Un Energy Innovation Hub cucito sulla Zes per trasformare l'incubatore in un motore di sviluppo, non in un semplice restyling di spazi. È l'orizzonte su cui lavora il Comune di Terni, che ha messo sul tavolo l'acquisizione e la riconversione della struttura Invimit in un polo nazionale per l'innovazione energetica, integrato con gli strumenti fiscali e amministrativi della Zona economica speciale.
“La Zes può e deve dare risposte anche sull'incubatore energetico - afferma l'assessore allo Sviluppo economico Sergio Cardinali - perché solo collegando agevolazioni, ricerca e imprese possiamo generare investimenti produttivi duraturi, nuova occupazione qualificata e una vera transizione energetica per il territorio” .
Non sarà l'ennesimo cantiere chiuso tra quattro mura. Terni prova a disegnare una traiettoria diversa per il proprio futuro industriale: prendere un edificio pubblico, l'attuale incubatore di proprietà Invimit (società partecipata da Invitalia), e trasformarlo in un laboratorio nazionale sull'energia. Ma con un'architettura istituzionale inedita. Perché il progetto, su cui l'amministrazione comunale lavora da mesi, non si ferma alla riqualificazione fisica degli spazi. Punta invece a saldare due leve strategiche - innovazione tecnologica e fiscalità agevolata - finora rimaste su binari paralleli.
L'operazione, seguita personalmente dall'assessore Sergio Cardinali, è stata presentata nei giorni scorsi agli attori coinvolti: Sviluppumbria, Università di Perugia, Asm e un gruppo selezionato di partner privati. Il cuore della proposta è la costruzione di un Energy Innovation Hub che funzioni da ponte tra ricerca e industria, con una vocazione esplicitamente nazionale. Non un contenitore di start-up, ma una piattaforma fisica e regolatoria dove testare prototipi, sperimentare micro-reti intelligenti e accumuli elettrochimici, sviluppare idrogeno verde. Il tutto dentro una cornice che sfrutta i vantaggi della Zona economica speciale.
Il punto politico e amministrativo sollevato dal Comune di Terni è esplicito. Finora la Zes è stata pensata - e utilizzata - prevalentemente come attrattore per nuovi insediamenti produttivi, con un baricentro spostato sulla fiscalità di vantaggio. Un meccanismo che ha funzionato in termini di investimenti, ma che rischia di esaurirsi una volta terminato il beneficio.
“Se non inserita in una visione sistemica - ragiona Cardinali - la Zes produce effetti limitati, concentrandosi sull'attrazione di singoli investimenti senza generare un ecosistema in grado di innovare e trattenere valore sul territorio” .
Da qui l'idea di cucire l'Energy Innovation Hub addosso alla Zes. Non una giustapposizione, ma una integrazione funzionale: le imprese insediate nell'Hub potranno accedere fin dalle prime fasi di sviluppo ai crediti d'imposta e alle semplificazioni burocratiche della Zona speciale. Una scelta che ribalta la prospettiva tradizionale: non più agevolazioni concesse a valle dell'insediamento, ma incentivi che accompagnano il percorso di ricerca, prototipazione e industrializzazione. Riducendo tempi e rischi per chi investe in tecnologie non ancora mature.
Il modello richiama esperienze già avviate in altri paesi europei, dove le sandbox regolatorie - spazi protetti in cui derogare temporaneamente a certe norme per sperimentare - sono state abbinate a regimi fiscali dedicati. A Terni si prova a fare lo stesso, ma con una particolarità: lo strumento Zes esiste già, va solo riorientato.
La struttura fisica dell'Hub sarà concepita come un laboratorio a cielo aperto. Al centro, uno Smart Grid Lab con impianti pilota per micro-reti intelligenti, sistemi di accumulo elettrochimico e idrogeno verde. Non simulazioni, ma test in contesto reale su tecnologie ancora in fase di validazione. Un approccio che, nelle intenzioni del Comune, dovrebbe ridurre il divario - storicamente ampio in Italia - tra ricerca pubblica e applicazione industriale.
Ma il perno dell'operazione è altrove. Perché l'Hub non si regge solo su attrezzature e capannoni. La scommessa è costruire un ecosistema territoriale in cui università, centri di ricerca, Its tecnici, gestori di rete e fondi di venture capital operino in sequenza. Ai primi spetta il compito di alimentare il flusso di nuove startup; ai secondi, validare le tecnologie e rappresentare potenziali acquirenti dei prototipi; al sistema finanziario, sostenere le fasi di scale-up.
In questo disegno, la Zes entra come acceleratore. L'obiettivo dichiarato è farne un distretto energetico competitivo, dove lo Sportello unico per le Comunità energetiche rinnovabili e le competenze dell'Hub lavorino in sincrono. Con un'aggiunta decisiva: l'Academy dell'Energia, pensata per allineare l'offerta formativa ai fabbisogni reali delle imprese.
“Occupazione qualificata, stabile e coerente con i processi di transizione” , scandisce Cardinali. Traduzione: non corsi generici, ma profili tecnici immediatamente spendibili sulle filiere locali.
Sul fronte procedurale, l'amministrazione ha già attivato il percorso degli Stati generali dell'economia, trasformati in sede permanente di confronto tra Comune, associazioni di categoria, mondo della ricerca e altri enti. È lì che si sta mettendo a punto la governance dell'operazione, con un ruolo centrale per i partenariati pubblico-privati. Non solo per mettere a sistema risorse e competenze, ma per rendere stabile nel tempo la collaborazione tra attori pubblici e privati.
Uno dei nodi ancora aperti riguarda gli sportelli unici informativi, strumenti essenziali per orientare le imprese tra incentivi e procedimenti autorizzativi. Il Comune ha chiesto alla Provincia di attivarli in collaborazione con Sviluppumbria, che già gestisce analoghe funzioni su altri fronti. La richiesta formale, sollecitata dal presidente della Provincia all'amministratore unico della società, è sul tavolo.
Sul versante delle risorse, l'operazione pesca principalmente dai fondi Pnrr e da possibili investimenti di venture capital specializzati. Ma l'assessorato non esclude, compatibilmente con i margini di bilancio comunale, l'introduzione di incentivi fiscali territoriali mirati. Misure selettive, si sottolinea a Palazzo Spada, pensate per premiare investimenti ad alto valore aggiunto in base a criteri di crescita occupazionale e innovazione tecnologica. Una leva già sperimentata in passato dall'amministrazione, che ora potrebbe essere riallineata alla nuova piattaforma.
Al di là dei dettagli tecnici, l'operazione che Terni sta mettendo in campo prova a rispondere a una domanda di fondo: come si impedisce a una misura agevolativa - la Zes - di esaurirsi in sé stessa? La risposta del Comune è dentro il progetto dell'Energy Innovation Hub. Non un contenitore di start-up, non un restyling immobiliare. Ma una piattaforma che prova a tenere insieme fiscalità, ricerca, formazione e industrializzazione.
Il rischio, naturalmente, è che la macchina si riveli troppo complessa. Saldare strumenti amministrativi pensati per logiche diverse, allineare soggetti pubblici e privati con orizzonti temporali non sempre coincidenti, mantenere la barra dritta su una transizione energetica ancora piena di incognite tecnologiche. L'assessore Cardinali ne è consapevole. Ma la convinzione, a Palazzo Spada, è che non ci siano alternative credibili.
“Solo collegando agevolazioni, ricerca e imprese - ripete - possiamo generare investimenti produttivi duraturi, nuova occupazione qualificata e una vera transizione energetica per il territorio” .
Detto altrimenti: la Zes può essere molto più di uno sgravio fiscale. Può diventare il perno di una politica industriale locale. Purché qualcuno, a livello comunale, decida di prenderla e piegarla su un progetto. Terni sta provando a farlo.