03 May, 2026 - 08:30

A Terni l’intervento robotico multidisciplinare dopo tumore e radioterapia che ridefinisce i limiti della chirurgia

A Terni l’intervento robotico multidisciplinare dopo tumore e radioterapia che ridefinisce i limiti della chirurgia

Un campo anatomico segnato da radiazioni, cicatrici e aderenze che cancellano i piani di clivaggio naturali. È qui che, nei giorni scorsi, all’Ospedale Santa Maria di Terni, si è consumata una sfida chirurgica definita dagli stessi protagonisti di “straordinaria complessità” . Due équipe hanno lavorato fianco a fianco - Urologia e Chirurgia generale - per affrontare una fistola vescico-rettale, condizione rara e altamente invalidante, in un paziente già sottoposto in passato a prostatectomia radicale, radioterapia pelvica e confezionamento di una colostomia temporanea. A guidare la procedura, interamente condotta con piattaforma robotica, i direttori delle due strutture: il dottor Alberto Pansadoro (Urologia) e il dottor Giovanni Tebala (Chirurgia generale). Il risultato è un intervento mininvasivo che ha consentito di rimuovere la vescica, riparare la comunicazione anomala tra vescica e retto e ricostruire i piani anatomici, con un decorso post-operatorio regolare e il paziente oggi in buone condizioni cliniche.

L’odissea clinica di un paziente già segnato da recidive e trattamenti radianti

La storia sanitaria dell’uomo - di cui l’ospedale non fornisce generalità - era già costellata di passaggi critici. Inizialmente trattato con prostatectomia radicale per una neoplasia prostatica, aveva successivamente ricevuto un ciclo di radioterapia locale e, a causa di una lesione del retto, i chirurghi gli avevano confezionato una colostomia temporanea. A rendere il quadro ancora più severo si era aggiunto, in altra sede, il trattamento di una stenosi uretrale e, infine, la comparsa di una fistola vescico-rettale, una comunicazione patologica tra la vescica e l’ultimo tratto dell’intestino che provoca incontinenza fecale e urinaria, infezioni ricorrenti e una compromissione profonda della qualità di vita.

“Si è trattato di un intervento ad altissima complessità”, spiegano i chirurghi dell’Azienda Ospedaliera ternana, “reso possibile dalla stretta collaborazione tra specialisti di diverse branche e dall’utilizzo di tecnologie all’avanguardia”. Una complessità legata non solo alla natura della fistola, ma anche e soprattutto alle condizioni del campo operatorio. I tessuti su cui Pansadoro e Tebala hanno dovuto lavorare erano profondamente alterati: le aderenze intestinali, esito dei precedenti interventi chirurgici e del trattamento radiante, avevano trasformato l’anatomia in un terreno fibrotico ad alto rischio di lesioni intraoperatorie. La radioterapia, in particolare, riduce la vascolarizzazione dei tessuti e ne compromette la capacità di cicatrizzazione, aumentando la probabilità di deiscenze e infezioni post-operatorie quando si tentano approcci demolitivi tradizionali.

Bracci robotici e ricostruzione anatomica: come la tecnologia ha permesso di risparmiare l’invasività 

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È qui che la scelta della piattaforma robotica ha fatto la differenza. L’intervento è stato eseguito per intero con un approccio mininvasivo, senza le grandi incisioni che avrebbero richiesto una laparotomia classica in un contesto tanto compromesso. I bracci robotici, controllati in console dai due chirurghi, hanno permesso una dissezione estremamente precisa e delicata dei piani fibrotici, con una visione tridimensionale ingrandita e una capacità di movimento che supera i limiti della mano umana. In questo modo è stato possibile isolare e rimuovere la vescica, identificare il tragitto della fistola e procedere alla sua riparazione, ricostruendo infine i piani anatomici in modo stabile.

La chirurgia robotica consente oggi di affrontare situazioni che fino a pochi anni fa avrebbero richiesto approcci molto più invasivi e gravati da maggiori complicanze”, continuano i professionisti. Il vantaggio non è solo intraoperatorio: la riduzione del traumatismo tissutale si traduce in un decorso post-operatorio più rapido, con minore dolore e una ripresa funzionale più precoce. Nel caso specifico, il decorso è stato regolare e il paziente, già dimesso o in fase avanzata di riabilitazione, mostra condizioni cliniche buone, a testimonianza dell’efficacia dell’approccio adottato.

La regia multidisciplinare è stata l’altro pilastro. La compresenza in sala operatoria dei due direttori - Pansadoro per la componente urologica e Tebala per quella di chirurgia digestiva e ricostruttiva - ha permesso di gestire in tempo reale ogni criticità, senza dover differire le decisioni a tempi operatori successivi. Un modello organizzativo che l’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni sta consolidando proprio per i casi complessi, in cui la singola specialità non è sufficiente a coprire l’intero spettro di problemi.

A suggellare il risultato è il commento del Direttore Generale, Andrea Casciari: “Questo caso rappresenta un esempio concreto di eccellenza chirurgica e di come l’innovazione tecnologica, unita all’esperienza clinica e alla collaborazione multidisciplinare, possa offrire nuove possibilità di cura anche nei casi più complessi, migliorando significativamente il decorso postoperatorio e la qualità di vita dei pazienti”. Parole che collocano l’intervento non come un episodio isolato, ma come un tassello di una strategia più ampia, in cui la robotica diventa strumento abilitante per portare la mano del chirurgo là dove fino a ieri sarebbe stato troppo rischioso avventurarsi. A Terni, su un campo operatorio già segnato da due anni di calvario clinico, quella scommessa è stata vinta.

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Federico Zacaglioni
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