L’Autorità nazionale anticorruzione ha acceso un faro sulla nomina di Sergio Cardinali alla presidenza di ASM Terni, aprendo ufficialmente un procedimento di vigilanza destinato a ridefinire i confini dei rapporti tra politica locale e aziende partecipate della conca. Il fascicolo prende corpo in seguito a due distinti esposti presentati dal consigliere comunale della lista Masselli Sindaco, Valdimiro Orsini, e da quello di Fratelli d’Italia Marco Celestino Cecconi.
Al centro dell’istruttoria non figurano i profili dell’urgenza dell’atto o la sua gestione squisitamente politica (cioè una possibile incompatibilità), bensì la potenziale inconferibilità dell’incarico disposta dalla normativa vigente. Sotto la lente dei tecnici dell'Autorità anticorruzione c’è il passaggio giudicato troppo rapido da assessore comunale al vertice di una società che gestisce servizi pubblici locali.
Una transizione su cui Palazzo Spada aveva già attivato la propria linea difensiva al momento della nomina, basata sulla natura intrinsecamente "privatistica" della multiutility ternana e sul peso determinante del socio industriale Acea. Con l'avvio del fascicolo, il caso entra ora nella delicata fase del contraddittorio formale con l’ANAC, che dovrà stabilire se la governance societaria reggerà al vaglio delle disposizioni anticorruzione.
La complessa vicenda amministrativa che agita i palazzi della politica ternana affonda le proprie radici nelle segnalazioni dettagliate giunte sul tavolo dell’Autorità di vigilanza. L’ANAC si sta concentrando sulla sussistenza del divieto di assumere cariche gestionali per chi ha ricoperto ruoli politici nell'ente controllante senza aver rispettato il prescritto periodo di raffreddamento. Gli esposti presentati dai consiglieri di opposizione intendono fare chiarezza sulla legittimità del transito diretto dalla giunta alla presidenza di ASM.
Restano invece fuori dal perimetro di questo specifico fascicolo sia le polemiche sulla modalità dell'urgenza della scelta da parte del sindaco Bandecchi (che non è citata nell'atto ANAC), sia i rilievi sollevati in merito alla presunta incompatibilità di Cardinali como dipendente Enel, considerata una questione giuridicamente distinta e non coincidente con l'istruttoria legata all'anticorruzione.
Di fronte ai rilievi sollevati già al momento della nomina in via astratta, il Comune di Terni aveva strutturato una linea volta a dimostrare come la realtà societaria di ASM differisca profondamente dal classico modello di azienda municipalizzata. Secondo la tesi di Palazzo Spada, “ASM non è una società comunale pura, ma una multiutility mista in cui il socio privato Acea detiene il 45 per cento delle quote e partecipa attivamente alla governance esercitando un controllo analogo”, sostennero gli esperti consultati dal sindaco in quel periodo. La quota pubblica si attesta al 55 per cento, ma l'amministrazione fa leva sul fatto che il partner industriale romano non sia un semplice investitore di capitale. Un dato tecnico e finanziario corrobora questa impostazione: Acea consolida interamente il bilancio di ASM Terni all’interno del proprio bilancio di gruppo, assimilandola alla propria area di riferimento. A blindare questo schema concorrono i patti parasociali vigenti, destinati a rimanere operativi almeno fino al prossimo anno, configurando una gestione partecipata che escluderebbe l’ipotesi di una totale ed esclusiva riconducibilità dell'azienda alla volontà politica dell'amministrazione comunale.
Insomma, a svolgere il controllo analogo su ASM è Acea, non il Comune di Terni.
Un ulteriore argomento chiave che si fa strada in queste ore all'interno dell’amministrazione ìè quello relativo a marcare le differenze con gli orientamenti passati dell’Autorità, con particolare riferimento a una delibera dello scorso maggio che ha sancito l'inconferibilità per un vicepresidente nel settore del trasporto pubblico locale. In quel precedente, lo stretto legame tra la carica politica e il controllo diretto sui bilanci e sugli affidamenti della concessionaria aveva determinato il blocco della nomina.
A Terni, tuttavia, viene evidenziato che lo scenario operativo risulta radicalmente differente. Dall'amministrazione fanno sapere che “la pianificazione e la regolazione dei servizi essenziali come rifiuti e idrico non dipendono direttamente dal Comune, ma passano attraverso la regia obbligata di AURI e degli altri organismi d'ambito”, riducendo la municipalizzata a mero braccio operativo. L'unico servizio soggetto ad affidamento da parte dell'ente è la pubblica illuminazione. Per tali ragioni, secondo Palazzo Spada, non è possibile sovrapporre meccanicamente i due quadri normativi.
Inoltre viene evidenziato come ci sia una contraddizione normativa. Il legislatore, infatti, con la legge 122/2025 ha voluto eliminare il divieto delle porte girevoli, sancendo che non esiste più l'incompatibilità. Ma ANAC applica invece il decreto legislativo 201/2022 che prima del varo della nuova legge aveva costruito un sistema più rigido e autonomo per gli servizi pubblici locali.
L’intera partita si sposterà adesso sul piano del rigore documentale. L’ANAC dovrà valutare se la forte presenza privata e la struttura regolatoria d'ambito siano elementi sufficienti a superare la lettera della legge, che mira a colpire la sostanza del rapporto temporale tra l'attività di assessore e la successiva nomina manageriale. Il procedimento aperto non costituisce una bocciatura definitiva del provvedimento, bensì l’avvio di un confronto formale in cui verranno esaminati atti costitutivi, scadenze e accordi parasociali. Solo al termine del contraddittorio l'Autorità si pronuncerà in via definitiva, stabilendo se la presidenza di Sergio Cardinali potrà considerarsi legittima o se l'amministrazione comunale sarà costretta a ridisegnare la guida del proprio principale asset industriale.