Quattro giorni, sei nazioni, ventotto partner e una sfida comune: rendere l’Europa più forte contro le minacce informatiche. Dal 9 al 12 febbraio Terni non ospita un semplice convegno, ma il cuore pulsante di due ambiziosi progetti di ricerca finanziati dall’Unione Europea, dove si decidono le strategie e si testano le tecnologie che difenderanno le infrastrutture critiche del continente. Al centro di questa maratona tecnica c’è ASM Terni, la società del Gruppo Acea che, con il suo Living Lab d’avanguardia, si è ritagliata un ruolo da partner strategico e pilota, trasformando l’Umbria in un distretto d’innovazione riconosciuto a livello continentale.
Oltre cinquanta tra ricercatori, ingegneri e manager, per un totale di 140.000 ore di lavoro già investite e un finanziamento Ue di 6 milioni di euro, convergono nella città dell’acciaio. Un flusso di competenze e investimenti che segna un risultato preciso: la capacità del territorio, grazie a un’azienda a capitale pubblico locale, di attrarre e gestire progettualità ad alto valore tecnologico.

L’elemento che ha fatto la differenza, spingendo i coordinatori europei a scegliere Terni come sede di questa plenaria cruciale, è un laboratorio unico nel suo genere. Non una camera sterile, ma un “Living Lab”, un ambiente fisico e reale dove le reti energetiche, idriche e di telecomunicazione di ASM Terni diventano una palestra a cielo aperto. Qui le soluzioni teoriche sviluppate nei centri di ricerca europei vengono ingegnerizzate, testate e validate in condizioni operative reali. È il superamento del confine tra teoria e pratica: in questo spazio sono già stati condotti test pionieristici, come l’alimentazione in corrente continua delle reti elettriche e la validazione di dispositivi AIoT per la manutenzione predittiva.
“Portare a Terni le plenarie di INTERSOC e SECUR-EU significa valorizzare un ecosistema capace di coniugare ricerca europea e applicazione concreta”, afferma Mihai Paun, coordinatore europeo di entrambi i progetti. “ASM Terni, con il suo Living Lab, offre un contesto ideale per testare soluzioni di cybersecurity avanzate, favorendo collaborazione internazionale, trasferimento tecnologico e di competenze nonché di reale impatto sui settori strategici coinvolti.”
La scelta non è casuale: Terni, per dimensione e caratteristiche socio-economiche, rappresenta un perfetto microcosmo dell’Europa, rendendo i risultati delle sperimentazioni facilmente scalabili.
Il lavoro si articola in due progetti distinti ma complementari. Il 9 e 10 febbraio è la volta di INTERSOC, progetto finalizzato a creare Centri Operativi di Sicurezza interconnessi. L’obiettivo è sviluppare una piattaforma intelligente che, simulando reti e attacchi reali, integri monitoraggio avanzato basato su intelligenza artificiale, condivisione confidenziale di informazioni sulle minacce e sofisticate attività di formazione per i CSIRT (le squadre di risposta agli incidenti informatici). Le soluzioni saranno validate nei settori bancario, energetico e della formazione stessa, con ASM Terni nel ruolo di tester privilegiato.

L’11 e 12 febbraio la scena passa a SECUR-EU, iniziativa che punta a rafforzare la sicurezza di aziende e infrastrutture critiche attraverso strumenti di cybersecurity proattivi. Il progetto promuove una rete collaborativa tra PMI, professionisti della sicurezza e organizzazioni pubbliche, sviluppando sistemi di difesa di nuova generazione e meccanismi decentralizzati per lo scambio di informazioni. Un approccio che vede nell’Umbria non un semplice spettatore, ma un co-sviluppatore.
“La partecipazione ai progetti europei rappresenta un’opportunità strategica di crescita, confronto e innovazione”, sottolinea Francesca Santori, responsabile dell’Unità Ricerca e Sviluppo di ASM Terni. “Collaborare in contesti UE consente di rafforzare competenze interne, accedere a reti internazionali qualificate e sperimentare soluzioni avanzate, generando valore concreto per l’azienda e per il territorio." Un percorso strutturato che ha visto, in undici anni, ASM Terni partner di 30 progetti europei, con un coinvolgimento di oltre 100 enti e un contribuito totale messo in campo di 225 milioni di euro.
L’appuntamento di febbraio non è un punto di arrivo, ma un passaggio di maturità. Dimostra come una visione strategica, radicata nella capacità industriale e gestionale di un’utility pubblica locale, possa attrarre risorse, conoscenze e centralità dal cuore delle istituzioni europee, contribuendo a scrivere le regole della sicurezza digitale del futuro.