Non più soltanto il binomio reato-pena, ma un percorso dove la ricucitura del tessuto sociale diventa parte integrante della risposta dello Stato. Terni si prende la scena e si candida a laboratorio di civiltà giuridica per l’intera regione: ha aperto ufficialmente i battenti questa mattina, in via dell’Aquila 6, il nuovo Centro di giustizia riparativa. La struttura, istituita dal Comune in attuazione del decreto legislativo n. 150/2022 – il perno della riforma Cartabia – non è un semplice sportello, ma il punto di riferimento per l’intero distretto della Corte d’appello di Perugia. L’Umbria si colloca così tra le prime regioni italiane a rendere operativo un modello di giustizia che guarda oltre la sanzione, abbracciando la responsabilizzazione e la cura del legame infranto.

Il servizio nasce da una coprogettazione tra l’amministrazione comunale e l’Ismes (Istituto di mediazione sistemica), e mette insieme un tavolo istituzionale di prim’ordine: la Regione Umbria, il Ministero della Giustizia, gli istituti di pena, i tribunali del territorio, l’Università degli Studi di Perugia, l’Uepe e l’Ussm di Terni e Perugia. La vera novità sta nella possibilità concreta, per la vittima e per chi è indicato come autore dell’offesa, di partecipare liberamente, in modo consensuale, attivo, volontario e del tutto gratuito, alla risoluzione delle questioni nate dal reato.
Il cuore pulsante del Centro di via dell’Aquila è un’équipe composta da 8 mediatori esperti, iscritti all’albo e formati per condurre programmi di mediazione e dialogo riparativo, affiancati da 3 mediatori culturali pronti a intervenire in caso di necessità. Una squadra che dovrà garantire imparzialità, riservatezza ed equiprossimità tra le parti. Non un giudice terzo, ma un professionista capace di creare uno spazio protetto in cui l’ascolto reciproco possa trasformare la domanda di giustizia in un’assunzione di responsabilità.
Alla cerimonia inaugurale, il mondo della giustizia e delle istituzioni locali si è presentato compatto. La presidente del consiglio comunale Sara Francescangeli non ha usato giri di parole per spiegare il cambio di paradigma: “Quando la giustizia senza rinunciare a perseguire e punire i reati assume una funzione salvifica e di cura, nasce la giustizia riparativa. È una funzione socialmente rilevante che ci libera dallo stigma e il pregiudizio nei confronti del reo e che restituisce a tutti noi una società più sicura e coesa. In questa partita Terni assume un ruolo di protagonista in sinergia e collaborazione con tutte le istituzioni del territorio e della giustizia”.
Un protagonismo che poggia su fondamenta solide, come ha ricordato l’assessore al Welfare Alessandra Salinetti, puntando i riflettori sull’asse con il mondo accademico: “Con l’apertura del Centro, il Comune di Terni consolida il proprio impegno nelle politiche di inclusione, tutela delle persone e coesione sociale, contribuendo all’attuazione di un modello di giustizia orientato non soltanto alla sanzione, ma anche alla responsabilità, alla riparazione del danno e al reinserimento sociale”.
La dimensione formativa è il secondo pilastro su cui si regge il progetto. L’amministrazione comunale ha avviato interlocuzioni con l’Università degli Studi di Perugia per definire un accordo quadro che non si limiti alla promozione della cultura riparativa, ma che entri nel vivo della preparazione professionale. L’ateneo sta valutando l’istituzione di un master universitario con sede proprio a Terni, pensato per sfornare mediatori esperti in programmi di giustizia riparativa. Un investimento che punta a radicare in Umbria competenze specifiche, riducendo la distanza tra i principi della riforma e la loro applicazione nei procedimenti penali.
Sul fronte della cabina di regia regionale, l’assessore regionale al Welfare Fabio Barcaioli ha tracciato la strada di un lavoro condiviso che non si esaurisce nel perimetro comunale: “L’avvio del Centro di giustizia riparativa a Terni e la costituzione della cabina di regia regionale aprono una fase di lavoro condiviso che coinvolge in primo luogo l’autorità giudiziaria, insieme agli enti locali, all’università, al terzo settore e alle realtà professionali del territorio. La Regione Umbria si colloca come elemento di raccordo, con la responsabilità di favorire il dialogo tra soggetti diversi e di accompagnare un percorso che richiede coordinamento e continuità”. L’obiettivo dichiarato è costruire un quadro comune in cui ogni istituzione mantenga il proprio ruolo, contribuendo in modo ordinato allo sviluppo di percorsi di reinserimento sociale.
A dare la misura della rilevanza nazionale dell’operazione è stato Claudio Ferrari, dirigente dell’ufficio giustizia riparativa del Ministero della Giustizia, che ha ringraziato il Comune per l’invito, sottolineando come quello di Terni sia “uno dei 36 Centri a livello nazionale finanziati dal Ministero della Giustizia, che ha dato impulso e attuazione alla riforma organica in tema di giustizia riparativa, all’esito di un intenso lavoro della conferenza nazionale presieduta dal vice ministro Francesco Paolo Sisto e dalle conferenze locali”. Un tassello, dunque, di un mosaico più ampio, in cui la forte sinergia interistituzionale ha permesso di raggiungere un traguardo operativo non scontato.
L’accesso ai programmi – dalla mediazione con la vittima fino al dialogo riparativo allargato ai gruppi parentali – è garantito senza discriminazioni e senza preclusioni legate alla gravità del reato. Lo prevede l’articolo 129 bis del codice di procedura penale, in ogni stato e grado del procedimento, fino alla fase esecutiva e oltre. Uno strumento che ridisegna i confini della risposta penale, e che da oggi ha in via dell’Aquila la sua casa operativa per tutta l’Umbria.