02 Apr, 2026 - 18:40

Terni, i dipendenti del Caffè Commercio chiuso dopo la rissa finita sui social: “Dieci famiglie a rischio”

Terni, i dipendenti del Caffè Commercio chiuso dopo la rissa finita sui social: “Dieci famiglie a rischio”

La saracinesca del Caffè Commercio è abbassata da giorni. Un silenzio innaturale, per un locale che da oltre trent’anni è abituato a riempire lo stabile adiacente al popolare distributore con il rumore delle tazzine e della gente che si incontra. Ma dietro quella serranda ci sono dieci persone che hanno deciso di rompere il silenzio. Non per contestare la legge. Non per giustificare la rissa che il 26 marzo 2026 – finita sui social grazie a un video girato da un cliente ed diventata virale – è costata il ricovero in ospedale a due gemelli rumeni e l’arresto per un 23enne marocchino con precedenti. Ma per dire una cosa molto semplice e molto drammatica: “Questa chiusura mette a rischio il lavoro di dieci famiglie. Dieci storie, dieci vite che oggi si trovano in difficoltà”. Il provvedimento della Questura di Terni15 giorni di sospensione ai sensi dell’articolo 100 del Testo Unico di Pubblica Sicurezza, è scattato per motivi di ordine pubblico. Ma i dipendenti chiedono ora un gesto concreto: che quella durata venga rivista. Perché il tempo, per chi vive di stipendio, non è mai solo tempo.

Non entriamo nel merito della decisione, ma non possiamo restare in silenzio”. La frase è ripetuta come un mantra dai lavoratori del Caffè Commercio, che hanno scelto di affidare a un comunicato la loro disperazione lucida. E c’è un passaggio che suona come un’accusa sorda, rivolta a un sistema che scarica sui gestori e sui baristi le crepe di un disagio più grande. Negli ultimi mesi, spiegano, il locale aveva già deciso volontariamente di non lavorare nelle ore notturne. Una scelta di responsabilità, pagata in termini di incassi, per evitare situazioni potenzialmente pericolose. Non è bastato.

Articolo 100, la spada di Damocle dei locali pubblici

La Questura di Terni non ha esitato. Il provvedimento di sospensione amministrativa ai sensi dell’articolo 100 del Tulps è scattato nella sua forma più classica: 15 giorni di chiusura. La norma, risalente all’epoca fascista ma ancora centrale nel sistema di prevenzione italiano, consente all’autorità di pubblica sicurezza di sospendere la licenza a un esercizio pubblico che diventi “abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose” o che comunque costituisca “un pericolo per l’ordine pubblico, la moralità o la sicurezza dei cittadini”. Non serve una condanna. Basta il pericolo. E una rissa con feriti gravi, dentro il locale, è oggettivamente un pericolo. I dipendenti, però, fanno notare una contraddizione: “Ci troviamo spesso a gestire contesti complessi, a volte imprevedibili, legati a un disagio che tutti conosciamo e che non può ricadere interamente su chi lavora”.

“Quindici giorni sono un tempo troppo lungo”

Il punto non è la legittimità della chiusura. Nessuno dei dieci dipendenti lo mette in discussione. Il punto è la proporzionalità e, soprattutto, il peso umano di una decisione che finisce per colpire chi non c’entra nulla con la rissa. I lavoratori del Caffè Commercio non sono i gestori. Non sono i titolari. Sono camerieri, baristi, persone che ogni mattina timbravano il cartellino e portavano a casa uno stipendio. Per loro, 15 giorni senza lavoro significano affitti da pagare, mutui, spesa, bollette. “Dieci famiglie”, ripetono. E chiedono ai cittadini un aiuto concreto: “Non lasciarci soli. Il vostro supporto, anche solo condividendo questo messaggio, può aiutarci a farci ascoltare”.

La notte del 26 marzo: calci, pugni e una bottiglia rotta sul volto

1775039036_rissa-arresto-marocchino.webp

Per capire la rigidità della Questura bisogna tornare a quella sera di via Di Vittorio. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, tre giovani ubriachi hanno iniziato a molestare clienti e una barista all’interno del locale. La dipendente ha chiamato il 112. A intervenire per difenderla sono stati due gemelli rumeni di 49 anni. La reazione dei tre aggressori è stata violenta: calci e pugni dentro il locale e poi fuori, sul marciapiede. Il momento più drammatico è arrivato quando uno dei tre, un 23enne di origine marocchina già noto alle forze dell’ordine, ha rotto una bottiglia e l’ha conficcata sul volto di uno dei fratelli. Le vittime sono finite all’ospedale Santa Maria: uno ricoverato per ferite giudicate gravi, l’altro dimesso con una prognosi di due giorni. L’aggressore è stato arrestato subito dopo grazie a un video girato da un cliente, diventato virale in poche ore. Gli altri due complici sono ancora ricercati.

AUTORE
foto autore
Federico Zacaglioni
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE