Poteva essere l’alba della nuova Ternana. Invece è crollato tutto “a un centimetro”. A raccontare il flop dell’operazione che avrebbe portato Fabio Splendori, imprenditore italo-svizzero da 150 milioni di fatturato, alla guida del club rossoverde è Massimo Sarandrea, il suo advisor di fiducia. E mentre l’asta fallimentare si avvia verso un esitoche potrebbe essere scontato, Sarandrea alza il tiro. Non solo affare saltato, ma accuse pesantissime sulla gestione del passato. “Gestione dissennata dei Rizzo”, dice senza mezzi termini. “I procuratori hanno fatto fallire la Ternana”. Lo abbiamo intervistato poche ore dopo la conferma arrivata dal sindaco Bandecchi.
Era, o per meglio dire potrebbe ancora essere, Fabio Splendori l'imprenditore interessato a rilevare la Ternana. Italiano ma residente in Svizzera, come avevamo anticipato, più di 150 milioni di fatturato consolidato di gruppo tra le attività italiane e svizzere. Ceo di QuoJobis, agenzia per il lavoro, delle cosicietà di consulenza ExTolia e Next, Splendori ha anche gestito oltre 100 transazioni immobiliari in Svizzera attraverso altre sue società.
A portarlo al capezzale della Ternana è stato Massimo Sarandrea, banchiere romano con un passato alla guida di banca Italease, esperienza finita in modo traumatico, che lo ha poi proiettato nel mercato della gestione di patrimoni privati, family office e intermediazione bancaria. Ora è impegnato nell'acquisizione della Salerinitana da parte di una vecchia conoscenza del calcio ternano. Quel Cristiano Rufini che in estate, con la sua holding Antarees Srl (società controllante di Olidata) sembrava sul punto di mettere le mani proprio sul club di via della Bardesca.
Sarandrea non nomina mai il suo cliente, ma Tag24 Umbria - che segue la transazione da giorni - può confermare che Splendori (sotto la regia del suo advisor di fiducia) è stato sul punto di salvare il club. Fino all'incontro decisivo di stamane con Stefano Bandecchi e Giuseppe Mangiarano.
Dottor Sarandrea, cominciamo dalla fine: perché l’acquisizione della Ternana da parte del suo assistito è saltata?
“Eravamo veramente all'ultimo miglio. Il mio cliente, che è uno tra i miei migliori assistiti, è un imprenditore molto valido. Ha oltre 150 milioni di euro di fatturato, tra aziende svizzere e italiane. Vive in Svizzera, io l’avevo immediatamente interessato alla vicenda perché sapevo le sue disponibilità. Lui mi aveva già manifestato l'intenzione e la volontà di mettere 2 milioni da qui al 6 giugno”.
Cosa mancava, concretamente, per chiudere?
“Noi eravamo pronti oggi a costituire la newco, la US Ternana. Era già pronto l’atto costitutivo, lo statuto. C’era soltanto da stringersi la mano col sindaco. Anzi, direi che con Stefano bandecchi la mano ce la sia anche stretta. Lui è più deluso di noi di come è andata. Purtroppo la riconciliazione (la manovra per cercare di abbassare il debito di 4,1 milioni indicato da qui al 6 giugno dai curatori, ndr) non consentiva di avere l’unanimità da parte di tutti. Pensi, ce l’abbiamo avuta dall’Agenzia delle Entrate. Io il debito tributario l’avevo già gestito. Ma non ero sicuro, anzi ero certo, che un 10 per cento del debito del capitale umano ci avevano detto di no. Non erano disposti a rinunciare a un centesimo”.
Il sindaco Stefano Bandecchi era dalla sua parte?
“Bandecchi voleva questo imprenditore, gli ha dato tanta disponibilità, l’ha ritenuto una persona valida. Me l’ha confermato. Bandecchi è attaccato alla maglia, è il più dispiaciuto, anche di Mangiarano che pure si è fatto in quattro per trovare una soluzione. Pensi che il Direttore generale è stato il primo a mettere a disposizione il suo contratto. Ma Bandecchi è un imprenditore, quindi mi ha capito subito che non avremmo potuto infilarci in questo tunnel senza uscita”.
Chi è stato il principale mediatore di questa trattativa?
“Giuseppe Mangiarano, un ragazzo d’oro. Io in pochi club, in poche aziende ho visto rappresentare un’operazione di crisi d’impresa così ben fatta, da un uomo che peraltro fa calcio. Giuseppe non fa il nostro mestiere, quindi devo fare i complimenti a lui. Mi è spiaciuto perché oggi era il primo a uscire molto provato. Devo ringraziare anche il direttore sportivo Carlo Mammarella, lui era riuscito a ottenere condizioni favorevolissime di transazione da parte dei calciatori che sono a Terni. Sono due grandi dirigenti. Chi ha fatto saltare l'affare non è oggi nell'organico della Ternana”.
Dottore, lei parla di numeri. Quanto mancava per chiudere l’operazione?
“Noi oggi eravamo pronti a mettere subito 250mila euro per l'asta del 13, consegnando il 12 maggio un'offerta vincolante alla curatela. Il mio cliente era pronto a mettere i restanti 2 milioni circa necessari per gestire la prima parte di debito. Ma da una serie di consultazioni con persone terze, si arrivava ad oltre i 2,4 milioni di euro. Quindi per 4-500 mila euro di distanza il mio cliente avrebbe buttato i soldi necessari per rilevare il ramo sportivo dal Tribunale. Francamente no, non me la sono sentita di fargli fare questo salto nel buio”.
Quindi niente partecipazione all’asta?
“No, è come perdere 250mila euro se non c’è la rinuncia preventiva da parte dei creditori sportivi. L’asta per me andrà deserta, l’operazione non si farà. Non c’è nessuno disposto, neppure il Comitato dell'Azionariato Popolare, che sicuramente si è mosso ma non può farsi carico di una cifra simile. E' una bella storia, un bel sogno, ma può essere un aiuto in futuro per sostenere idealmente il club. Ora, anche se sitratta di un'idea bellissima e romantica, non è un'iniziativa all’altezza di gestire, con tutto rispetto, un'operazione cos'ì complessa. Loro devono fare altro: sostenere la maglia e la tradizione sportiva locale”.
Alla base del mancato salvataggio c'è dunque il debito a breve. Quello accumulato in questa seconda parte di campionato quando la precedente gestione ha chiuso i rubinetti...
“Beh, guardi, vista dall'esterno non posso che rilevare un’opacità nella gestione Rizzo. Penso e temo che non finirà in maniera molto facile. Hanno fatto una gestione dissennata, non c’è alcun dubbio. Io non ho capito dove dovevano arrivare. Io faccio questo per mestiere e sinceramente non riesco a spiegarmi come si possa gestire così una società di calcio. Hanno fatto il mercato a gennaio, nonostante la crisi conclamata. Io ho fatto l’amministratore delegato di una banca fino a 15 anni fa. Oggi faccio l’attività autonoma indipendente. Mai avrei pensato di trovare una situazione così. Mi sono appassionato alla Ternana perché ho conosciuto Giuseppe Mangiarano”.
Altro giro altro bersaglio: i procuratori...
“Alla fine lo sa chi ha fatto fallire la Ternana? Alcuni procuratori. Non tutti, ma chi ha deciso di non discutere nemmeno. Proprio loro. Perché se il procuratore dice a un giocatore di proprietà della Ternana che milita in un'altra società: ‘non risparmiargli nemmeno un centesimo, devi prendere tutto’… chi è che ha fatto fallire la società? Chi è in organico quest'anno era pronto a ogni sacrificio. Gli altri... lasciamo perdere. Parlo anche di ex dirigenti ancora a libro paga e di altri tesserati. Non le sto dando dei nomi a caso. Se non c’è un po’ di coraggio, un po' di sacrificio da parte di tutti quelli che sono coinvolti e se questa industria non viene aiutata anche dai procuratori, si va a fondo”.
Un ultimo spiraglio per i tifosi della Ternana?
“Voglio lasciare uno spiraglio di ottimismo. C’è una technicality in Federazione che consentirebbe di rientrare dalla D. C’è già la disponibilità dell’imprenditore, ovviamente. Era il piano B da prima. Facciamo passare questa buriana. Spero che avremo occasione di risentirci. Io sono a disposizione dell’informazione, che è importante per le persone che credono nella maglia”.