Una domenica di devastazione all'interno del carcere di Terni. L'ennesimo episodio di violenza che ha visto alcuni detenuti arrivare a distruggere un'intera sezione della media sicurezza con disordini che sono andati per sei lunghe ore con sbarre staccate dai muri, porte blindate danneggiate, arredi e suppellettili devastati. A far scoppiare i disordini, da quanto emerso finora, sembra sia stato un detenuto di origini straniere, trasferito da poco. L'episodio ha riacceso con forza i riflettori sulla situazione del carcere di Sabbione che da anni fa i conti con un costante sovraffollamento e continui trasferimenti da altri istituti, specialmente dalla Toscana.
Nella mattinata di ieri presso l'isitituto di pena ternano si è svolto un incontro tra il Garante per le persone sottoposte a restrizioni della libertà personale per l'Umbria, l'avvocato Giuseppe Caforio, il direttore della struttura Valerio Pappalardo, il comandante di Sabbione Vanda Falconi e il provveditore dell'amministrazione penitenziaria per l'Umbria Liberato Guerriero. Nel pomeriggio è intervenuta anche la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, per un confronto telefonico con il provveditore, constatando la permanenza di "una situazione veramente critica". A dipingere un quadro estremamente allarmante è lo stesso Garante Caforio che con l'Ansa ha riferito di una situazione orami fuori controllo.
Nelle parole del Garante si coglie una profonda preoccupazione. Quelle di domenica scorsa nel carcere di Terni, ha affermato, sono state "scene mai viste in cinque anni".
"Sono state divelte sbarre di ferro pieno, è stato distrutto tutto ciò che si poteva distruggere. Sembrava veramente di trovarsi nell'epicentro di una guerra dove c'era stato un bombardamento" ha riferito. Una furia distruttiva che il personale ha faticato a sedare e di fronte alla quale "non si può continuare" ha sottolineato.
Il Garante ha parlato di una "situazione difficile che sta implodendo e degrada ogni giorno di più". Un'emergenza di fronte alla quale anche la funzione riabilitativa della pena, così come sancito dall'articolo 27 della Costituzione, sembra ormai venir meno "perché credo che ogni giorno si violino i diritti fondamentali delle persone" ha spiegato.
Se è vero che di fronte alla violenza, la repressione è necessaria, ha sottolineato, è altrettanto vero che "la situazione contingente vede un sovraffollamento spropositato che rende percepibile anche le difficoltà della polizia penitenziaria fortemente ridotta d'organico e che si vede costretta a svolgere ruoli che non sono i loro, fanno gli psicologi e gli assistenti morali, cercano di tenere sotto controllo una situazione oggettivamente complicata".
Quello ternano è un carcere deputato all'accoglienza di 425 detenuti al massimo ma al momento ne conta circa 600, di cui oltre 200 trasferiti da istituti di pena della vicina Toscana. Una saturazione che ha mostrato nuovamente tutta la sua pericolosità a cui fa da contraltare la carenza di personale, evidenziata anche da Caforio.
La presidente Proietti su quest'ultimo punto ha chiarito che questa ormai è diventata una prassi insostenibile. "Non può essere più permesso perché va a danno della salute e della sicurezza delle persone che vivono e lavorano all’interno della struttura. L’Umbria, che per tanti anni ha ricevuto troppi trasferimenti dalla regione Toscana, ora non può essere adibita a carcere d’Italia dove vengono trasferiti detenuti da tutte le altre regioni, anche perché il sistema carcerario umbro soffre di sovraffollamento e problemi da troppi anni e il rischio di disordini e violenze è all’ordine del giorno" ha rimarcato. La questione, ha annunciato chiamando in causa il Governo, non può più essere sottovalutata.