16 Jun, 2026 - 17:45

Caso TARI 2014 a Terni: la Corte dei Conti ribalta la condanna, assolti l'ex sindaco Di Girolamo e l'ex assessore Piacenti d'Ubaldi

Caso TARI 2014 a Terni: la Corte dei Conti ribalta la condanna, assolti l'ex sindaco Di Girolamo e l'ex assessore Piacenti d'Ubaldi

La Sezione terza d’appello ha assolto l’ex sindaco Leopoldo Di Girolamo, l’ex assessore al bilancio Vittorio Piacenti d’Ubaldi e gli altri amministratori e dirigenti coinvolti nel presunto “buco” TARI 2014 del Comune di Terni. La sentenza n. 94/2026 ha ribaltato la condanna di primo grado per un ipotizzato danno erariale da oltre mezzo milione di euro legato al mancato incasso della tassa rifiuti. I giudici contabili hanno ritenuto non provate né la colpa grave né il nesso causale tra le scelte politiche dell'ente e i crediti rimasti inesigibili, cancellando ogni responsabilità personale e condannando il Comune a rifondere le spese legali. Una decisione che riscrive la lettura giudiziaria dell’ultima consiliatura di centrosinistra, segnata dalle contestazioni sulla gestione dei tributi locali.

Il ribaltamento della Corte dei Conti: perché le accuse sul danno erariale sono cadute in appello

La decisione del collegio d’appello smonta il cuore della ricostruzione accusatoria che nel 2022 aveva portato a una parziale condanna in primo grado. Al centro del procedimento c’era l’accertamento e la riscossione della TARI relativa al 2014. La Procura contabile dell’Umbria aveva quantificato un danno alle casse pubbliche di 599.301 euro, calcolato sulla differenza rispetto ai crediti ritenuti prescritti e alla quota fisiologica di mancata riscossione degli anni precedenti.

I giudici d'appello hanno però evidenziato che la Procura non ha fornito la prova dell’antigiuridicità della condotta degli appellanti. Secondo la sentenza, mancava la dimostrazione che i soggetti coinvolti avessero tenuto atteggiamenti di grave disinteresse verso la cosa pubblica o una deviazione marcata dai doveri d’ufficio. La Corte ha inoltre rilevato un difetto di motivazione nella prima sentenza, che aveva attribuito le responsabilità in modo indifferenziato, senza descrivere le singole omissioni e la diversa durata degli incarichi.

Da Di Girolamo ai dirigenti tecnici: la linea delle difese e l'esclusione della colpa grave

Il giudizio ha visto l'accoglimento dei ricorsi presentati dall'ex dirigente Andrea Zaccone e, come appellanti incidentali, da Leopoldo Di Girolamo, Vittorio Piacenti d’Ubaldi, Francesco Saverio Vista, Stefania Finocchio, Elena Contessa e Renè Trastulli. In primo grado la sanzione era stata rideterminata in 250 mila euro complessivi. Le tesi dei difensori hanno invece dimostrato la coerenza del quadro regolamentare introdotto dal Comune a partire dal 2014 e l’esistenza di iniziative idonee da parte dei singoli uffici.

L’ex sindaco Di Girolamo, difeso dall'avvocato Patrizia Bececco, ha chiarito che i rallentamenti dipendevano dalla non tempestiva trasmissione dei dati da parte di ASM e da cause oggettive come l'irreperibilità degli utenti. L’ex assessore Piacenti d’Ubaldi, assistito dall'avvocato Anna Befani, ha ribadito la mancanza di competenza regolamentare in capo alla Giunta e la chiarezza dei passaggi amministrativi dell'epoca.

Anche le posizioni dei tecnici sono state lette distintamente. L'ex dirigente Andrea Zaccone, tutelato dall'avvocato Salvatore Francesco Donzelli, ha dimostrato che nel suo periodo di attività la riscossione ordinaria spettava ad ASM. I funzionari Vista, Finocchio e Contessa hanno rimarcato la durata limitata dei mandati e i problemi strutturali legati ai software e alla trasmigrazione delle banche dati. Infine Renè Trastulli, dipendente della partecipata e funzionario responsabile TARI, assistito dai legali Laura Chiappelli e Germano Giannella, ha confermato il proprio ruolo di mero supporto tecnico, esente da funzioni nella riscossione coattiva. Il collegio, nel quale figurava come relatore il primo referendario Flavia D’Oro, ha quindi respinto il ricorso del pubblico ministero Luigi D’Angelo che chiedeva il ripristino della sanzione originaria.

Il nodo politico a Palazzo Spada: le reazioni del Partito Democratico dopo la sentenza definitiva

Sul piano pubblico e politico, il pronunciamento spazza via le contestazioni sollevate per anni contro la passata gestione democratica. Il segretario provinciale del Pd Terni, Carlo Emanuele Trappolino, ha espresso la propria lettura politica sottolineando il valore del verdetto: “La sentenza della Corte dei Conti certifica quello che già sapevamo: gli amministratori del centrosinistra hanno operato nella piena correttezza e trasparenza”.

Nella nota ufficiale, Trappolino ha aggiunto che il dispositivo “mette la parola fine alla vicenda Tari 2014, riconoscendo la piena correttezza dell’operato degli amministratori di Terni. Si ristabilisce, così, la verità sull'ultima consiliatura di centrosinistra e si restituiscono dignità e valore alle persone. La sentenza, inoltre, certifica quello che noi abbiamo sempre saputo: l’amministrazione di centrosinistra coinvolta nelle vicende Tari ha governato nell’esclusivo interesse generale, nella piena trasparenza e nella collaborazione interna più funzionale al futuro della nostra comunità. Si può, finalmente, mettere fine a ogni strumentalità o speculazione sul passato”.

Nel medesimo solco politico si inserisce la presa di posizione netta espressa dai rappresentanti istituzionali del partito. In una nota congiunta, Francesco Filipponi, consigliere regionale del Partito Democratico e presidente della I Commissione dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, e Pierluigi Spinelli, capogruppo Pd in consiglio comunale a Terni, hanno espresso piena soddisfazione per la fine dell'iter giudiziario: “Con la sentenza 94/2026 della Corte dei Conti viene definitivamente riconosciuta la correttezza degli amministratori, a partire dall'ex Sindaco Leopoldo Di Girolamo e dall'ex Assessore al bilancio Vittorio Piacenti D'Ubaldi, del Comune di Terni, fino ai dirigenti e funzionari coinvolti, in relazione alla vicenda Tari 2014”.

 Secondo i due esponenti dem si tratta di “un pronunciamento che ristabilisce ancora una volta la verità in merito a quanto accaduto a Terni durante l'ultima consiliatura di centrosinistra, restituendo la giusta immagine e dignità alle persone impegnate in una vicenda tutt'altro che semplice da gestire. Una ricostruzione rigorosa dei fatti che, a distanza di anni, ha portato all'assoluzione di tutti: nessuno di loro ha avuto atteggiamenti di disinteresse nei confronti della cosa pubblica durante l'espletamento delle proprie funzioni”.
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Federico Zacaglioni
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