21 Jan, 2026 - 17:20

Terni, condannato a 10 anni l’amico di famiglia che violentò bimba di 5 anni

Terni, condannato a 10 anni l’amico di famiglia che violentò bimba di 5 anni

La scena doveva essere di quelle rassicuranti, uno dei riti del periodo natalizio: la casa che si apre agli amici più cari. Si è trasformata, invece, nell’incubo senza fine di una famiglia e nel banco di prova per la giustizia. Un uomo di 45 anni, operaio ternano e amico di vecchia data dei genitori, è stato condannato a 10 anni di reclusione per violenza sessuale aggravata su una bambina di appena cinque anni, loro figlia. La sentenza, inflitta mercoledì dal gip Chiara Mastracchio con rito abbreviato, ha superato di un anno la pena di nove anni chiesta dal pubblico ministero Elena Neri, senza riconoscere alcuna attenuante. Il tradimento della fiducia domestica, consumato nella stanza della piccola durante le feste, ha trovato un primo, netto responso in tribunale.

Le immagini inconfutabili e l’indagine lampo che portò all’arresto alla vigilia di Natale

A fermare il corso apparentemente normale delle vite, in quelle ore che precedono il 25 dicembre del 2024, furono le immagini registrate da un sistema di videosorveglianza domestico. I genitori della bambina, ospitando l’amico, avevano in casa quelle telecamere. Quando visionarono i filmati, si trovarono di fronte all’inimmaginabile. Le riprese, precise e terribili, mostravano l’uomo raggiungere la bambina nella sua cameretta e compiere gli atti di violenza. Quelle stesse immagini, consegnate ai Carabinieri, divennero la prova regina di un’indagine lampo, conclusa con l’ordine di custodia cautelare firmato dal gip Barbara Di GiovannantonioL'uomo fu prelevato e portato in carcere la vigilia di Natale, dove si trova tuttora. Dall’analisi degli inquirenti emerse un orrore ripetuto: le violenze non erano avvenute solo in quella occasione, ma anche nel corso dell’estate precedente, con le medesime, agghiaccianti modalità.

Il peso della fiducia tradita e la sentenza che non ammette sconti

In aula, il percorso è stato rapido ma carico di una tensione palpabile. Il pubblico ministero Elena Neri aveva formulato la sua richiesta di condanna a nove anni, posizione condivisa dall’avvocato delle parti civili, Francesco Mattiangeli, che assiste la famiglia.

La difesa dell’imputato, affidata all’avvocato Marco Tudisco, non è riuscita a scalfire il quadro accusatorio costruito sulla base delle prove video e delle dichiarazioni. È stata la giudice Chiara Mastracchio, nel motivare la sentenza, a dare il peso definitivo agli elementi che hanno reso il caso ancor più odioso: “La gravità assoluta dei fatti e il contesto in cui gli abusi si sono consumati – dentro una casa, durante il periodo più familiare dell’anno, approfittando della fiducia assoluta riposta dai genitori”. Sono queste le ragioni che l’hanno spinta ad andare oltre la richiesta della Procura, fissando la pena a un decennio di reclusione.

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Federico Zacaglioni
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