26 Apr, 2026 - 07:50

Terni, la Cgil apre il vertice sulla crisi: “Salari e lavoro, serve un nuovo modello di sviluppo”

Terni, la Cgil apre il vertice sulla crisi: “Salari e lavoro, serve un nuovo modello di sviluppo”

Sala gremita a Palazzo Primavera. La Cgil riunisce sindacati, imprese e istituzioni. Obiettivo: proposte concrete contro la crisi economica e sociale che morde città e provincia. L’iniziativa rientra nella vertenza territoriale aperta a inizio anno.

Non è l’ennesimo convegno rituale. Qui si parla di numeri che pesano come macigni: salari bassipensioni inadeguate, servizi  che secondo il sindacato sarebbero in caduta libera. E sullo sfondo, il conflitto mediorientale che rischia di aggravare ulteriormente una situazione già tesa. Terni, un tempo cuore pulsante dell’acciaio e della manifattura, prova a ritagliarsi un ruolo da protagonista nelle strategie dell’Italia centrale. Ma per farlo, avverte la Cgil, occorre cambiare passo.

“Salari e servizi, la fotografia è preoccupante”: l’allarme di Cipolla

Ad aprire i lavori è Claudio Cipolla, segretario generale della Cgil di Terni. Non usa mezzi termini. Ricorda il percorso avviato nei primi mesi dell’anno e mette sul tavolo i dati che raccontano un territorio in affanno. “Lo stato di crisi di Terni e di tutta la provincia - ha ribadito Cipolla - merita risposte e un cambio di politiche. Ci sono gravi problemi non solo in termini di salari e pensioni, ma anche rispetto a un arretramento dei servizi”.

L’invito è chiaro: servono risposte concrete, non annunci. E la Cgil le sue proposte le ha preparate. Un nuovo modello di sviluppo che parta dai bisogni delle persone, non dalle rendering politici. “Oggi vogliamo sollecitare queste risposte e mettere in campo anche le nostre proposte per un nuovo modello di sviluppo e per rispondere ai bisogni e alle necessità delle persone di questo territorio”, ha aggiunto Cipolla.

Lavoro, giovani e innovazione: la ricetta della Cgil Umbria

Prende la parola Maria Rita Paggio, segretaria generale della Cgil Umbria. Il suo intervento sposta il focus sul futuro. E lo fa senza retorica. “Questa iniziativa - ha aggiunto Paggio - guarda al futuro di questo territorio, soprattutto sul versante delle politiche industriali e dei servizi, per un nuovo modello di sviluppo che metta al centro il lavoro, sicuro e adeguatamente retribuito”.

Il nodo, per Paggio, è uno su tutti: trattenere i giovani. Fuori dalla provincia, dentro a un progetto che dia prospettive. “Che consenta così di trattenere i giovani, che investa le poche risorse a disposizione in ricerca e innovazione e che dia quindi la prospettiva di un cambiamento strutturale di cui questa regione ha un urgente bisogno”.

Dall’altra parte del tavolo, Mauro Franceschini, presidente di Confartigianato Terni, porta il punto di vista delle imprese. Piccole e medie, quelle che tengono in piedi il tessuto produttivo locale. Nessuna contrapposizione ideologica, ma la consapevolezza che senza lavoro sicuro e pagato bene non c’è sviluppo che tenga.

De Rebotti: “Se funziona Terni, funziona l’Umbria”

Il confronto si fa più denso quando sale in cattedra Francesco De Rebotti, assessore regionale allo Sviluppo economico. Lui ascolta. Poi risponde. E la sua promessa è chiara: convergenza possibile. “Sono venuto ad ascoltare attentamente le proposte della Cgil per questo territorio - ha affermato De Rebotti - che può essere un vero propulsore per tutta la regione. Se funziona Terni funziona anche l’Umbria”.

Parole che non cadono nel vuoto. Perché Terni, in questo momento, ha bisogno di segnali concreti. E l’assessore lo sa. “Per questo, sia sul tema dello sviluppo economico, delle nuove frontiere e delle nuove opportunità, ma anche delle tante difficoltà delle nostre imprese e sul tema dei servizi per i cittadini, cercheremo di trovare una convergenza per poter poi lavorare nei prossimi giorni e nei prossimi mesi in maniera più approfondita”.

Un impegno a breve termine. Quello che serve, in una fase in cui la pazienza delle comunità è messa a dura prova.

Ferrari: difendere salari e posti di lavoro, costruire una politica industriale condivisa

A chiudere la giornata è Christian Ferrari, segretario nazionale della Cgil. Il suo intervento ha il sapore di una sintesi, ma anche di un programma. Non si parla solo di Terni, ma del Paese intero. Con un’avvertenza: la crisi internazionale si farà sentire, eccome.

“Come in tutta Italia - ha concluso Ferrari - rilanciamo la nostra proposta per cambiare il modello di sviluppo. Lo facciamo soprattutto in un momento così difficile per il nostro Paese, in cui la crisi sociale, salariale, industriale rischia di diventare ancora più acuta per effetto delle ricadute dirompenti del conflitto in Medioriente”.

Poi elenca tre punti, secchi come una consegna. Primo : difendere salari e pensioni. Secondo : difendere i posti di lavoro nelle realtà produttive. Terzo : costruire una politica industriale a tutti i livelli, nazionale e territoriale.

“Mettere assieme le parti sociali e le forze vive dei nostri territori e del nostro Paese per delineare una prospettiva di rilancio e di sviluppo”.

Non uno slogan. Una strada obbligata, secondo la Cgil. Per Terni, per l’Umbria, per un’Italia centrale che non può più aspettare. La sala di Palazzo Primavera, gremita fino all’ultimo posto, ha dato il suo segnale. Ora la parola passa ai fatti.

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Federico Zacaglioni
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