Il mantra che tutti ripetono è quello di tenere fuori la politica dalla Ternana. O la Ternana dalla politica, fate voi. Ma sullo sfondo della battaglia pubblica che si è consumata in consiglio comunale c'è una commedia degli equivoci. Un dico e non dico, un vedo e non vedo che gira tutto intorno al tentativo di lasciare in mano a qualcuno il cerino del fallimento della società rossoverde e il rischio, sempre più concreto, che il calcio ternano l'anno prossimo ricominci da un campionato dilettantistico.
Centrodestra e Patto Avanti, basta farsi un giro sui social, non aspettano altro che affibbiare responsabilità e colpe a Bandecchi e alla sua amministrazione. Lui, il sindaco, alza lo scudo delle commissioni speciali e rilancia: c'è stato un disegno "per colpire me e l'operazione Stadio-Clinica a spese della Ternana", individuando nella Regione il presunto regista dello scacco matto. Il tutto mentre sembrano allontanarsi le prospettive di salvataggio del club che entra nella settimana più calda, quella della ricerca di un acquirente che si accolli i debiti sportivi e iscriva la Ternana al prossimo campionato di serie C.
Poi c'è l'altra grande partita, quella del nuovo ospedale. Con il sindaco che ha convocato una riunione per dare il via all'Accordo di programma e la presidente della Regione Proietti che ha ribattuto convocando a sua volta una conferenza organizzativa per domani a Perugia (appuntamento alle 12 a Palazzo Donini). Tattiche e battaglie di posizionamento da trincea, che hanno impegnato l'assemblea cittadina e che hanno portato al varo di due commissioni speciali.
La prima mozione è stata approvata con 21 voti favorevoli, la seconda con 18, dopo che le opposizioni hanno abbandonato l’aula in segno di protesta.

Il primo fronte è quello che da mesi contrappone Palazzo Spada a Palazzo Donini. Al centro c’è l’iter per il nuovo Santa Maria, l’ospedale di cui Terni aspetta da anni la realizzazione e su cui si è consumata una frattura istituzionale senza precedenti. Il sindaco Stefano Bandecchi ha convocato unilateralmente una conferenza propedeutica all’accordo di programma lo scorso 9 aprile, appellandosi all’articolo 34 del Testo unico degli enti locali, che riconosce al sindaco la facoltà di promuovere l’intesa. La presidente della Regione Stefania Proietti ha disertato l’incontro e ha ribattuto, in più occasioni pubbliche, che la competenza spetta esclusivamente alla Regione, annunciando per domani, 5 maggio, una riunione operativa a Perugia alla quale il Comune è stato invitato a partecipare come semplice convitato.
La commissione appena istituita dovrà proprio dirimere questo nodo di competenze, studiando il quadro normativo e offrendo una lettura giuridica che possa mettere fine alla disputa. Bandecchi lo ha detto in aula con parole che non lasciano margini a interpretazioni: “La commissione quindi deve studiarsi le leggi per poter dire quello che di fatto è, perché sennò la presidente di regione se la canta e se la suona”. Una dichiarazione che fotografa la tensione tra i due enti e la determinazione del primo cittadino a non arretrare di un millimetro rispetto alla legittimità della propria iniziativa. Il sindaco ha più volte ribadito che il Comune non può restare spettatore passivo di una partita da centinaia di milioni di euro che riguarda il futuro sanitario del territorio, e che la conferenza da lui convocata rispondeva a un’esigenza di trasparenza e di accelerazione di un iter che già sconta ritardi accumulati negli anni.
La mozione, emendata prima del voto per recepire alcune indicazioni tecniche, è passata all’unanimità dei presenti (21 voti). Un risultato che la maggioranza ha salutato come un segnale di responsabilità istituzionale, mentre tra i banchi dell’opposizione c’è chi ha voluto precisare che il voto favorevole non implica alcuna adesione alla linea del sindaco, ma soltanto la volontà di fare chiarezza su un passaggio amministrativo controverso.
Il secondo corpo della seduta ha toccato la ferita ancora aperta e sanguinante della Ternana Calcio, il club che ha chiuso il campionato di Serie C con l’eliminazione dai playoff e che ora rischia seriamente di non potersi iscrivere al prossimo torneo professionistico. La seconda commissione speciale – approvata con 18 voti favorevoli dopo il ritiro di una terza mozione che è stata assorbita – indagherà su un intreccio che lega finanza, sport e sanità privata, e che secondo il sindaco presenta contorni che meritano di essere portati alla luce in ogni loro piega.
Bandecchi ha voluto con forza questa commissione per rispondere a quella che ha definito la domanda fondamentale: “sapere se la famiglia Rizzo, alla data del 15 settembre 2025, aveva contezza dei 14,4 milioni di debito e degli 8,5/10 milioni di euro che sarebbero serviti al campionato”. Un interrogativo che punta dritto al cuore della crisi societaria: la famiglia Rizzo, operante nel settore della sanità privata, ha rilevato il club nel settembre 2025 nella prospettiva dichiarata di realizzare il progetto stadio‑clinica, un’operazione immobiliare e sanitaria di grande portata che avrebbe dovuto coniugare la ristrutturazione del Libero Liberati con la costruzione di una struttura sanitaria privata. Ma a distanza di pochi mesi la proprietà ha annunciato di non voler immettere nuove risorse nella gestione sportiva, aprendo di fatto la strada alla liquidazione giudiziale disposta dal Tribunale di Terni il 17 aprile scorso.
L’altro filone su cui la commissione è chiamata a fare luce con particolare attenzione riguarda i rapporti tra i Rizzo e la Regione Umbria. Bandecchi ha tracciato in aula un nesso temporale che ha definito più che sospetto: “I Rizzo sono arrivati a Terni solo ed esclusivamente perché dovevano obbligatoriamente acquisire la Ternana Calcio e realizzare lo stadio della clinica. La presidente va a parlare con loro di fatti che riguardavano Terni e che riguardavano la clinica e che va a rassicurarli su qualcosa. 3 minuti dopo arriva l’atto di citazione per questo comune che blocca la procedura”.
Parole pesanti, che lasciano intendere, nella ricostruzione del primo cittadino, un possibile collegamento tra gli incontri riservati e il blocco del procedimento amministrativo che il Comune stava portando avanti proprio sul fronte stadio‑clinica, rimasto congelato per sette mesi a causa dell’iniziativa legale della Regione. Per questo motivo la terza mozione - quella che chiedeva di indagare specificamente e in modo circoscritto sugli incontri privati tra la presidente Proietti e la famiglia Rizzo - è stata ritirata su proposta della consigliera Sara Francescangeli, la quale in aula ha parlato di un “disegno diabolico” generale che andava indagato nella sua interezza, senza frammentazioni che avrebbero potuto depotenziare l’azione ispettiva.
I quesiti contenuti nella terza mozione sono dunque confluiti interamente nella seconda, quella poi approvata con il consenso esplicito del sindaco. "Non aveva senso tenere in piedi due strumenti paralleli che guardavano nella stessa direzione – ha spiegato la consigliera – quando invece è evidente che c’è un unico grande capitolo da scrivere, ed è quello che riguarda la verità su quanto accaduto in questi mesi".

La discussione ha registrato momenti di tensione accesa, con interventi che hanno scavato un solco profondo tra maggioranza e opposizione. Il consigliere Gubbiotti (PD) ha contestato con durezza la legittimità stessa delle mozioni, sollevando eccezioni di carattere regolamentare e giuridico che non si sono limitate a un semplice dissenso politico. Le ha definite “illegittime e irricevibili” perché basate sul vecchio regolamento comunale, ormai superato, e ha polemizzato frontalmente con la natura stessa degli organismi che si intendeva istituire. Secondo Gubbiotti, il nuovo regolamento non prevede in alcun modo la possibilità di dar vita a commissioni d’inchiesta che finiscano per sostituirsi alla Procura della Repubblica nell’indagare su affari e rapporti di soggetti privati. "Stiamo scivolando su un terreno che non appartiene a quest’aula – ha argomentato – e il rischio concreto è quello di esporre il Comune a iniziative legali che potrebbero costare care alle casse pubbliche".
Le sue parole non hanno scalfito la determinazione della maggioranza. La consigliera Francescangeli ha difeso la legittimità degli atti appellandosi al principio tempus regit actum, sostenendo che il regolamento precedente – in vigore al momento della stesura delle mozioni – consentiva pienamente l’istituzione delle commissioni. E ha rilanciato sottolineando l’interesse pubblico palese e ineludibile del Comune, sia per quanto riguarda l’ospedale, sia per quanto attiene alle sorti della Ternana, un patrimonio collettivo che appartiene all’intera comunità.
Al momento di entrare nel vivo della discussione sulla Ternana e sulla famiglia Rizzo, gran parte dei consiglieri di opposizione ha scelto la strada della rottura: abbandonare l’aula. In sala sono rimasti, oltre ai banchi della maggioranza, soltanto i consiglieri Ferranti e Orsini, che pure in sede di dibattito avevano espresso forti perplessità sull’opportunità di utilizzare una commissione consiliare per indagare sui rapporti privati tra la presidente della Regione e la famiglia Rizzo, ma che hanno ritenuto di non sottrarsi al confronto.
Il consigliere di maggioranza Batini ha stigmatizzato con parole dure il gesto delle opposizioni, leggendolo come una fuga dalle responsabilità: “Tutti gli altri sono usciti per non dare modo a una chiarezza che poi credo che i cittadini di Terni abbiano necessità di avere”. Un’accusa di aver voltato le spalle alla città proprio nel momento in cui si cercava di accendere un faro su vicende che toccano il cuore dell’identità cittadina.
Anche il sindaco Bandecchi ha rincarato la dose, allargando il ragionamento alle possibili conseguenze economiche per l’ente: “Io non capisco come le opposizioni se ne possono andare. I cittadini tireranno le loro somme”. E poi, con un passaggio che suonava come un avvertimento neppure troppo velato: “se non viene fuori chiarezza questo comune si potrebbe anche prendere una causa”.
La giornata politica si chiude con le dichiarazioni che il sindaco Stefano Bandecchi aveva rilasciato già in mattinata fuori da Palazzo Spada, prima che il Consiglio entrasse nel vivo della discussione. Intercettato dai giornalisti sul tema della Ternana e sulla scadenza del 13 maggio - data in cui si attende di conoscere se qualcuno presenterà un’offerta concreta per rilevare la società e coprire i debiti necessari all’iscrizione al prossimo campionato - Bandecchi non ha nascosto il proprio scetticismo: “Ragazzi, la Ternana è l’argomento peggiore in assoluto, nel senso che è uscita dai playoff e non lo so, aspettiamo il 13, i curatori stanno lavorando, questo so e quindi come voi aspetto di vedere se qualcuno evidentemente ha deciso di spendere questi 8.8 milioni, più 200mila euro. Detto questo io purtroppo non ho delle belle speranze”.
Frasi che svelano un pessimismo di fondo sulla possibilità che si materializzi un acquirente disposto a farsi carico di una situazione debitoria così pesante. Parole che arrivano dopo che in aula lo stesso sindaco aveva già spento ogni speculazione su un suo possibile intervento diretto: “Lo dico a quelli che aspettano che Bandecchi vada a pagare adesso 8 milioni per salvare la Ternana. Beh, così ci risponderemo tutti insieme. Il 13 Bandecchi non andrà sicuramente a fare questa offerta”.