Non sono servite né la scarcerazione né la latitanza. Nelle ultime ore, due cittadini stranieri giudicati socialmente pericolosi sono stati rintracciati, presi in carico e infine accompagnati nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), pronti a lasciare il territorio nazionale. Una giornata di ordinaria amministrazione per l’Ufficio Immigrazione della Questura di Terni, che dietro le quinte del controllo del territorio muove pedine e firma decreti. Nel mirino, stavolta, un cittadino albanese con precedenti penali per reati legati al commercio di stupefacenti e un cittadino algerino irregolare, già rimasto intrappolato nelle maglie della giustizia. Il primo è stato braccato e accompagnato dai carabinieri, il secondo, appena liberato dalla custodia cautelare, è stato subito “passato” alla polizia. Destinazione: un Cpr, lontano dall’Umbria, in attesa del rimpatrio.
Due storie diverse, lo stesso epilogo. A legarle è un filo preciso: la stretta sulle posizioni degli stranieri con precedenti penali, irregolari o comunque considerati un rischio per la sicurezza collettiva. La Questura ternana, attraverso il suo Ufficio Immigrazione, non molla la presa. E i fatti di queste ore lo dimostrano meglio di qualsiasi rapporto trimestrale.
Il primo intervento è scattato sulle tracce del cittadino albanese, un volto noto alle forze dell’ordine. L’uomo, pluripregiudicato per reati in materia di stupefacenti, era stato messo nel mirino già da tempo. Ma è stato nella giornata di ieri che la situazione è arrivata al punto di svolta: i carabinieri di Terni lo hanno rintracciato, fermato e accompagnato senza tentennamenti all’interno di un Centro di permanenza per il rimpatrio. Il provvedimento che ha reso possibile tutto ciò è un decreto di espulsione, firmato e predisposto proprio dall’Ufficio Immigrazione della Questura. Una firma che vale più di un’ordinaria pratica burocratica: significa che per quell’uomo l’Italia non è più un posto dove restare.
Non si tratta di un gesto simbolico. Il Cpr è una struttura chiusa, a regime controllato, dove gli stranieri in attesa di essere rimpatriati restano per il tempo strettamente necessario all’espletamento delle pratiche. Un passaggio obbligato, prima del rimpatrio vero e proprio. Per l’albanese, con i suoi precedenti legati al giro della droga, la strada si è fermata lì.
L’altro fronte si è aperto sempre nella stessa giornata, ma con una dinamica diversa e persino più serrata. Un cittadino algerino, irregolare sul territorio nazionale e già noto per reati contro il patrimonio, si trovava in custodia cautelare. Poi, il provvedimento di immediata liberazione: le manette si aprono, l’uomo tornerebbe formalmente libero. E invece no. Perché appena varcata la soglia del tribunale o della cella, l’uomo è stato subito preso in carico dal personale della Questura di Terni. Nessun attimo di respiro. Gli agenti hanno completato in fretta gli adempimenti di competenza e hanno ottenuto l’assegnazione di un posto in un Cpr sul territorio nazionale. A quel punto, una pattuglia della Polizia di Stato lo ha scortato via, direttamente verso la struttura individuata. Un trasferimento lampo, per evitare qualsiasi rischio di dispersione o di nuova irregolarità.
Due stranieri, due espulsioni, un solo denominatore: la stretta sulle posizioni giudicate socialmente pericolose. Non si tratta di una semplice attività di controllo a campione, ma di un lavoro di intelligence amministrativa che l’Ufficio Immigrazione porta avanti senza sosta. Ogni giorno, nel silenzio degli uffici della Questura, si valutano posizioni, si incrociano banche dati, si preparano decreti. E quando le condizioni ci sono, si passa all’azione.
Quel che emerge da queste due operazioni non è un caso isolato, ma il tassello di una strategia più ampia. La provincia di Terni, come del resto l’intera Umbria, non è un territorio a forte pressione migratoria paragonabile a certe aree di frontiera. Eppure il lavoro di monitoraggio degli stranieri irregolari o con precedenti non si ferma mai. L’Ufficio Immigrazione della Questura, in collaborazione con le altre forze dell’ordine - Arma dei Carabinieri e Polizia di Stato in testa - tiene costantemente sotto osservazione le posizioni a rischio. L’obiettivo è duplice: da un lato prevenire la commissione di nuovi reati, dall’altro garantire che chi non ha titolo per restare in Italia venga effettivamente allontanato.