Un’apertura di sessione consiliare tesissima a Palazzo Spada segna l'ennesimo scontro tra politica e magistratura in Umbria. Avrebbe dovuto essere anticipata da una manifestazione, contro l'attuale giunta che in realtà non c'è stata. Il sindaco Stefano Bandecchi ha preso la parola per affrontare direttamente le pesanti accuse che lo riguardano, un’indagine per corruzione legata all'acquisto dell'Orvietana e alla successiva fusione con la Futsal Ternana, operazione che avrebbe consentito alla Ternana Calcio 1925 di iscriversi al campionato di Serie D.
Rivendicando la natura strettamente personale delle sue dichiarazioni, ma richiamando al contempo la responsabilità pubblica legata al suo triplo ruolo di sindaco di Terni, presidente della Provincia e segretario di partito, il primo cittadino ha difeso l’astratta legittimità dell’operato dei magistrati, scagliandosi però contro i metodi e le immediate ricadute mediatiche dell'inchiesta.
Bandecchi ha denunciato con forza di essere trattato come colpevole prima di qualsiasi sentenza, evidenziando il danno d'immagine derivato da perquisizioni e controlli a tappeto, ricordando i sei procedimenti fiscali già vinti in passato e respingendo i nuovi addebiti, giudicati del tutto sproporzionati. I toni si sono alzati quando il sindaco ha descritto la pressione politica e l'esposizione pubblica che rischiano di paralizzare l'attività amministrativa.

Il leader di Alternativa Popolare non ha usato filtri nel descrivere l'azione investigativa che ha toccato i suoi uffici e la sua abitazione privata. Al centro della contestazione non c'è il diritto-dovere di indagare, bensì la spettacolorizzazione delle procedure che, secondo la sua ricostruzione, calpesta il principio della presunzione di innocenza trasformando l'indagato in un bersaglio pubblico.
“Perché in Italia, se la procura della Repubblica non l'avesse ancora capito, l'immagine di ciò che avviene cagiona una invesrione dei diritti. Quando loro mandano in giro 50 finanzieri su varie uffici, compresa casa mia, dove vengano a cercare eventuali contratti o accordi o non so cosa relativi a un'operazione di possibile corruzione, sembra che uno sia colpevole fino al terzo grado di giudizio”.
Un dispiegamento di forze che il sindaco di Terni giudica privo di prudenza ed equilibrio, lamentando come sui media nazionali il suo nome sia già stato associato alla figura del corruttore, ignorando sistematicamente la sua storia giudiziaria pregressa.
L'imprenditore ha infatti ricordato i passati contenziosi con il fisco, rivendicando una totale trasparenza che non avrebbe trovato lo stesso spazio d'ascolto sulle colonne dei giornali. “Prima ero un evasore fiscale, nonostante abbia vinto già sei processi di carattere fiscale, ma nessuno di questo ha mai parlato. Vedremo tra 7-8 anni quando saranno tutti finiti ai 90 i processi. Ora sono anche un corruttore per 15-20 mila euro, oltretutto”, ha rimarcato con evidente fastidio, definendo ridicola l'entità della cifra contestata a fronte di spese investigative che supererebbero il valore stesso del presunto illecito.

La preoccupazione espressa dall'aula si sposta rapidamente dal piano d'immagine a quello puramente politico e amministrativo. Il rischio paventato è quello di una paralisi delle istituzioni locali dovuta alle maglie della Legge Severino. Stefano Bandecchi ha sollevato il dubbio che l'architettura delle contestazioni sia stata mossa da una logica punitiva, evocando scenari paradossali per i suoi futuri incontri istituzionali.
“I capi di imputazione che mi sono imputati, sono tutti nella legge Severino, stranamente. Secondo, possono essere anche reiterati. E date le ipotesi che ho letto e le cose che ho visto messe insieme, il prossimo mio incontro con alcuni di questi soggetti potrebbe valermi la galera”.
Il segretario di Alternativa Popolare ha respinto l'impianto accusatorio parlando di atti trasparenti, accusando la Procura di Terni di aver confuso realtà aziendali completamente diverse, mescolando l'edilizia acrobatica con la gestione dei rifiuti.
Nel suo intervento, il presidente della Provincia ha tracciato una linea netta tra la libertà d'indagine dei magistrati e il diritto della politica di amministrare senza il peso di indebite pressioni esterne. Se l'attività giudiziaria deve procedere, la stessa serenità deve essere garantita a chi guida la macchina comunale e provinciale. Per Bandecchi, l'esposizione politica non può trasformarsi in un'agonia quotidiana dettata dai titoloni dei giornali o dalle contestazioni di piazza orchestrate dalle opposizioni cittadine sotto Palazzo Spada.

La chiusura del discorso ha sancito una rottura totale e, a detta del primo cittadino, irreversibile con la Procura. Nonostante la collaborazione e la totale apertura ai controlli, il metodo utilizzato ha segnato un punto di non ritorno nei rapporti istituzionali della città.
“Hanno preso i miei telefoni e li hanno scaricati totalmente, dalla prima alla ultima cosa che è stata fatta da quando esista. Possono accedere ai miei conti correnti in qualsiasi momento, possono seguirmi, ascoltarmi, indagarmi, io vivo serenamente. Però basta con gli show, perché lo show che hanno fatto è mediocre e per me ha creato una frattura netta tra la procura di Terni e il sottoscritto”.
Una ferita che secondo il sindaco non potrà essere sanata da eventuali passi indietro o archiviazioni future, poiché il danno all'onorabilità personale e politica è ormai consumato.
L'atto finale dell'affondo di Stefano Bandecchi davanti all'assemblea cittadina si è trasformato in un duro monito rivolto direttamente ai banchi della politica e agli spettatori della seduta. Stigmatizzando la facilità con cui l'opinione pubblica metabolizza i processi mediatici, il sindaco ha concluso con una provocazione: “Stessero attenti a ciò che fanno, perché le persone vengano lese dalle loro azioni. Signore, vi auguro a voi di capitare nella stessa situazione e poi voglio vedere se vi bastano quattro minuti”. Un guanto di sfida che lascia l'amministrazione ternana al centro di una tempesta mediatica e giudiziaria.