11 Mar, 2026 - 09:20

Terni, evasione fiscale: Mario Burlò e altri 16 rinviati a giudizio

Terni, evasione fiscale: Mario Burlò e altri 16 rinviati a giudizio

L’imprenditore torinese Mario Burlò, liberato dal carcere di Caracas e rientrato in Italia a gennaio, è stato rinviato a giudizio (assieme ad altre 16 persone) dal gup del Tribunale di Terni, Francesco Maria Vincenzoni, per indebite compensazioni, in una maxi inchiesta per reati fiscali. 22 persone, invece, sono state prosciolte con sentenza di non luogo a procedere, perché ‘il fatto non costituisce reato’.

Terni, reati fiscali: tra i rinviati a giudizio Mario Burlò

22 persone prosciolte perché il fatto non costituisce reato mentre altre 17 (tra cui Mario Burlò) sono rinviate a giudizio con prima udienza il prossimo 26 maggio di fronte al tribunale di Terni in composizione collegiale.

Mario Burlò era detenuto in Venezuela da mesi. L'imprenditore torinese di 53 anni, fondatore del gruppo specializzato in outsourcing OJ Solutions,  rientrato in Italia a gennaio insieme al connazionale Alberto Trentini dopo 14 mesi trascorsi nel carcere di El Rodeo 1, a Caracas, è indagato per violazioni tributarie.

Secondo l’ipotesi dei pubblici ministeri Giulia Bisello e Giorgio Panucci non sarebbero state versate le somme dovute per debiti d’imposta (a Erario, Inps, Inail, Regione). Per questo Mario Burlò è stato rinviato a giudizio assieme ad altri 16 indagati

L'esito dell'indagine "Lybra"

17 persone rinviate a giudizio è l'esito dell’udienza preliminare, di fronte al gup Francesco Maria Vincenzoni, relativa all’indagine ‘Lybra’ di Procura e Guardia di Finanza di Terni, incentrata su una società di consulenza fiscale e tributaria con sede a Terni.

Secondo la Procura, tale società di consulenza fiscale di Terni, fra il 2019 e il 2020, avrebbe organizzato un sistema di operazioni illecite basate su contratti di accollo del debito e compensazioni fiscali effettuate tramite l’utilizzo di ingenti crediti d’imposta inesistenti.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, le società avrebbero evaso le tasse attraverso una compensazione ritenuta fittizia fra debiti e crediti fiscali. Le misure cautelari reali scattate a maggio del 2024 avevano portato a sequestri di conti correnti e beni, in Italia ma pure in Romania, per oltre 12,5 milioni di euro.

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Emanuele Landi
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