13 Mar, 2026 - 14:00

Case popolari a Terni, Bandecchi sfida la burocrazia: ispezioni coi sindacati per sbloccare 600 alloggi sfitti

Case popolari a Terni, Bandecchi sfida la burocrazia: ispezioni coi sindacati per sbloccare 600 alloggi sfitti

Sono circa seicento gli alloggi di edilizia residenziale pubblica che nel territorio ternano risultano attualmente non occupati. Un numero che, in una fase di acuta emergenza abitativa, rappresenta un paradosso gestionale e un problema sociale di prima grandezza. Per provare a risolverlo, il sindaco Stefano Bandecchi ha annunciato un cambio di passo operativo: superare i tradizionali iter burocratici e procedere a un censimento fisico degli immobili, coinvolgendo direttamente i rappresentanti degli inquilini. L'annuncio è arrivato al termine di un incontro convocato a Palazzo Bazzani con i sindacati degli inquilini di CGIL, CISL e UIL, durante il quale il primo cittadino ha illustrato la proposta di un tavolo di lavoro congiunto. L'obiettivo dichiarato è verificare lo stato di ogni singolo alloggio libero, valutarne le necessità di manutenzione e procedere con rapidità agli interventi per renderli immediatamente assegnabili.

“È l’ora della sveglia, non dell’arrotino”: Bandecchi cambia metodo sulle case popolari

“È arrivato il momento non dell'arrotino, ma della sveglia” , ha dichiarato Bandecchi, sintetizzando con una metafora la volontà di abbandonare logiche di intervento frammentario per adottare un approccio sistemico. Il nuovo metodo si basa su un'azione capillare: “Andrò a vedere casa per casa cosa e quali sono le case libere, di cosa necessitano, le metteremo a posto e daremo le case” . L'iniziativa si propone di aggirare lo stallo determinato, secondo l'amministrazione, dalla cronica insufficienza di risorse messe a disposizione per le manutenzioni da parte degli enti preposti al controllo. L'obiettivo finale, nelle intenzioni del sindaco, è garantire la piena occupazione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica cittadino. “Vorrei tutte le case occupate dai più fragili” , ha aggiunto, anticipando che il modello operativo sperimentato a Terni potrebbe essere proposto come esempio per altre realtà nazionali.

Il tavolo con i sindacati e l'ispezione casa per casa per superare lo stallo delle manutenzioni

Il cuore della proposta risiede nel meccanismo operativo che si intende attivare. Il tavolo di lavoro congiunto con le associazioni sindacali degli inquilini avrà il compito di trasformare la segnalazione dei problemi in un'azione amministrativa tempestiva. L'idea è quella di procedere a una verifica puntuale, unità immobiliare per unità immobiliare, per distinguere tra gli alloggi che necessitano di semplici interventi di manutenzione ordinaria e quelli che richiedono riparazioni più complesse. Questo approccio “casa per casa” mira a bypassare le lungaggini burocratiche che, di fatto, mantengono vuoti centinaia di appartamenti mentre le liste d'attesa si allungano.

Secondo i dati discussi durante l'incontro, il fenomeno degli alloggi sfitti a Terni incide pesantemente sul totale regionale: su circa mille alloggi popolari non occupati in tutta l'Umbria, la quota maggiore si concentra proprio nel ternano. Una situazione che il sindaco attribuisce principalmente alla mancanza di fondi per la manutenzione straordinaria, una competenza che fa capo alla Regione e all'agenzia regionale ATER.

Il rapporto con la Regione: numeri e competenze al centro del confronto istituzionale

La mossa del sindaco si inserisce in un quadro di relazioni istituzionali complesse con la Regione Umbria, da cui dipartono le risorse e le linee di indirizzo per la gestione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica. Negli ultimi mesi, il confronto tra Palazzo Spada e la sede regionale si è fatto serrato, con reciproche sollecitazioni sulle rispettive competenze.

Da un lato, l'amministrazione comunale lamenta una disparità di trattamento negli investimenti per la manutenzione straordinaria, segnalando come interventi di ristrutturazione siano stati realizzati in altri capoluoghi umbri come PerugiaFoligno e Città di Castello, mentre a Terni molti cantieri sarebbero rimasti indietro. Dall'altro lato, dalla Regione è arrivata una replica puntuale: l'assessore regionale Fabio Barcaioli ha evidenziato come parte della responsabilità sugli alloggi vuoti ricada su intoppi burocratici di competenza comunale. In particolare, è stato segnalato il mancato utilizzo di una trentina di appartamenti già ristrutturati e potenzialmente agibili, il cui iter di assegnazione sarebbe bloccato dalla mancata convocazione, dal luglio 2025, della commissione preposta all'aggiornamento delle graduatorie. A ciò si aggiungono i ritardi sui cantieri di San Lucio, le cui procedure di assegnazione rischiano di slittare fino al 2026.

Al di là del confronto istituzionale, l'iniziativa annunciata dal sindaco rappresenta un tentativo concreto di incidere sul problema abitativo dal basso, attraverso un'azione diretta di censimento e messa in pristino degli alloggi. L'esito delle ispezioni congiunte e la capacità di trasformare le case vuote in abitazioni disponibili per le fasce più deboli della popolazione costituiranno il banco di prova del nuovo metodo annunciato da Bandecchi. L'obiettivo dichiarato resta quello di ridurre drasticamente il numero degli alloggi sfitti, rispondendo in modo strutturale all'emergenza abitativa che attanaglia la città.

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Federico Zacaglioni
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