21 May, 2026 - 19:00

Terni, Ferranti stoppa Verdecchia in Forza Italia: “Valuterò la compatibilità con gli elettori”.

Terni, Ferranti stoppa Verdecchia in Forza Italia: “Valuterò la compatibilità con gli elettori”.

Non basta una diffida recapitata a palazzo Spada, né l’investitura arrivata direttamente dalla sede nazionale del partito. Per Francesco Maria Ferranti, capogruppo e unico consigliere comunale di Forza Italia a Terni, l’ingresso di Guido Verdecchia tra i banchi azzurri resta una pratica congelata. In un comunicato che ha il sapore della resa dei conti tutta interna al centrodestra, Ferranti mette nero su bianco la linea: “Valuterò la compatibilità con il nostro elettorato”. Una formula che, nella sostanza, congela ogni decisione e apre una nuova fase di tensione con il segretario cittadino Antonio De Angelis, autore nei giorni scorsi di una lettera dai toni ultimativi in cui intimava al capogruppo di procedere “alla tempestiva accettazione del consigliere Guido Verdecchia nel gruppo consiliare di Forza Italia”.

La risposta di Ferranti non si è fatta attendere e ha spostato il confronto su un crinale che unisce politica, regolamenti e carte bollate. Dopo aver definito quella di Verdecchia, ex capogruppo di Alternativa Popolare oggi seduto nel Gruppo Misto, “un indubbio attestato di stima verso l’operato del gruppo e del suo capogruppo”, l’unico eletto forzista in aula rivendica la titolarità piena del mandato ricevuto dai cittadini e annuncia un percorso di valutazione che guarda non solo al “recente pregresso” del consigliere, ma soprattutto alla coerenza con la linea politica portata avanti da Forza Italia nelle ultime sei consiliature.

Unico eletto e mandato popolare: la linea di Ferranti tra continuità berlusconiana e autonomia del gruppo

Ferranti, sospeso per quindici mesi dal collegio nazionale dei probiviri dopo aver accettato la vicepresidenza della Provincia offerta da Stefano Bandecchi, sceglie di ancorare la propria legittimazione direttamente al popolo. “In qualità di unico eletto che si riconosce nei valori moderati e liberali che abbiamo ereditato dal nostro fondatore Silvio Berlusconi”, scrive il capogruppo, “ho avviato un percorso che nel prosieguo dell’attività consiliare esamini sotto tutti gli aspetti la compatibilità sia con il mandato di rappresentanza elettiva affidatomi dai cittadini da 27 anni, sia con le linee di indirizzo politico portate avanti dal gruppo di Forza Italia nelle ultime sei consiliature”.

Parole che segnano una presa di distanza netta dalla linea della segreteria comunale e che, nella chiusura del comunicato, chiamano in causa direttamente “la famiglia Berlusconi per tutto quello che sta facendo per il futuro del nostro movimento”, quasi a marcare una continuità ideale che scavalca le beghe locali e si ricollega direttamente alla storia fondativa del partito, ma anche alle critiche che Marina e Piersilvio Berlusconi hanno mosso alla gestione e alla linea politica di Antonio Tajani al quale è legatissimo Raffaele Nevi, maggiorente del partito in Umbria.

Il cuore dello scontro, tuttavia, non è solo politico ma anche squisitamente giuridico. La diffida di De Angelis - indirizzata per conoscenza alla presidente del consiglio comunale Sara Francescangeli, al segretario generale del Comune Iole Tomassini e a tutti i capigruppo -invitava Ferranti “ad astenersi dal porre in essere, in ogni sede, atti e/o comportamenti in nome e per conto del partito di Forza Italia”. Una mossa che il diretto interessato ha letto come un tentativo di delegittimazione e che ha già annunciato di voler portare all’attenzione dell’autorità giudiziaria, ritenendola “lesiva della mia immagine, della dignità politica e del mandato degli elettori”.

Diffide, giurisprudenza e gruppi consiliari: lo scontro tra De Angelis e Ferranti diventa un caso da aula di tribunale

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Sul fronte opposto, il segretario comunale rivendica la correttezza formale e la natura “giuridica” del proprio intervento. In più dichiarazioni pubbliche, De Angelis ha spiegato di non voler “polemizzare con Ferranti” ma di voler “inquadrare giuridicamente la questione”, richiamando pronunce del Tar che stabiliscono come il gruppo consiliare non sia totalmente scollegato dal partito di riferimento. “Io so bene quello che dicono il Tuel, lo Statuto comunale, il Regolamento comunale”, ha aggiunto il segretario, “però c’è anche la giurisprudenza che dice che il gruppo consiliare non è totalmente scollegato dal partito”. Da qui la scelta di formalizzare per iscritto la richiesta di accogliere Verdecchia, definito “un nostro iscritto”, con l’obiettivo dichiarato di “rafforzare il gruppo stesso” e di superare l’attuale stallo in consiglio.

Il risultato è un paradosso tutto ternano: Verdecchia è pienamente rientrato in Forza Italia sul piano dell’affiliazione partitica - con tanto di presentazione pubblica nella sede nazionale al fianco del leader Antonio Tajani e dei vertici regionali e provinciali - ma in consiglio comunale resta seduto tra i banchi del Gruppo Misto. Perché il regolamento dell’assise affida al capogruppo, e solo a lui, la decisione sull’ingresso di nuovi componenti nel gruppo consiliare. E Ferranti, almeno per ora, non intende cedere.

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