Tragedia sfiorata a Terni. Nelle prime ore di questa mattina, una giovane donna di origini tunisine ha cercato di togliersi la vita gettandosi dal ponte Garibaldi. Solo l’intervento fulmineo della Polizia di Stato ha evitato l’irreparabile, trasformando una potenziale tragedia in una storia di salvezza e coraggio.
La pattuglia, impegnata in un ordinario servizio di controllo del territorio, ha notato la ragazza in piedi sul marciapiede, lo sguardo fisso verso il fiume sottostante. Il suo atteggiamento, visibilmente preoccupato e instabile, ha immediatamente insospettito gli agenti. Nel giro di pochi istanti, la giovane si è avvicinata alla balaustra con l’intenzione di scavalcare. È stato a quel punto che gli operatori hanno compreso la gravità della situazione e sono intervenuti senza esitazione.
Gli agenti sono scesi dall’auto e hanno corso verso la donna, riuscendo ad afferrarla per un braccio proprio nell’istante in cui tentava di lanciarsi nel vuoto. La scena si è consumata in pochi secondi, in un equilibrio fragile tra vita e morte.
A rendere l’operazione ancora più complessa, la giovane ha opposto resistenza cercando di divincolarsi. In quei momenti è sopraggiunto anche un poliziotto libero dal servizio che stava transitando nella zona: accortosi di quanto stava accadendo, ha immediatamente dato supporto ai colleghi. Dopo attimi concitati, gli operatori sono riusciti a trattenere la donna e a metterla in sicurezza.
Affidata alle cure del personale sanitario del 118, è stata accompagnata presso l’ospedale per le necessarie valutazioni mediche e psicologiche. Una vicenda che, senza la prontezza e il sangue freddo delle forze dell’ordine, avrebbe potuto avere un epilogo drammatico.
L’episodio di Terni non rappresenta un caso isolato. Lo scorso giugno, a Magione, i Carabinieri Forestali hanno evitato che una donna di circa sessant’anni, affetta da depressione, riuscisse nel suo intento suicidario.
La donna era stata segnalata come scomparsa dai familiari, preoccupati per l’allontanamento improvviso dalla propria abitazione. Le ricerche si erano concentrate nelle aree frequentate abitualmente dalla donna, ma il suo veicolo è stato localizzato in una zona differente, tra Vallupina e Montemelino.
Alla vista dei militari, la donna aveva accelerato tentando di sfuggire, dando vita a un inseguimento su strade secondarie. La corsa si è conclusa con un violento impatto contro una quercia. Nonostante l’incidente, la tensione è salita ulteriormente: la donna ha estratto un coltello da cucina cercando di ferirsi, ma la prontezza dei carabinieri ha evitato che si procurasse lesioni.
Il momento più critico è arrivato quando, in evidente stato confusionale, ha tentato di sottrarre la pistola d’ordinanza a uno dei militari. Solo la professionalità e il sangue freddo delle forze dell’ordine hanno permesso di riportare la situazione sotto controllo. Sul posto sono poi intervenuti i sanitari del 118, che hanno trasportato la donna in ospedale. Anche in questo caso, la rapidità dell’intervento ha impedito un esito tragico, dimostrando come il lavoro di prevenzione e soccorso delle forze dell’ordine sia determinante in simili situazioni.
Il tema del suicidio rappresenta una delle emergenze più silenziose e drammatiche in Italia. Secondo i dati Istat, ogni anno nel nostro Paese si registrano circa 4.000 morti per suicidio, una media di oltre dieci al giorno. È una cifra che deve far riflettere, soprattutto se si considera che il fenomeno colpisce trasversalmente tutte le fasce della popolazione, dagli adolescenti agli anziani.
Gli uomini rappresentano circa i tre quarti dei casi, con una maggiore incidenza nella fascia d’età tra i 45 e i 60 anni, mentre le donne compiono più tentativi, spesso meno letali ma comunque indicatori di una sofferenza profonda. Tra le cause ricorrenti vi sono la depressione, i disturbi dell’umore, le dipendenze, l’isolamento sociale e le difficoltà economiche, fattori che negli ultimi anni sono stati aggravati dalla pandemia e dalle incertezze legate al lavoro.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità inserisce il suicidio tra le principali cause di morte nel mondo e invita gli Stati a sviluppare politiche di prevenzione mirate. In Italia, oltre agli interventi delle istituzioni sanitarie e delle forze dell’ordine, è fondamentale il ruolo della rete familiare e comunitaria: riconoscere i segnali di allarme può fare la differenza.
Chi manifesta pensieri suicidari non deve essere lasciato solo. È importante parlare, chiedere aiuto e rivolgersi a figure di fiducia o a professionisti. Nel nostro Paese sono attivi numeri di supporto come il Telefono Amico Italia (02.2327.2327), operativo tutti i giorni, o il numero unico di emergenza 112, che consente l’attivazione immediata dei soccorsi.
La consapevolezza collettiva è cruciale: chiedere aiuto non è un segno di debolezza ma un atto di coraggio. Le storie di Terni e Magione dimostrano che anche nei momenti più bui un intervento tempestivo può cambiare il destino. Prevenire significa costruire una rete solida intorno a chi soffre, fatta di ascolto, vicinanza e supporto professionale.