La scorsa settimana è stata diffusa la notizia dell'arresto, avvenuto nel Torinese, di un 45enne ternano accusato di far parte di una cellula anarchica. L'operazione, condotta dalla Digos con il coordinamento della Procura della Repubblica di Roma e la supervisione della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, ha portato a sette arresti in tutta Italia. Negli atti dell'indagine è stato menzionato anche il Centro Sociale Germinal Cimarelli di Terni. Uno spazio autogestito che lavora attivamente da oltre tre decenni sul territorio e che, in merito alla citazione definita "strumentale", ha voluto fare chiarezza con una presa di posizione pubblica. La notizia dell'arresto è stata riportata anche dalla nostra testata che, nel rispetto del confronto pubblico, assicura al Cimarelli l'esercizio del proprio diritto di replica.
L'accostamento dell'indagine penale al Cimarelli, spiega un comunicato del Centro Sociale, "ha generato narrazioni distorte, che non rispecchiano la realtà dei fatti né la natura del lavoro trentennale che portiamo avanti sul territorio ternano". L'impegno del Cimarelli, proseguono, è da sempre caratterizzato dall'apertura alla partecipazione e al confronto. Nel corso degli anni dagli spazi di via del Lanificio hanno preso il via proposte numerose e trasversali come "dibattiti, incontri con militanti e storici sui movimenti, iniziative politiche, sostegno alle lotte antirazziste anticoloniali, alla resistenza palestinese e dei popoli oppressi, attività di mutuo soccorso come la Spesa Solidale per le famiglie in difficoltà, mostre, rassegne teatrali indipendenti, concerti no profit, sala prove, attività sportive e cura dei beni comuni del quartiere, tornei antirazzisti di calcetto".
La riflessione, più ampia, è anche sull'autogestione, che "significa che ogni scelta politica viene assunta collettivamente, discussa in assemblee pubbliche e rivendicata attraverso i nostri canali ufficiali, per cui respingiamo con fermezza la rappresentazione falsa e diffamatoria che vorrebbe il CS Cimarelli come luogo di riunioni segrete o attività occulte" prosegue il comunicato.
"Per quanto concerne la notizia di cronaca relativa all’indagine della procura di Roma - aggiungono -, prendiamo atto che tra le persone coinvolte risulta esservi un compagno ternano che ha frequentato molti spazi della città, incluso il nostro". Su quest'ultimo aspetto dal Centro Sociale specificano una serie di punti a partire dalla presunzione di innocenza dell'indagato sottolineando che "il compagno in questione è un attivista che, come tanti altri, ha partecipato alle nostre iniziative pubbliche su Palestina e repressione carceraria. Il CS Cimarelli è uno spazio aperto a chiunque ne condivida lo spirito e le finalità, ma le posizioni che esprimiamo collettivamente sono sempre state frutto di confronto assembleare, limpide e oggetto di dibattito pubblico, come la nostra critica all’emergenza, al regime carcerario e al 41bis" specificano.
Rispetto alla questione carceraria e al 41 bis, il Cimarelli, ha ribadito la propria "posizione contraria alla repressione e a questa misura restrittiva" che ha visto sviluppi in più occasioni "attraverso numerosi dibattiti pubblici contro lo stato di emergenza, con la presenza ai presidi davanti al carcere di Terni per i palestinesi Anan Yaeesh e Mohammed Hannoun". Posizione che "è condivisa con tante realtà garantiste e personalità del mondo giuridico e sociale, si fonda sul rispetto dei diritti fondamentali della persona ed è coerente con le condanne espresse dalla CEDU e da altri organismi internazionali, nonché con la storia dei movimenti".
Condannando con fermezza i "titoli sensazionalistici" usciti sulla stampa, in particolare su quella locale, rispetto all'arresto, dal Cimarelli esprimono solidarietà al 45enne ternano "oggi esposto a una mostrificazione mediatica che respingiamo con forza".
"Per una realtà come la nostra - affermano -, fondata sul mutualismo e sulla costruzione di legami sociali, la solidarietà si traduce in pratiche concrete: significa non interrompere i rapporti umani e rispettare i percorsi individuali. Ogni tentativo di creare un collegamento strumentale tra le indagini, le nostre lotte e il nostro agire quotidiano è infondato e inaccettabile".
Parlando, infine, di "terrorismo mediatico" e del "clima di repressione in atto" rivolgono un invito a cittadinanza, associazioni e istituzioni "a contrastare queste strumentalizzazioni con la partecipazione attiva. Le porte del Cimarelli - concludono - restano aperte: continueremo a essere luogo di incontro, accoglienza, cultura e solidarietà, contro ogni razzismo fascismo e forma di patriarcato, difendendo la legittimità del nostro operato con determinazione".