Gli sportelli di corso del Popolo hanno lavorato senza sosta per due giorni e mezzo, con numeri che restituiscono la dimensione dell’afflusso record registrato nel weekend del referendum sulla giustizia. 2.082 tessere elettorali consegnate, di cui 1.538 stampate al momento, e 361 carte di identità rilasciate. A darne conto è stata una nota del Comune di Terni, in cui Palazzo Spada ha rivendicato lo sforzo organizzativo messo in campo per garantire il diritto di voto. Nove gli operatori complessivamente impegnati tra anagrafe ed elettorale, con le postazioni attivate al massimo consentito dalla dotazione ministeriale. “L’amministrazione comunale e tutte le strutture tecniche deputate – si legge nel documento – hanno fatto il possibile per assicurare il diritto di voto a tutti i cittadini, centrando in pieno questo obiettivo”.
Ma i numeri, per il Partito Democratico, non bastano a chiudere la partita. I consiglieri dem hanno depositato un’interrogazione in cui contestano la decisione di programmare l’open day per le carte d’identità proprio nelle stesse giornate della consultazione referendaria, denunciando file di ore, disagi diffusi e una pianificazione che definiscono inadeguata rispetto a un afflusso “ampiamente prevedibile”.

Secondo la ricostruzione fornita dal Comune, l’attività straordinaria è partita sabato mattina. Al piano terra di corso del Popolo sono state attivate due postazioni per la consegna delle tessere elettorali e tre postazioni per le carte di identità, mentre al secondo piano si sono aggiunte altre due postazioni per le sole tessere. Un dispositivo che, sottolinea l’amministrazione, rappresentava “il numero massimo possibile per Terni”, trattandosi di postazioni assegnate dal Ministero in base alla consistenza demografica di ogni città.
Il bilancio finale parla di 2.082 tessere elettorali consegnate, di cui 1.538 stampate contestualmente alla richiesta. Per le carte di identità, i dati sono stati suddivisi per giornate: 43 quelle distribuite il venerdì precedente con appuntamento, 239 rilasciate domenica senza appuntamento e altre 79 nella mattina di lunedì, sempre in modalità libera. Complessivamente 361 carte di identità. A gestire il tutto sono stati nove operatori complessivi tra anagrafe ed elettorale, impegnati su turni prolungati.
“Si tratta di uno sforzo notevole – prosegue la nota di Palazzo Spada – in quanto tutto il personale possibile è stato utilizzato, considerando anche i servizi elettorali di recepimento e trattamento dei risultati elettorali”. L’amministrazione ha inoltre ribadito che “mai è stato messo in discussione il diritto al voto dei cittadini, in quanto tutte le tessere elettorali richieste sono state rilasciate mentre per l’identificazione al seggio è stato possibile utilizzare anche la carta di identità scaduta, la patente di guida, l’identificazione ad opera di altro elettore”.

L’interrogazione del Pd, firmata dai consiglieri comunali del gruppo, parte da una premessa: nelle giornate del 22 e 23 marzo, in concomitanza con il referendum, il Comune ha organizzato un open day per il rilascio e il rinnovo delle carte d’identità, mentre erano contemporaneamente attive le procedure per il rilascio e il rinnovo delle tessere elettorali. Secondo i dem, “la sovrapposizione delle due attività ha determinato un afflusso straordinario e contemporaneo di cittadini presso gli stessi uffici”, con “file molto lunghe, tempi di attesa di diverse ore e diffuse difficoltà nell’accesso ai servizi”.
Nell’interrogazione i consiglieri sottolineano che “numerosi cittadini hanno segnalato disagi rilevanti, con possibili ripercussioni anche sull’esercizio del diritto di voto” e che “la situazione appariva ampiamente prevedibile, trattandosi di giornate elettorali con afflusso già noto e significativo”. Pur prendendo atto dei “numeri rilevanti di pratiche evase” comunicati dall’amministrazione, il Pd rileva che “tali dati non escludono criticità organizzative nella gestione dei flussi” e che “permangono segnalazioni circa carenze di personale e insufficiente pianificazione del servizio”.
Le richieste avanzate dal gruppo consiliare coprono sette punti. I consiglieri chiedono innanzitutto di sapere chi abbia assunto la decisione di programmare l’open day per le carte d’identità nelle stesse giornate del referendum e con quali valutazioni preventive sui flussi attesi. Vogliono inoltre conoscere se siano state effettuate analisi organizzative preventive e, in caso affermativo, quali misure fossero state previste per evitare sovraffollamenti e disservizi. L’interrogazione chiede poi di dettagliare quale fosse la dotazione effettiva di personale impiegato nei due servizi, anagrafe ed elettorale, e se sia stata valutata la necessità di un potenziamento straordinario.
Il Pd chiede all’amministrazione di fornire quali siano stati i tempi medi di attesa registrati nelle due giornate e quante persone non siano riuscite ad accedere ai servizi nei tempi utili. Vogliono inoltre sapere se vi siano state segnalazioni formali o reclami da parte dei cittadini e come l’amministrazione intenda gestirli. Sul versante delle misure future, i consiglieri domandano quali misure urgenti si intendano adottare per evitare il ripetersi di situazioni analoghe, in particolare in occasione di eventi elettorali o picchi di affluenza. Infine, chiedono se l’amministrazione intenda rivedere le modalità organizzative degli open day e del servizio anagrafico, anche attraverso sistemi di prenotazione, scaglionamento o ampliamento degli orari.

L’interrogazione del Partito Democratico è stata formalmente depositata e attende ora risposta scritta o discussione in Consiglio comunale. L’amministrazione di Palazzo Spada, che nei giorni scorsi aveva comunicato i numeri complessivi delle pratiche evase e rivendicato la piena copertura del diritto di voto, non ha ancora fornito un riscontro puntuale ai quesiti sollevati dall’opposizione. Le richieste dei consiglieri dem si concentrano non solo sulla ricostruzione di quanto accaduto, ma soprattutto sulla prevenzione: la domanda di fondo è se la macchina comunale sia strutturalmente in grado di gestire picchi di domanda come quelli registrati nel weekend referendario, o se serva una revisione profonda delle modalità di erogazione dei servizi anagrafici ed elettorali.