Una interrogazione che doveva limitarsi a fare chiarezza su un potenziale conflitto di interessi, si è trasformata nella prima scossa di un terremoto politico e industriale che scuote le fondamenta della governance dei servizi pubblici a Terni. Il Consiglio comunale, riunito a Palazzo Spada, ha approvatoall'unanimità (29 voti su 29) un atto di indirizzo che spinge la maggioranza e l'opposizione a remare nella stessa direzione: riscrivere le regole del gioco con Acea sull'ASM. Il detonatore è stato l'atto ispettivo del consigliere Valdimiro Orsini (lista Masselli Sindaco) sul doppio ruolo dell'amministratore delegato di ASM, Tiziana Buonfiglio, che siede contemporaneamente ai vertici territoriali del colosso romano e alla guida dell'azienda multiservizi di Maratta. Ma l'epicentro della scossa è stato il sindaco Stefano Bandecchi, che non solo ha fatto proprie le istanze del rappresentante dell'opposizione, ma ha alzato il tiro: " In questo momento Tiziana Buonfiglio è la donna più potente di Terni, non è possibile lasciare tutto questo potere a un'azienda privata".

Tutto ruota attorno alla figura dell'amministratore delegato di ASM Terni S.p.A. , Tiziana Buonfiglio, nominata nel febbraio 2025. Il suo curriculum parla chiaro: oltre a guidare la multiutility del Comune, ricopre l'incarico di responsabile dell'area territoriale Umbria, Marche, Abruzzo e Molise per il gruppo Acea, socio privato di ASM con il 45,27% che esercita il controllo sull'azienda ternana proprio in forza dei patti parasociali. Una sovrapposizione che per Orsini configura un caso di scuola di conflitto di interessi, con il manager che si troverebbe a dover bilanciare gli interessi del socio di maggioranza (il Comune, col 54,73%) e quelli del socio privato, con il rischio concreto di favorire quest'ultimo in decisioni cruciali come la stesura del piano industriale o del budget.
La risposta all'interrogazione, basata su una relazione fornita dalla stessa ASM, ha liquidato la questione come formalmente regolare, citando i presidi interni come il Modello 231, il Codice Etico e la presenza di un responsabile anticorruzione. Una replica che ha, però, fatto alzare i decibel della repliuca del consigliere di opposizione. "Mi dichiaro totalmente insoddisfatto", ha attaccato Orsini in aula. "Il Comune ha rinunciato a svolgere un'azione di vigilanza e di controllo su ASM, prendendo per buona la risposta dell'azienda". Il consigliere ha poi messo il dito nella piaga dello squilibrio di potere: "L'amministratore delegato in ASM ha un potere assoluto. Predispone il piano industriale, decide il budget, ma il Comune che sta a fare? Quale ruolo svolge?".
Un'interrogazione culminata in una mossa concreta e dal forte valore evocativo. Al termine del suo intervento, Orsini ha annunciato ufficialmente l'avvio di un procedimento di controllo parallelo: "Annuncio al consiglio comunale che proprio oggi invierò una segnalazione all'Organismo di Vigilanza di ASM e al collegio sindacale perché verifichi in maniera attenta questa situazione di potenziale conflitto di interesse che ci può essere dentro ASM, legato al doppio ruolo che ad oggi l'amministratore delegato riveste". Una segnalazione che costringerà gli organi di controllo interni alla società a esprimersi sulla vicenda, aggiungendo un tassello tecnico alla pressione politica che si è creata in aula.

Quando il dibattito sembrava ormai incanalato sui binari dello scontro tecnico-giuridico, l'intervento del sindaco Stefano Bandecchi ha cambiato le carte in tavola. Il primo cittadino ha imbracciato le ragioni di Orsini, trasformando un potenziale incidente politico in un'occasione di unità. "Partiamo dal presupposto che io sono perfettamente d'accordo con Orsini", ha esordito Bandecchi. "Secondo me c'è un conflitto di interesse sin dall'inizio. A mio avviso non è assolutamente possibile lasciare tutto questo potere all'azienda privata che gestisce una nostra azienda".
Il sindaco ha poi scolpito un'immagine destinata a restare negli atti del Consiglio. Riferendosi all'amministratore delegato di ASM, ha dichiarato: "Tiziana Buonfiglio è la donna più potente di Terni perché gestisce tutte le aziende non solo di Terni, dell'Umbria, dell'Abruzzo. È sicuramente il corrispondente di Acea più forte che oggi abbiamo nei dintorni e questo non è possibile". Parole pesanti come macigni, che hanno aperto il fronte su una critica più ampia alla gestione del socio privato. Bandecchi ha elencato senza mezzi termini i suoi motivi di insoddisfazione: le modalità nei pagamenti ai fornitori, la mancanza degli investimenti promessi, la carenza di nuovi posti di lavoro generati e, dulcis in fundo, il modello di raccolta rifiuti. "Per me la raccolta porta a porta fa schifo, non va bene, è vecchia, pesante, è sbagliata".
Ma il nodo vero, per il sindaco, sono i famigerati patti parasociali firmati a dicembre 2022, pochi giorni prima del suo insediamento. Un accordo che definisce blindato. "Dal primo giorno che sono entrato chiedo l'annullamento dei patti parasociali per poter rivedere quei patti", ha rivelato Bandecchi. "È lo stesso problema che io ho col Teatro Verdi, che mi fa totalmente schifo. Però sono stati firmati i contratti il giorno prima che io entrassi e per non mantenerli bisogna spendere 20 milioni". Una "trappola contrattuale", secondo Bandecchi, da cui il Comune cerca ora una via d'uscita, sfruttando la scadenza naturale dell'accordo prevista tra circa un anno.

La scintilla accesa da Bandecchi ha portato alla convocazione immediata di una conferenza dei capigruppo. L'obiettivo era tradurre la ritrovata sintesi politica in un atto formale, condiviso e inattaccabile. A mettere nero su bianco la volontà dell'aula è stato proprio Valdimiro Orsini, che ha letto il testo dell'atto di indirizzo concordato. Un documento secco ma dal peso specifico enorme, che impegna l'amministrazione, attraverso la Terza Commissione consiliare, a due obiettivi strategici: analizzare la situazione attuale di ASM S.p.A. e le sue prospettive future, e soprattutto analizzare i patti parasociali in essere in prospettiva di un aggiornamento degli stessi.
Un messaggio chiaro e forte, che arriva a un anno dalla scadenza naturale dell'intesa siglata il 6 dicembre 2022. Il Consiglio ha voluto mettere le mani avanti, avviando un confronto che dovrà ridefinire gli equilibri di governance tra socio pubblico e privato. Dopo un momento di confusione del sindaco, che temeva si stesse votando nuovamente l'IMU, la parola è passata ai consiglieri. Il risultato è stato un plebiscito che profuma di storia politica recente: l'atto di indirizzo è passato con 29 voti favorevoli su 29 consiglieri presenti. Un'unanimità che suona come un monito politico senza precedenti, con cui la città di Terni, attraverso i suoi rappresentanti, intende rimettere in discussione il proprio futuro industriale nel settore dei servizi a rete. La palla passa ora alla Terza Commissione, chiamata a trasformare questa volontà unitaria in proposte concrete per ridisegnare i rapporti con il colosso multiutility, mentre l'Organismo di Vigilanza è atteso al suo pronunciamento tecnico sulla segnalazione di Orsini.