“Basta locali chiusi e sfitti, pagherete la Taric”. Con questa frase, lanciata come un guanto di sfida, il sindaco di Terni Stefano Bandecchi ha impresso una sterzata brusca al dibattito sulla fiscalità nell'ultimo consiglio comunale.
Di fronte alla richiesta di agevolazioni fiscali per rilanciare il commercio, la sua risposta è stata un paradosso "calcolato": imporre la tariffa sui rifiuti a tutti i locali sfitti del centro storico. Una mossa che ribalta completamente la proposta originaria di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Gruppo Misto e Masselli sindaco, trasformando la richiesta di un incentivo in una pressione economica sui proprietari. L’emendamento è passato con 15 voti favorevoli, 3 contrari e 4 astenuti, segnando la linea dell’amministrazione su uno dei temi più caldi per la città.

Tutto era partito da un atto di indirizzo presentato per cercare di porre rimedio allo spopolamento commerciale del cuore di Terni. Il capogruppo di FdI, Roberto Pastura, aveva illustrato la misura chiedendo un dimezzamento dell’IMU per il 2026 a favore degli under 35 che avessero riaperto un locale rimasto sfitto da oltre un anno. “Quando giro in centro – aveva detto Pastura – leggo troppi ‘affittasi’. È un malessere”. L’idea era usare la leva fiscale per creare un accordo tra Comune, proprietari e nuovi imprenditori.
La replica di Bandecchi, però, ha spiazzato l’aula. Il sindaco ha riconosciuto il problema ma ha smontato senza mezzi termini la soluzione proposta. “Non posso certamente andare a dire alle persone proprietarie di immobili quanto devono far pagare di affitto – ha affermato – certe richieste sono ridicole”. Ha poi aggiunto che i proprietari nel centro sono, a suo dire, “un numero esiguo di persone”. La sua soluzione non è stata trattare, ma cambiare impostazione. “Faremo un’altra azione”, ha annunciato, presentando l’emendamento che estende l’obbligo di pagamento della Taric a tutti i locali commerciali non occupati, indipendentemente dall’effettiva produzione di immondizia.

Stefano Bandecchi ha motivato la scelta con un ragionamento che fa leva sull’equità e sull’applicazione rigorosa della legge. Ha portato la sua esperienza personale: “A Roma invece, dove io posseggo alcuni locali, quando sono sfitti non vedo l’ora di affittarli perché devo pagare comunque la Taric. A Terni no”. Per il primo cittadino, quella di Terni era un’anomalia da correggere. “La legge italiana è chiara, io applico la legge. La legge dice che è la proprietà che paga”, ha rimarcato.
Il tono è diventato poi politicamente tagliente, con un attacco diretto a quella che ha definito “la mafietta locale, un cartello di immobiliaristi. Ci sono una trentina di proprietari del centro, qualcuno possiede 50 negozi, mi odieranno – ha detto Bandecchi – ma non sarà la perdita di 30 elettori che tanto non hanno votato e non voteranno per me che mi infastidirà”.
Secondo le sue stime, un negozio sfitto dovrà pagare tra i 2.000 e i 2.500 euro l’anno di Taric. Una spesa che, nelle sue intenzioni, renderà antieconomico tenere le saracinesche abbassate, costringendo all’affitto a prezzi più vicini a quelli di mercato. “Vedrete che la crisi del centro cambierà”, ha assicurato.
Dall’altro lato della sala, la reazione di Roberto Pastura è stata di stupore ironico. “Io ho chiesto la riduzione dell’Imu e lei mette la Taric sui locali sfitti? Ho capito bene?”, ha chiesto, sottolineando la contraddizione. “Con una mano ti do una carezza, con l’altra ti do un pugno”, ha commentato, confermando il voto contrario del suo gruppo. La misura, tuttavia, ha trovato una maggioranza, quella dei consiglieri di Alternativa Popolare.
Ora si apre la fase dell’applicazione concreta della nuova Taric sui locali sfitti, che dovrà passare per una serie di atti formali e non limitarsi a un indirizzo.