21 Mar, 2026 - 10:00

Terni dice addio a Graziano Fazi, l'oste del calcio e dell'impresa ma anche il custode dell'accoglienza e del buon cibo

Terni dice addio a Graziano Fazi, l'oste del calcio e dell'impresa ma anche il custode dell'accoglienza e del buon cibo

Se ne è andato in punta di piedi, circondato dalla sua splendida famiglia, Graziano Fazi, 86 anni, il ristoratore - ma sarebbe meglio dire l'oste e l'amico di tutti - che negli anni era diventato il punto di riferimento per la Terni delle imprese, del calcio e dello sport, della politica e di tutti quei "piccoli, grandi" eventi che restano scolpiti nella memoria delle famiglie. La sua trattoria, "Da Graziano alla Lanterna" lungo la vecchia via Flaminia, al margine tra i popolari quartieri di Cospea e Polymer, è una piccola oasi che riporta alla memoria i profumi, i sapori e l'intimità delle vecchie osterie di fuori porta. Quelle delle merende con gli amici ma anche delle strette di mano per siglare un affare o nun accordo industriale, quelle in cui si dibattono i grandi temi della politica e i valori individuali davanti a un buon rosso, quelle in cui incontrare senza filtro i calciatori, i dirigenti e gli allenatori della Ternana e con loro soffermarti a chiacchierare di come va la squadra o a gioire per una vittoria memorabile.

Un’icona dell’accoglienza ternana, la "Lanterna" è stata il punto di incontro per antonomasia

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Se ne è andato in punta di piedi, Graziano, come dicevamo. Un po' come quando arrivava al tuo tavolo per chiederti se tutto fosse andato bene, con discrezione e con quella simpatia che ne facevano l'oste perfetto. Poi però magari capitava - a fine serata - che restasse coinvolto nella discussione, appassionato dagli argomenti che si dibattevano al tavolo. E allora succedeva che Graziano prendeva la sedia, si accomodava con giornalisti, capitani d'industria, professionisti, politici, sportivi, e portava quel contributo di umanità, giovialità e serenità che era la sua cifra e il suo stile. Quello che si diceva o si decideva da Graziano, restava da Graziano. E lui era il grande custode di una Terni piena di valori umani che ha lasciato in dote al figlio Massimiliano, l'erede della maestria dell'accoglienza e della ristorazione imparata in decenni di impegno accanto al babbo.

Un grande regalo glielo hanno fatto i nipoti, Flavio e Lucio, entrambi calciatori delle giovanili della Ternana. Non parlava d'altro Graziano negli ultimi tempi. Mai però vantandosi per i traguardi raggiunti dai due ragazzi, quanto piuttosto per rimarcare l'orgoglio e la felicità di un nonno che vedeva la maglia del cuore, quella rossoverde, indossata con onore dai bambini diventati giovani uomini. Un orgoglio e un bene immenso che nutriva anche per l'altra nipote, Sofia

Ma non c'era solo Massimiliano accanto a Graziano nel momento dell'addio. C'era la moglie Franca e c'era l'altra figlia, Paola, altre due presenze discrete ed eleganti che alla trattoria sulla Flaminia non mancano mai. Il ristoratore ternano, conosciutissimo e apprezzato nel mondo enogastronomico umbro, era malato da tempo. Più di un anno fa si era sottoposto a un pesante intervento chirurgico per ridurre una neoplasia intestinale. Graziano non si era spaventato, aveva continuato a lottare e a battersi contro la malattia col sorriso sulle labbra. E quando capitava di incontrarlo allo stadio Liberati (era andato a vedere la Ternana in casa e in trasferta fino quasi alla fine) o nelle sale del suo casale che ospita il ristorante, capitava che mostrasse il tatuaggio da paracadutista, per ricordare che coraggio e grinta non gli erano mai mancati.

Mezzo secolo di storia tra tradizione e innovazione e il passaggio del testimone a Massimiliano

Tre anni fa, nel 2023, la trattoria da Graziano aveva festeggiato i 50 anni di attività con un evento ospitato nel giardino del locale di via Alfonsine. A quell'evento c'erano tutti, ma proprio tutti (chi in presenza e chi con un pensiero) i ternani che dagli anni Settanta hanno frequentato un'istituzione della ristorazione e dell'accoglienza ternana. Un luogo mai uguale, che Graziano aveva saputo adattare al tempo che passa, innovando la proposta gastronomica e intuendo prima di altri l'evoluzione del gusto e delle abitudini della città. E per assecondare questo mutamento, da anni, aveva dato spazio a Massimiliano e alla sua creatività. Facendo come quei "padri nobili" che pur restano indispensabili nell'economia di un'organizzazione, sanno quando è il momento di far crescere gli eredi. E così accanto agli immortali spaghetti alla pecorara, (ragù bianco di vitella con olio, pepe, odori e pecorino), nati quasi per caso - come raccontava Graziano - da una ricetta sbagliata, negli anni si sono abbinati i grandi formaggi, i prosciutti spagnoli, il pesce trattato con una competenza e una delicatezza che non si direbbero umbre, i prodotti più sofisticati del terroir locale (i funghi sanguinelli, il tartufo), le sperimentazioni con il caviale o una cantina cresciuta e consolidata proprio grazie alla passione di Massimiliano Fazi.

I resti mortali di Graziano Fazi saranno traslati oggi, 21 marzo, alla Casa Funeraria di via Gonzaga a Terni, dove sarà possibile dare l'ultimo saluto a un altro tassello insostituibile del mosaico delle grandi tradizioni cittadine.

Le condoglianze della politica e dell'imprenditoria ternana

Il vicepresidente della Provincia di Terni, Francesco Maria Ferranti, ricorda Graziano come “un amico, una figura storica della nostra città e un punto di riferimento essenziale della ristorazione ternana”, sottolineando quanti momenti significativi della sua vita privata e pubblica abbia celebrato nel ristorante “Da Graziano alla Lanterna”. “Mi mancherà molto entrare nel suo ristorante e trovarlo sempre lì nella saletta subito a sinistra, a tavola con i calciatori e i dirigenti della sua amata Ternana”, aggiunge Ferranti, che porta con sé il ricordo del modo “amichevole e discreto” con cui l’oste si sedeva con lui e gli amici “dispensando preziose e realistiche chiavi di lettura”.

Sentimenti condivisi dal presidente di Confcommercio Terni, Stefano Lupi, per il quale Graziano “è stato molto più che un ristoratore, autentico punto di riferimento per la nostra comunità”“Nel suo ristorante sono passate intere generazioni – scrive Lupi – sempre accolte con quel sorriso sornione e sincero che sapeva di casa. Piango una persona a cui ho voluto bene e che mi ha voluto bene. Da oggi siamo tutti più soli. Le giornate avranno meno sapore”. Entrambi rivolgono infine un forte abbraccio e le più sentite condoglianze alla moglie Franca, ai figli Massimiliano e Paola e a tutta la famiglia.

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Federico Zacaglioni
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