzioni e alleanze utili a riaprire il dossier. Il precedente tentativo - gestito da altri soggetti e finito con l'archiviazione - risale al 2016. Ma la proposta era stata elaborata addirittura nel giugno 2006 con il dossier “Cascata delle Marmore and Valnerina: Monastic sites and ancient hydrogeological reclamation works” entrata nella Tentative List italiana dei siti candidabili a patrimonio mondiale.
Un piano che si era arenato sull'allargamento del perimetro, con l'intromissione dell'Alta Valnerina e il tentativo - voluto dalla Regione Umbria - di tenere insieme nella stessa candidatura la Cascata, il sistema dei monasteri benedettini e un più vasto paesaggio culturale. Un'operazione rimasta incompiuta, che aveva finito per indebolire il focus sulla Cascata e che oggi rappresenta, per molti degli attori in campo, un monito su ciò che non va ripetuto.
Stavolta lo schema è diverso. Intorno alla Cascata - celebrata dal Forum per i 2300 anni della grande opera di ingegneria idraulica romana e fresca del riconoscimento ICID come patrimonio mondiale dell'irrigazione - si è coagulato un patrimonio di competenze, professionalità e relazioni internazionali che dieci anni fa non esisteva. C'è la rete degli ecomusei, ci sono i rapporti consolidati con il mondo della ricerca sull'acqua, c'è il legame con ICID, organo di emanazione FAO che proprio al Museo Hydra ha consegnato a Palazzo Primavera, durante la seconda giornata del convegno, le targhe ufficiali del riconoscimento.
Il Forum delle Acque, nato per fare di Terni una capitale delle risorse idriche e punto di osservazione sul futuro dell'acqua, si è così trasformato nel luogo politico in cui l'idea di una nuova candidatura UNESCO è stata rimessa sul tavolo, nel giorno in cui in città è arrivata anche l'anteprima mondiale del “World Water Development Report 2026”.
In quattro giorni il Forum ha portato a Terni ministeri, Commissione nazionale Unesco, università, Arpa e mondo dell'associazionismo, facendo della città un laboratorio temporaneo sulla “water culture”. Dai focus tecnici su lago di Piediluco e bacino del Nera alle sessioni sulla governance partecipata e sui contratti di fiume, il programma ha tenuto insieme ricerca scientifica, politiche pubbliche e narrazioni dei territori, con un filo conduttore dichiarato: le “idee fluide” come modo per guardare all'acqua non solo come vincolo ambientale ma come infrastruttura culturale e sociale.
Sul piano politico, il Forum ha prodotto almeno due risultati. Il primo è l'apertura, da parte del ministero della Cultura, a valutare progetti seri e strutturati sulla Cascata, dentro una cornice di valorizzazione che tenga insieme tutela, fruizione e sviluppo locale. Il secondo è l'avvio di un dialogo più maturo tra istituzioni e comunità scientifica sulla gestione delle risorse idriche, con Terni posizionata come luogo di confronto permanente e non solo come scenario di passaggio.
I toni tutt'altro che polemici tra le varie amministrazioni possono rappresentare un viatico di coesione in vista di una ripresa del dibattito sull'obiettivo da raggiungere. Per la Regione c'era l'assessore all'ambiente Thomas De Luca che ha dato particolare rilievo al tema centrale della Cascata delle Marmore nell'economia ambientale territoriale. Per la Provincia il vicepresidente Ferranti. Per il Comune di Terni l'assessore alla cultura e turismo Tiziana Laudadio.
E se a questo si aggiunge l'impegno a valutare progetti originali e ambiziosi preso da Elena Proietti Trotti, che è consigliera comunale a Terni ma anche segretario particolare del Ministro della Cultura Alessandro Giuli, allora il clima di coesione istituzionale necessario all'ambizioso progetto potrebbe decollare. Il bilancio che esce dalla quattro giorni è quello di una città che prova a spostarsi dal racconto emergenziale - crisi climatica, siccità, dissesto - a una progettualità di medio periodo, agganciandosi anche al percorso che porterà al Forum euromediterraneo dell'Acqua di Roma 2026 e al World Water Forum 2027. In questo quadro, la Cascata smette di essere solo una icona turistica e torna a essere ciò che è sempre stata: una grande infrastruttura idraulica, un pezzo di paesaggio industriale e un laboratorio di convivenza tra acqua, energia, ambiente e comunità.
Nei prossimi mesi, è quanto si raccoglie da Hydra, la macchina dovrà mettersi in moto: costruire il progetto, definire con chiarezza perimetro e narrazione del bene, tessere il rapporto con i ministeri competenti, coinvolgere la Commissione nazionale UNESCO. Soprattutto, sarà decisivo coagulare l'interesse e l'impegno delle amministrazioni locali - Comune di Terni e Comuni della Valnerina - perché una candidatura credibile nasce da un'alleanza istituzionale stabile e da una governance chiara. Il Forum ha dato la spinta, ora la partita si sposta sul terreno - più lento e complesso - della progettazione e della politica.