Enel stringe i tempi e accelera verso la chiusura del Posto di Teleconduzione di Galleto entro settembre. Una decisione assunta senza i necessari passaggi istituzionali e sindacali, che ha spinto Comune e Provincia di Terni a schierarsi al fianco dei lavoratori. In conferenza stampa, l’assessore allo Sviluppo economico Sergio Cardinali ha annunciato l’invio di lettere ai ministri Urso, Pichetto Fratin e Piantedosi per chiedere un intervento urgente, mentre sulla vicenda pesa il giallo di una nota tecnica della Regione Umbria che avrebbe di fatto dato via libera alla chiusura.
Cardinali non usa mezzi termini e definisce la mossa di Enel “uno scempio”. “Da mesi discutiamo di questa vicenda - ha sottolineato nella sala consiliare di Palazzo Spada - ma l’azienda ha deciso di accelerare, scegliendo agosto come finestra per muoversi, quando l’attenzione istituzionale è più bassa. È inaccettabile che una multinazionale decida in autonomia, senza un confronto con il territorio, quale destino riservare a un presidio strategico come il Posto di Teleconduzione”.
La contestazione non riguarda solo i posti di lavoro – che in parte potrebbero essere ricollocati – ma il rischio di perdere competenze e know-how essenziali per la gestione dell’asta idroelettrica Nera-Velino. “Senza questa struttura - ha spiegato Cardinali - ci troveremo nel 2029, alla scadenza della concessione, privi di un tassello fondamentale. Sarebbe un danno enorme per la capacità del territorio di gestire un asset che consideriamo strategico”.
A complicare ulteriormente la partita è emersa la questione della Regione Umbria. Una nota firmata il 12 agosto da una dirigente della Protezione civile, indirizzata a Enel, affermerebbe che non esistono rischi idrogeologici legati alla chiusura del Posto di Teleconduzione. Un documento che, di fatto, equivale a un semaforo verde.
Il problema è che la posizione stride con le prese di posizione assunte in precedenza da esponenti regionali, compreso l’assessore De Luca, che insieme al Consiglio regionale aveva espresso contrarietà alla chiusura con un ordine del giorno votato all’unanimità. “Questa contraddizione interna alla Regione è grave - ha commentato Cardinali - e rischia di indebolire le richieste del territorio di fronte al Governo”.
Di fronte a questo scenario, Comune e Provincia di Terni hanno scelto di compattarsi. Il sindaco Stefano Bandecchi e l’amministrazione provinciale hanno già inviato solleciti formali a Roma per chiedere l’apertura di un tavolo nazionale.
Cardinali ha confermato che la scorsa settimana è partita una nuova lettera indirizzata ai ministeri competenti e alla Presidenza del Consiglio. “Chiediamo che il Governo apra subito un confronto e blocchi questa decisione. L’Enel deve imparare a ragionare con i territori, non a calare dall’alto intese negoziate solo con i sindacati nazionali”.
Il 5 settembre è previsto un presidio dei lavoratori, al quale parteciperanno anche le istituzioni locali. Una mobilitazione che mira a mantenere alta l’attenzione politica e a evitare che, complice la finestra di fine estate, la questione venga archiviata senza dibattito.
Il Posto di Teleconduzione non è solo un presidio tecnico. Per Terni rappresenta la possibilità di avere voce nelle scelte sulla gestione delle centrali e sugli equilibri ambientali del territorio. Cardinali ha ricordato un esempio concreto: “Se vogliamo valorizzare la Cascata delle Marmore a fini turistici, potremmo dover regolare i flussi idrici. Ma senza un punto di governo come il Posto di Teleconduzione, questo dialogo con Enel diventa impossibile”.
La chiusura, dunque, non si traduce soltanto in una riduzione di personale, ma in una perdita di capacità di governo locale sugli equilibri tra produzione energetica, ambiente e sviluppo. “Per noi - ha concluso l’assessore Cardinali - questa non è una questione secondaria, ma un tema strategico. Enel deve confrontarsi con la comunità di Terni, non aggirarla”.