Da battaglia per il calcio romantico e popolare al tentativo politico di colpire il progetto di ripartenza della Ternana dalla serie D. A poche ore dal via libera che dovrebbe essere firmato dal presidente della Federcalcio Giovanni Malagò alla fusione tra la Ternana Futsal e la ex Orvietana, che sancirà la nascita della Nuova Ternana 1925, lo scenario sportivo si trasforma in un’arena dove si incrociano le tensioni striscianti della politica locale.
Non ci sono solo le raccolte di firme del Collettivo Curva Est, espressione di una piazza che rivendica la propria identità calcistica, ma si registrano anche le nette prese di posizione del Movimento 5 Stelle, che ormai ha scelto di mettersi alla guida di questa crociata. L'uscita congiunta della parlamentare Emma Pavanelli, del consigliere regionale Luca Simonetti e del segretario comunale Daniele Pica viene fortemente stigmatizzata dal sindaco di Terni Stefano Bandecchi che, in un altro video diffuso su Instagram, se la prende apertamente con la sinistra ternana e con la magistratura.
Nel frattempo, anche Sinistra Italiana torna ad attaccare frontalmente il primo cittadino, mentre il Comitato “La Ternana Siamo Noi”, autore della raccolta fondi per l'azionariato popolare, cerca di mantenere un'unità almeno di forma, sempre più messa in crisi dall'irruzione della politica nelle vicende della squadra e da una spaccatura ormai verticale tra le diverse anime del direttivo, il cui residuo obiettivo resta quello di provare ad acquistare il marchio storico del club in liquidazione.
Il cuore della contesa si sposta dai campi di gioco ai palazzi delle istituzioni sportive, dove si attende la firma del presidente della FIGC per ratificare l'accordo di fusione che eviterebbe la scomparsa del calcio cittadino dai campionati nazionali. Su questo delicato passaggio normativo si è inserito il cuneo del Movimento 5 Stelle, che ha indirizzato una formale e stringente richiesta di chiarimento al vertice del calcio italiano.
Gli esponenti pentastellati, abbandonando il mantra nazionale del centrosinistra che a ogni provvedimento di riforma del mondo sportivo proposto dal Governo reclama la massima autonomia di quest'ultimo, si appigliano a una passata dichiarazione del capo del calcio italiano per metterne in discussione l'attualità alla luce dei recenti e turbolenti sviluppi politici e amministrativi che hanno coinvolto Terni.
“Nel settembre del 2021 Giovanni Malagò, allora presidente del CONI, durante una visita a Terni espresse pubblicamente un giudizio molto chiaro su Stefano Bandecchi, arrivando ad affermare: tenetevelo stretto. Una dichiarazione netta, che rappresentava una presa di posizione precisa nei confronti dell’allora presidente della Ternana“, spiegano in una nota congiunta Emma Pavanelli, Luca Simonetti e Daniele Pica. La delegazione del movimento rileva come il mutamento dei ruoli istituzionali imponga oggi una profonda revisione di quel giudizio, trasformando una vecchia attestazione di stima in un elemento di discussione pubblica.
Secondo i rappresentanti del Movimento 5 Stelle, il ruolo di garanzia super partes affidato oggi alla presidenza della Figc non può prescindere da una valutazione rigorosa delle figure che governano i progetti di rifondazione calcistica. “Oggi il contesto è completamente diverso. Da presidente della FIGC, Malagò è chiamato a ricoprire un ruolo che può incidere direttamente sul futuro della Ternana e, di conseguenza, anche su quello della città di Terni. Per questo gli rivolgiamo una domanda semplice: è ancora della stessa opinione espressa nel 2021? Ritiene ancora che Bandecchi sia una figura da tenere stretta oppure, alla luce del tempo trascorso e delle responsabilità istituzionali che oggi ricopre, la sua valutazione è cambiata? Non si tratta di alimentare polemiche, ma di chiedere chiarezza. I ternani hanno il diritto di conoscere il pensiero di chi oggi è chiamato ad assumere decisioni importanti per il futuro del calcio italiano e, in particolare, di una realtà come la Ternana“.
Malagò ovviamente risponderà con la sua firma sul progetto di fusione oppure negandola. Un progetto che ha già scontato tutti i passaggi documentali in maniera favorevole.
La replica del primo cittadino non si è fatta attendere, affidata a una clip pubblicata sulle proprie piattaforme social in cui indossa la maglia col simbolo rossoverde della squadra. Stefano Bandecchi respinge fermamente l'interferenza degli esponenti politici nelle dinamiche federali, rivendicando la legittimità del percorso intrapreso per l'iscrizione della Nuova Ternana 1925 e liquidando l'iniziativa delle opposizioni come un tentativo di boicottaggio istituzionale privo di reali fondamenti giuridici o sportivi.
“Ho visto che tre membri dei 5 Stelle hanno parlato o scritto a Malagò“, dichiara il sindaco nel video diffuso su Instagram, stigmatizzando il passo compiuto dai parlamentari e dai consiglieri d'opposizione. “Spero che Malagò vi abbia respinto con fermezza, anche se è una persona estremamente educata. Mi auguro che questa volta vi abbia detto che voi non c'entrate proprio nulla con quello che è stato fatto e con quanto affermate. Siete talmente fuori strada che sinceramente avete superato il limite“.
Nelle parole del sindaco, la polemica sportiva si allarga rapidamente fino a investire l'assetto dei poteri locali, chiamando in causa direttamente gli uffici giudiziari per l'inchiesta sull'acquisto dell'Orvietana e l'intera coalizione progressista dell'Umbria. L'affondo di Stefano Bandecchi tratteggia l'esistenza di un fronte comune trasversale intenzionato a ostacolare la sua azione amministrativa e imprenditoriale. “Voi, i pubblici ministeri di Terni, la sinistra, ternana e umbra, siete veramente il massimo del peggio. Non riesco a capire se state tutti insieme o se invece siete proprio nati uno per volta. D'altronde, la natura a volte è strana. Sì, lo so, qualcuno si indignerà e a me non interessa affatto“.
Mentre la politica polarizza il dibattito, l'associazionismo di base legatosi attorno al progetto dell'azionariato popolare vive ore di profondo travaglio interno. Il Comitato “La Ternana Siamo Noi” si trova a dover gestire una complessa spaccatura verticale nel proprio consiglio direttivo, diviso tra l'ala più intransigente, vicina alle rivendicazioni del Collettivo Curva Est, e una componente più incline a salvaguardare la continuità sportiva per vie istituzionali. La presidenza dell'ente ha diffuso una nota ufficiale per riaffermare la propria natura apartitica e tentare di isolare l'associazione dalle forti correnti elettorali che rischiano di travolgerla.
“Il Consiglio Direttivo dell’Associazione esprime fermamente la propria totale estraneità e prende drasticamente le distanze da qualsiasi iniziativa meramente oppositiva o di comprovata strumentalizzazione politica, che si ponga in palese ed insanabile contrapposizione con i nostri codici etici e con i vincoli statutari“, si legge nel documento ufficiale redatto dai vertici del comitato.
Il comunicato, che somiglia a una dichiarazione criptica degna dei partiti della Prima Repubblica, sancisce che l’Associazione ribadisce la massima apertura verso tutti i tifosi e i gruppi organizzati rossoverdi, sia residenti sia fuori sede. "Tuttavia, l'adesione e la partecipazione alle attività sociali restano rigidamente vincolate al rispetto dello Statuto. L'Ente opera in regime di assoluta indipendenza, apartiticità e apoliticità: non saranno pertanto tollerate commistioni con dinamiche estranee alla sfera puramente sportiva, sociale e popolare“.
L'obiettivo fondamentale dell'associazione si è ormai ridotto alla partecipazione alla procedura fallimentare per rilevare i simboli della vecchia gestione sportiva, sottraendoli a quelle che vengono definite come "possibili speculazioni esterne". L'idea è quella di blindare l'identità visiva della squadra legandola a un rigido disciplinare d'uso attraverso l'asta per l'acquisizione del marchio.
“L'azione prioritaria del Direttivo è unicamente finalizzata alla salvaguardia del patrimonio storico del calcio cittadino, mediante la partecipazione all'imminente asta per l'acquisizione del marchio, dei trofei e dei beni materiali della Ternana Calcio in liquidazione. A tutela di tale percorso, è stato ratificato all'unanimità un protocollo vincolante che definisce i criteri essenziali per la concessione del brand in comodato gratuito alla futura dirigenza, al solo scopo di scongiurare fenomeni di malegestio e garantire la longevità del club. Respingiamo categoricamente ogni strumentale accusa volta a paventare scissioni della tifoseria o la creazione di compagini alternative“.
Una linea di difesa che si chiude con un richiamo alla responsabilità per evitare il collasso definitivo della piazza: “Richiamando l'esperienza di numerose piazze storiche nazionali che hanno tragicamente patito la perdita dell'affiliazione sportiva, si auspica l'immediato abbandono di toni esasperati e personalismi conflittuali. Il calcio ternano non può e non deve essere ostaggio di finalità ultrasportive. Si invita l'intera tifoseria a convergere verso un confronto civile, democratico e unitario, unico strumento per vigilare efficacemente sul futuro dei nostri colori“.
La crisi che attanaglia la compagine calcistica cittadina viene assunta dalle opposizioni di sinistra come l'emblema visibile di una più vasta e profonda crisi della struttura comunale. Sinistra Italiana, per bocca del suo segretario provinciale Emiliano Listanti, ha rilanciato l'offensiva contro la giunta guidata da Stefano Bandecchi, legando le incertezze dello stadio al blocco complessivo delle principali vertenze socio-economiche che gravano sul territorio ternano.
“La nostra città vive una delle fasi più difficili della sua storia recente. Mentre l’amministrazione è paralizzata, Terni continua ad affrontare crisi industriali, isolamento infrastrutturale, emergenze sociali e ambientali senza una vera guida“, denuncia con durezza il segretario Emiliano Listanti. La posizione del partito mira a strutturare un coordinamento stabile tra le diverse anime della società civile, superando la logica della pura protesta per presentare una piattaforma di governo alternativa alla cittadinanza.
L'intento dichiarato è quello di avviare una mobilitazione nei quartieri e tra i corpi intermedi per superare l'attuale fase politica prima della scadenza naturale del mandato elettorale. “Noi pensiamo che non basti aspettare la fine di questa esperienza amministrativa. Serve costruire un’alternativa seria, credibile e popolare. Per questo lanciamo un appello a tutte le forze democratiche, progressiste, ecologiste e civiche, ma soprattutto alla città: associazioni, comitati, lavoratrici e lavoratori, giovani, mondo della cultura, della scuola, della sanità e del volontariato. Nelle prossime settimane apriremo un confronto pubblico e metteremo a disposizione il nostro Manifesto per Terni, come base di discussione aperta per costruire insieme una città più giusta, verde, solidale e partecipata. Perché Terni non ha bisogno solo di voltare pagina. Ha bisogno di immaginare il proprio futuro“.