Il ritorno di Franco Fedeli alla guida della Ternana prende forma in un quadro ancora in evoluzione, strettamente legato alla fusione societaria attesa per la prossima settimana, passaggio decisivo per la nascita del nuovo assetto. Solo dopo quel passaggio emergeranno in modo definitivo equilibri e ruoli all'interno del club rossoverde, anche se le prime indicazioni sostanziali iniziano già a filtrare tra gli addetti ai lavori. Fedeli sarebbe pronto ad assumere la maggioranza con il 60% delle quote, affiancato dal sindaco Stefano Bandecchi (che deterrà il 38%) e da Francesco Emanuele Tonel (al quale andrà il 2%). Proprio Bandecchi, finora, ha mantenuto una linea improntata alla massima prudenza senza ufficializzare i dettagli dell’operazione, limitandosi a qualche apertura durante la recente cena con i cittadini e nei colloqui avvenuti a Roma nella sede di Unicusano. Segnali che confermano un dialogo avanzato ma ancora non formalizzato, su uno sfondo dove resta un’impostazione rigidamente orientata alla sostenibilità economica e alla ricostruzione sportiva, con l’obiettivo di definire un progetto solido subito dopo il completamento della fusione.
A quasi 83 anni, Franco Fedeli dimostra un'energia e una lucidità che molti invidierebbero. A 33 anni di distanza dalla sua prima esperienza in rossoverde, il noto imprenditore ha deciso di rimettersi in gioco, confermando il suo ritorno al timone. Nel corso di una lunga e approfondita intervista rilasciata ai microfoni di Renoir Tv e condotta dal giornalista Massimo Laureti, Fedeli ha ripercorso il suo passato da “vagabondo del calcio” - un’etichetta che accetta con orgoglio per aver sempre pagato i propri debiti ovunque la sua presidenza sia passata, da Ancona a San Benedetto, da Arezzo a Rieti.
Per lui, il calcio non rappresenta un semplice passatempo per gli anni della pensione, ma una vera e propria passione viscerale, una “malattia” che regala emozioni e mantiene il cervello in costante movimento. Uno degli aspetti più complessi della nuova architettura societaria è sicuramente la convivenza tra due figure carismatiche e dal carattere fumantino come lo stesso Fedeli e Stefano Bandecchi. Durante il colloquio su Renoir Tv, Massimo Laureti ha stuzzicato il neo-patron sulle recenti dichiarazioni del sindaco, che lo aveva simpaticamente definito “tirchio”. Fedeli, lungi dall'offendersi, ha trasformato questa nomea in una vera e propria lezione di finanza aziendale, spiegando la sua visione: “Il tirchio che significa? Uno deve spendere secondo quello che c'ha”.
Il pragmatismo economico di Franco Fedeli fissa paletti precisi: stabilire un budget di 2 milioni di euro e spenderne 1,9 significa aver guadagnato 100.000 euro, mentre sforare la linea tracciata comporta perdite inaccettabili. L'intesa tra i due poggia su basi di profondo rispetto reciproco. Sollecitato da Massimo Laureti, Fedeli ha elogiato il sindaco definendolo “una persona intelligente”, aggiungendo una massima che fotografa il loro rapporto: “Con le persone intelligenti non ci litighi mai, trovi sempre una soluzione. Con gli stupidi litighi”.
Per garantire la stabilità della gestione, le regole d'ingaggio sono state scritte in modo chiarissimo fin dal principio: Fedeli, forte della maggioranza assoluta, avrà carta bianca totale sulla squadra e sulla gestione calcistica, mentre Bandecchi si occuperà delle pubbliche relazioni e degli aspetti esterni, un ruolo coerente con la sua carica istituzionale. La tenuta di questo patto dipenderà interamente dal campo, come ammette lo stesso Fedeli con realismo: “L'accordo dura se le cose vanno bene, non dura se non vanno bene. Sono sempre i risultati che fanno gli accordi”. Sul piano operativo la macchina è già avviata: nel giro di 10-15 giorni verrà aperto un nuovo conto corrente intestato alla neonata società, dove i soci verseranno le rispettive quote per costituire il capitale iniziale.
Il budget definitivo per la stagione non è rigidamente ancorato ai 2 milioni di euro; la cifra finale dipenderà dalle opportunità di mercato e si potrebbe strutturare un'ottima rosa anche con 1,5 o 1,6 milioni, a patto di individuare gli uomini giusti. Il cantiere sportivo si presenta complesso: a seguito del fallimento, la Ternana si ritrova attualmente con il parco giocatori completamente azzerato e senza alcun tesserato in organico. La primissima pietra da posare per ricostruire da zero è la scelta dell'allenatore.
Su questo snodo cruciale, Fedeli sa di non poter fallire. Di fronte alle domande di Massimo Laureti su tecnici esperti della Serie D come Indiani o a suggestioni legate a clamorosi ritorni come quello di Cristiano Lucarelli - recentemente accostato al club dopo un contatto con il dirigente Carlo Mammarella - il presidente ha preferito tirare il freno a mano. L'identikit morale per chiunque indosserà la maglia rossoverde è rigidissimo e non ammette deroghe: “La gente deve essere motivata, non deve venire solo a strappare un contratto non gente che viene a svernare a Terni”. Il patron cerca unicamente uomini spinti dalla passione, confermando parallela fiducia nel direttore sportivo Carlo Mammarella, di cui loda la serietà e l'onestà.
Sul fronte dei singoli profili, il presidente si è sbilanciato sul centrocampista Vallocchia, già alle sue dipendenze a San Benedetto e Rieti, definendolo “un bravo ragazzo” che ha recentemente costruito casa in zona e che tratterrebbe volentieri. Un'apertura significativa è arrivata anche per l’esperto attaccante Pettinari: pur non conoscendolo di persona, Fedeli si fida delle relazioni positive ricevute ed è disposto a confermarlo in rosa, ma a una precisa condizione finanziaria: “se s'accontenta del giusto” e se si troverà un accordo economico ragionevole.
L'obiettivo sportivo dichiarato non ammette repliche: vincere il campionato di Serie D e riportare immediatamente la Ternana tra i professionisti. C'è però anche un risvolto sociale profondo: ricostruire il legame con una tifoseria oggi delusa e frammentata, ricreando lo spettacolo di pubblico del passato, quando i vecchi derby con la Narnese richiamavano 10.000 presenze. Fedeli si dice pronto ad affrontare anche l'ironia della piazza, invitando i tifosi a rispolverare lo storico striscione “Fedeli Pidocchio”. Nessuna commistione, invece, sul fronte infrastrutturale: nonostante il progetto stadio-clinica preveda ampi spazi commerciali, la sua catena di 59 supermercati Elite resterà rigorosamente fuori: “Non voglio mischiare il lavoro con lo sport, sennò è sempre un casino”. La rotta è tracciata, e il verdetto spetterà solo al campo. Nel frattempo, il saluto alla città è un classico: “Forza Fere”.