L’istruttoria della Divisione Anticrimine ha portato alla firma di due decreti: il primo per un caso di maltrattamenti in famiglia, il secondo per un soggetto con precedenti ritenuto pericoloso. La misura, amministrativa, mira a prevenire reati e proteggere le vittime.
Un intervento che non attende la sentenza di un giudice, ma che arriva prima, quando la minaccia è ancora nell’aria, nei comportamenti, nelle intenzioni. L’ammonimento del questore è uno strumento di prevenzione pura, un’iniezione di deterrenza nella vita di chi si è reso autore di condotte gravi o è ritenuto socialmente pericoloso. A Terni, il questore Vincenzo Abenante ha fatto ricorso a questo potere in due casi distinti, firmando nei giorni scorsi altrettanti decreti che impongono pesanti limitazioni a due uomini. Le istruttorie della Divisione Anticrimine della Questura hanno delineato due percorsi di rischio: uno, privato e oscuro, di violenza domestica; l’altro, pubblico, di una pericolosità sociale derivante da un passato criminale.
Il primo provvedimento colpisce un cittadino bangladese di 35 anni, residente nel capoluogo umbro. La vicenda è emersa dall’intervento delle Volanti, chiamate per una lite domestica. A spingere per un’indagine più approfondita è stata la richiesta di aiuto della moglie, vittima di un clima di maltrattamenti e soprusi.
Gli agenti della Divisione Anticrimine, ascoltata la donna e raccolti gli elementi, hanno ricostruito una situazione di violenza che ha reso necessario un intervento immediato per la sua incolumità. "L’ammonimento in questi casi è un atto di tutela urgente", spiega una fonte di polizia. "Non sostituisce una denuncia penale, che può e deve proseguire il suo corso, ma crea una barriera immediata. L’uomo è stato formalmente avvertito: qualsiasi ulteriore avvicinamento o condotta molesta verso la consorte comporterà conseguenze gravissime, fino all’arresto".
La seconda misura preventiva riguarda un uomo la cui storia è già scritta negli archivi della giustizia. Si tratta di un cittadino argentino di 33 anni, gravato da precedenti penali per reati contro la persona e il patrimonio. Per l’Autorità di Pubblica Sicurezza, tuttavia, non basta guardare al passato. Le valutazioni sulla sua attuale pericolosità sociale hanno portato il questore Abenante a ritenere necessario un provvedimento amministrativo per prevenire la commissione di nuovi illeciti.
"Non si punisce due volte la stessa persona", chiariscono dalla Questura. "Si valuta il suo presente, le sue frequentazioni, i suoi comportamenti recenti. Quando tutti gli indicatori suggeriscono una concreta probabilità di recidiva, abbiamo il dovere di intervenire con gli strumenti che la legge ci offre per scongiurarla. L’ammonimento pone l’individuo sotto una stretta sorveglianza e gli impone regole ferree". Per l’uomo, ciò significa sottostare a una serie di divieti - come quello di frequentare determinati locali o associarsi a persone note alla polizia - e all’obbligo di presentarsi periodicamente agli uffici di via Antiochia.
I due provvedimenti non sono eventi isolati, ma tasselli di una strategia più ampia messa in campo dalla Questura di Terni. Un piano di prevenzione e controllo del territorio che ha un obiettivo dichiarato: contrastare i fenomeni di violenza e degrado urbano, con un’attenzione particolare alla tutela delle fasce più vulnerabili. Donne vittime di violenza domestica, ma anche cittadini comuni che potrebbero subire le attività di soggetti pregiudicati e pericolosi, rientrano in questo scudo protettivo che l’amministrazione della pubblica sicurezza cerca di innalzare.
L’ammonimento del questore, in quest’ottica, non è una semplice sanzione. È un monito solenne, un “cartellino giallo” dello Stato che, se disatteso, porta inevitabilmente al “rosso” dell’arresto. A Terni, due uomini dovranno ora fare i conti con questo limite imposto alla loro libertà di azione. Le loro storie, una di violenza privata e una di pericolosità pubblica, si incrociano nel medesimo strumento giuridico, usato per tracciare un confine netto e preservare la sicurezza di tutti. Il lavoro della Divisione Anticrimine e la decisione del questore Abenante testimoniano come la sicurezza si costruisca anche così: vigilando, valutando, intervenendo prima che il reato si compia. Perché prevenire, spesso, significa già proteggere.