08 Jul, 2026 - 18:25

Terni, tramonta il piano PD per i nuovi consigli di quartiere: scontro in Comune sui modelli di decentramento

Terni, tramonta il piano PD per i nuovi consigli di quartiere: scontro in Comune sui modelli di decentramento

Palazzo Spada chiude le porte al ritorno del decentramento territoriale, liquidando la proposta dell’opposizione di centrosinistra. La Seconda commissione consiliare del Comune di Terni ha respinto l’atto di indirizzo firmato dal consigliere comunale del Pd Michele Di Girolamo, che puntava a istituire cinque consigli di quartiere nella conca urbana e quattro consigli di municipio nelle aree delle antiche municipalità. Un progetto ambizioso, supportato dall’idea di un budget dedicato da 1,65 milioni di euro a partire dal 2027, che ha trovato il muro compatto della maggioranza di Alternativa Popolare e dei commissari del centrodestra.

Per i contrari, il rischio concreto era quello di riesumare le vecchie circoscrizioni, cancellate dalle riforme nazionali tra il 2007 e il 2010, appesantendo la macchina amministrativa con costi insostenibili e zero poteri reali.

La rivendicazione del Partito Democratico: fondi consultivi per fermare l'abbandono delle periferie

Il piano bocciato in commissione prevedeva una mappatura precisa della città: cinque consigli per l'area urbana (Centro, Cervino, Ferriera, Colleluna, Valserra) e quattro consigli di municipio per i territori di Valnerina, Velino, Cesi e Collescipoli, storiche municipalità cittadine. L’esponente dem Michele Di Girolamo ha difeso la sostenibilità economica della mozione, spiegando che lo stanziamento di 1,65 milioni di euro rappresentava semplicemente la rivalutazione Istat dei vecchi fondi circoscrizionali attivi fino al 2014, traducibili in circa 150 mila euro per ciascuna realtà territoriale.

I fondi non sarebbero stati gestiti direttamente dai quartieri, ma sottoposti al vaglio finale della giunta comunale. L’esponente delle opposizioni ha espresso forte disappunto per l'esito del voto: “È incomprensibile la volontà delle destre ternane, sia del gruppo consiliare del sindaco che di Fratelli d’Italia e di Forza Italia, di lasciare in abbandono i quartieri periferici e le antiche municipalità, e di impedire la partecipazione dei cittadini alle scelte amministrative che riguardano la zona dove vivono”. Di Girolamo ha poi citato i casi di Pesaro, Cesena e Ravenna come modelli virtuosi di partecipazione già attivi in Italia.

I motivi del no della commissione: lo spettro delle vecchie circoscrizioni e il nodo delle risorse economiche

La bocciatura è arrivata al termine di un’istruttoria che ha unito valutazioni tecniche e politiche. I rappresentanti di Alternativa PopolareFratelli d’ItaliaForza Italia e del Gruppo Misto hanno espresso un voto contrario unanime, lasciando isolato il Partito Democratico. La maggioranza ha sottolineato come la normativa nazionale sugli enti locali abbia progressivamente ristretto lo spazio per questi organismi, sopprimendoli di fatto nei Comuni sotto i 250 mila abitanti con l'obiettivo di tagliare i costi della politica e snellire le decisioni.

Secondo quanto emerso dai rilievi della presidente Severoni, che ha chiesto un parere della segreteria generale, l'introduzione di questi comitati avrebbe comportato una sovrapposizione burocratica priva di efficacia decisionale. I nuovi consigli avrebbero infatti mantenuto una funzione puramente consultiva, senza reale autonomia di spesa, col rischio di rallentare i tempi di approvazione dei provvedimenti della giunta. Sul piatto, inoltre, pesava la questione economica: l'amministrazione ha chiarito di voler indirizzare le risorse finanziarie disponibili direttamente verso opere pubbliche concrete e il potenziamento dei servizi essenziali, piuttosto che nel mantenimento di nuove strutture interne.

La replica di Alternativa Popolare: preferiti i canali digitali e l'ascolto diretto per evitare filtri di partito

La risposta della governance cittadina non si è fatta attendere, spostando l'accento sulla modernizzazione dei canali di comunicazione con la cittadinanza. La presidente della seconda Commissione consiliare Marina Severoni ha chiarito l'esito del dibattito, evidenziando che la maggioranza del consiglio comunale preferisce oggi puntare su strumenti digitali e percorsi di ascolto diretto, evitando la mediazione di strutture ritenute superate.

“Dalla segreteria generale è stato chiarito che con la riforma dell'ordinamento degli enti locali sarebbe stato impossibile reintrodurre le vecchie circoscrizioni seppure con una denominazione diversa”, ha argomentato Marina Severoni, specificando che i modelli extra-regionali citati dal Pd nascono da contesti storici e fusioni territoriali non assimilabili a quelli ternani. La presidente ha concluso rilevando come tali organismi rischiassero di “replicare le logiche dei partiti tradizionali a livello rionale”.

Nonostante lo stop in commissione, il Pd ha già annunciato che chiederà il passaggio dell'atto nell'aula del consiglio comunale, evidenziando una presunta discrepanza con le passate dichiarazioni di apertura del sindaco Stefano Bandecchi.

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Federico Zacaglioni
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