10 May, 2026 - 09:00

Terni, il centro non trattiene più: il 60% dei visitatori scappa entro un’ora e metà ha oltre 55 anni

Terni, il centro non trattiene più: il 60% dei visitatori scappa entro un’ora e metà ha oltre 55 anni

Non è più tempo di aggettivi. Per il centro di Terni quello che resta è il responso essenziale dei numeri. E quei numeri, messi in fila per la prima volta in modo scientifico, raccontano di un cuore urbano che brucia le presenze in fretta, spesso senza lasciare traccia. Lo studio firmato da Confcommercio Terni e costruito attraverso le rilevazioni della piattaforma Cities - attiva dal giugno 2024 - consegna alla città un’istantanea che suona come una verifica di bilancio: il 60 per cento di chi entra in centro si ferma al massimo un’ora. Più di un quarto del totale, il 26 per cento, non supera i quindici minuti. Un passaggio, non una sosta. Una città di transito che fatica a diventare destinazione.

Il nodo è tutto lì, in quell’ora che separa un visitatore da un frequentatore. I dati, raccolti attraverso sensori e modelli di mobilità che distinguono le presenze dei non residenti per età, provenienza e tempo medio di permanenza, restituiscono una fisionomia precisa. Nei giorni feriali la metà esatta dei visitatori - il 49 per cento - ha più di 55 anni. La componente che si muove con esigenze e ritmi propri, e che oggi rappresenta la spina dorsale del centro, ma anche il segnale di un ricambio generazionale ancora tutto da scrivere.

(Stefano Lupi e Maria Bruna Fabbri di Confcommercio Terni)

Un frequentatore anziano e di passaggio: l’identikit del centro feriale secondo i dati di Confcommercio Terni

Ciò che lo studio mette in fila non è soltanto un profilo demografico: è la controprova della distanza che separa il centro reale da quello immaginato. La fascia 35-44 anni, quella che identifica il segmento “famiglie” e che in qualsiasi piano di rivitalizzazione urbana rappresenta un target strategico, incide per un modestissimo 13 per cento sul totale delle presenze. La percentuale rimane costante lungo tutta la settimana, segno di una partecipazione strutturalmente bassa, non legata a singole giornate o a eventi.

A bilanciare parzialmente il quadro arrivano i giovani, la classe 18-34 anni, che nel fine settimana registrano un incremento medio del 30 per cento. Un rialzo reale, che tuttavia non si trasforma - sostiene Confcommercio Terni - in una polarità stabile, in un presidio di socialità continuativa. Sabato e domenica il centro si anima, ma già dal lunedì la marea si ritira. Rimane lo scheletro di una città che sfiora i problemi senza presidiarli.

La piattaforma Cities, attivata nell’ambito del progetto omonimo, fornisce all’associazione di categoria dal giugno 2024 dati oggettivi sulla mobilità delle persone nel cuore urbano. L’obiettivo dichiarato è utilizzare queste informazioni come base per politiche urbane integrate, abbandonando la stagione degli slogan per entrare in quella della pianificazione basata sui fatti. “La messa a sistema di questi dati, con quelli in possesso dell’amministrazione comunale, può orientare in maniera più efficace le politiche urbane integrate, migliorando attrattività e vivibilità del centro cittadino e consentendo di monitorare l’effettiva efficacia delle misure adottate”, si legge nel comunicato ufficiale di Confcommercio Terni.

L’assunto di partenza è che il centro non sia un semplice perimetro da preservare, ma un asset competitivo da far rendere. E come qualsiasi asset ha bisogno di un business plan: scelte su dove investire, quali servizi concentrare, come distribuire eventi e funzioni e come misurarne il ritorno. Trasformare il centro storico in un organismo capace di attrarre e trattenere, non solo di accogliere per un caffè o una pratica allo sportello.

Permanenza media sotto un’ora e nuove funzioni urbane: perché non bastano negozi, bar e ristoranti

La permanenza media misurata da Cities è un indicatore tanto semplice quanto spietato. Se il 60% dei visitatori consuma la propria presenza in meno di un’ora e più di un quarto non supera il quarto d’ora, significa che la ragione prevalente per entrare in centro è ancora oggi strumentale: una commissione, un appuntamento, un passaggio obbligato. È qui che Confcommercio Terni appoggia il ragionamento sulla seconda gamba della sua proposta, quella legata ai servizi e alle funzioni urbane. “L’offerta di beni e servizi rappresenta una condizione necessaria, ma non sufficiente ai fini dell’attrattività del centro”, sintetizza l’analisi. Tradotto: non bastano negozi, bar o ristoranti. Qualità e varietà restano imprescindibili, ma il cuore della città deve tornare a essere il luogo dove le persone scelgono di restare, non dove sono costrette a transitare.

Per farlo servono servizi pubblici efficienti e innovativi, spazi culturali integrati, attività formative, luoghi per il tempo libero e nuove forme di socializzazione. L’associazione cita esplicitamente alcuni contenitori già presenti nel perimetro urbano - la Bibliomediateca, l’Anfiteatro Fausto, il CAOS, la Foresteria, le piazze e le aree verdi - e li indica come possibili motori di comunità. Li chiama “contenitori culturali da valorizzare”, ma dietro l’espressione tecnica si legge un appello a non sprecare ciò che è già dentro la cinta storica. Spazi che potrebbero vivere anche grazie a modelli di collaborazione pubblico-privata e che, nella prospettiva indicata, vedrebbero l’università come “produttore di città”, capace di attrarre studenti, ricercatori e nuova residenzialità, generando presidio e domanda culturale.

Eventi, turismo e il nodo irrisolto del collegamento con la Cascata delle Marmore

Più delicato è il fronte della programmazione degli eventi. I dati di Cities restituiscono una caratterizzazione locale ancora molto forte: la stragrande maggioranza del pubblico proviene da Terni e dalla provincia; minima la presenza di visitatori da altre aree dell’Umbria o da fuori regione. In pratica, la città parla quasi soltanto a sé stessa. Funziona meglio quando l’evento si lega alle manifestazioni sportive - è l’unica combinazione che sta producendo attrattività extra-territoriale - mentre resta debolissimo il collegamento con la Cascata delle Marmore, che pure continua a generare volumi di turismo significativi ma che, denuncia Confcommercio Terni, non trovano riflesso nel centro urbano.

L’associazione lo scrive senza giri di parole: “Manca ancora una strategia organica capace di valorizzare pienamente il potenziale del territorio”. Una strategia che, nei fatti, dovrebbe superare la frammentazione delle iniziative e costruire una governance condivisa tra soggetti pubblici e privati, allargata anche ai comuni limitrofi.

Per invertire la rotta, l’analisi suggerisce di investire su un calendario di eventi artistici, culturali e musicali da far scorrere per tutta la stagione estiva, con uno sguardo almeno nazionale. L’obiettivo dichiarato è duplice: intercettare i flussi turistici già presenti in regione e nelle aree limitrofe e, insieme, frenare l’abbandono della città da parte dei residenti nei mesi più caldi. Terni, in questa visione, si candiderebbe a diventare un hub di spettacoli e cultura serale, concentrando le risorse oggi frammentate in un’unica regia. L’esperienza del Baravai è citata come modello concreto da cui ripartire, ma con un ampliamento della varietà delle iniziative e con una reale integrazione tra pubblico e privato già dalla fase di progettazione.

Collaborazione pubblico-privato e programmi pluriennali: l’appello di Confcommercio all’amministrazione comunale

C’è poi il tema più scivoloso, quello che tocca direttamente i rapporti con Palazzo Spada. A distanza di un anno dall’approvazione del Protocollo d’Intesa per la Rigenerazione Urbana - firmato tra Confcommercio Terni e Comune di Terni proprio per sviluppare strumenti di pianificazione partecipata e collaborazione negli investimenti - l’associazione denuncia un’inerzia che va oltre le normali divergenze politiche. Il verdetto è misurato ma netto: “La cultura della collaborazione deve ancora permeare una parte significativa dell’amministrazione comunale”. Servono, scrivono, maggiore capacità amministrativa, competenze tecniche adeguate e una struttura organizzativa capace di sostenere politiche urbane complesse, cioè il contrario degli interventi per frammenti e per singole emergenze.

È per questo che Confcommercio Terni chiede programmi pluriennali condivisi con le associazioni di rappresentanza, legati non al singolo mandato ma a un orizzonte di legislatura e oltre. Perché le politiche urbane, viene spiegato, sono “per definizione, politiche lente” e non possono essere ridotte a soluzioni semplici o di immediato consenso. I tempi lunghi della riqualificazione - manutenzione dello spazio pubblico, sicurezza, pulizia, verde urbano, promozione, sostegno all’economia di prossimità - devono essere messi in relazione tra loro, sottratti all’episodicità e governati con metodo stabile.

Il messaggio finale dell’associazione è l’appello a una città che torni a pensarsi come capoluogo, con la sua identità manifatturiera ma anche con il riconoscimento pieno del valore dell’economia urbana, fatta di relazioni, servizi, capacità di tessere legami anche fuori dai propri confini. “Collaborare significa condividere dati, conoscenze e risorse, mobilitando anche investimenti privati verso obiettivi strategici che uniscano sviluppo economico e coesione sociale”. 

AUTORE
foto autore
Federico Zacaglioni
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE