Una battaglia vinta per il sistema scolastico cittadino di Terni. Con un intervento che riconosce la specificità del capoluogo, il commissario ad acta per il dimensionamento della rete scolastica ha accolto le istanze dell’amministrazione comunale, scongiurando nuovi accorpamenti tra le direzioni didattiche. Una decisione che arriva dopo mesi di confronto e preoccupazioni, e che di fatto preserva l’attuale assetto, considerato un pilastro educativo radicato nei quartieri. “Sul dimensionamento scolastico il commissario ci ha dato ragione”, è il commento a caldo dell’assessore alla Scuola, Viviana Altamura. “A Terni le quattro direzioni didattiche hanno numeri sufficienti per garantirne l’autonomia”.
La scelta evita, in particolare, l’ipotesi più critica sul tavolo: la fusione tra i circoli De Filis e Don Milani, che avrebbe dato vita a un unico istituto con oltre undici plessi sparsi per la città. Un gigante frammentato e, secondo l’amministrazione, poco funzionale. “Accorpare istituzioni scolastiche di grandi dimensioni e geograficamente distanti sarebbe stata una scelta poco funzionale e penalizzante”, argomenta l’assessore. Un rischio concreto per la qualità del servizio: “Una scuola eccessivamente frammentata rischierebbe di perdere quella capacità di relazione, di governance educativa e di prossimità che sono elementi essenziali”.
La posizione del Comune di Terni poggia su una premessa storica. La città, negli anni, ha già sostenuto un peso significativo nel processo di razionalizzazione della rete scolastica, soprattutto per quanto riguarda gli istituti superiori. L’assessore Altamura non dimentica gli sforzi passati: “È sufficiente ricordare l’unione del liceo Classico con il liceo Artistico, l’accorpamento tra l’Istituto per Geometri e l’Istituto Tecnico Tecnologico, fino alla fusione tra il Casagrande e il Cesi”. Operazioni complesse, che hanno ridisegnato il volto dell’istruzione secondaria ternana e che, si fa notare, hanno già richiesto “un notevole sforzo di adattamento da parte della città”.
Proprio partendo da questo bilancio consolidato, l’amministrazione ha impostato la sua opposizione a ulteriori tagli nel segmento delle primarie. Le quattro direzioni didattiche, presidi educativi capillari e radicati, sono state difese a spada tratta. “Rappresentano presìdi educativi fondamentali”, sottolinea Altamura, “capaci di garantire continuità, prossimità e qualità dell’offerta formativa”. La scuola, si osserva, non è un mero esercizio contabile di numeri e bilanci, ma un organismo vivo la cui efficacia passa attraverso la relazione e la vicinanza al territorio.
La delibera del commissario ad acta non è quindi caduta nel vuoto, ma ha ascoltato le argomentazioni tecniche e politiche portate dal Comune. Un esito accolto con “soddisfazione” dall’assessore, che nel provvedimento legge il riconoscimento di una condizione particolare. “Il commissario ha valutato con attenzione e responsabilità la specificità della condizione di Terni”, spiega Altamura, “riconoscendone il ruolo di capoluogo di provincia e la necessità di una tutela particolare”.
La decisione viene interpretata come un atto di equilibrio, che guarda ai dati ma anche al tessuto sociale che quelle scuole sorreggono e che da esse è sorretto. Un ringraziamento va proprio alla commissione per “aver compreso la situazione ternana nella sua complessità, operando una scelta equilibrata e rispettosa del lavoro svolto negli anni dalla comunità scolastica cittadina”. Il principio guida, ribadito con forza, rimane uno solo: il superiore interesse degli studenti. “Le decisioni in materia di scuola devono avere come unico punto di riferimento il bene degli studenti”, conclude l’assessore. “La scuola non è un semplice dato numerico, ma un luogo di crescita, relazione e futuro. È su questo principio che il Comune di Terni continuerà a muoversi”. La linea è tracciata, e per ora le scuole ternane dei più piccoli possono tirare un sospiro di sollievo, preservando la propria autonomia e identità.