Non un comizio, non una celebrazione della memoria. Al PalaSì di piazza della Repubblica, nel pomeriggio di oggi, ha preso corpo il primo tentativo strutturato di trasformare il lutto sportivo in progetto. Il fallimento della Ternana Calcio e l’asta deserta di giovedì scorso hanno chiuso una pagina di storia e aperto un vuoto che, per essere colmato, richiede gambe, denari e una regia che la città, finora, non aveva ancora trovato. Il contenitore presentato oggi si chiama “La Ternana Siamo Noi APS” ed è esattamente questo: un’architettura pensata per dare base popolare, organizzativa ed economica alla rinascita del calcio rossoverde. Dentro uno scenario normativo che i promotori hanno richiamato con precisione, la prospettiva è quella della ripartenza dal campionato di Eccellenza.
La notizia, qui, non è l’annuncio di un salvatore calato dall’alto. È la formalizzazione di un percorso che prova a ribaltare la dinamica dell’attesa in quella della responsabilità. Il progetto ha già un gruppo promotore definito. I soci fondatori indicati nelle comunicazioni ufficiali sono l’avvocato Carlo Taddei, Massimiliano Pileri, Raffaele Francia, Anacleto Petigliani, Mara Romoli e Fabio Biscetti, con Claudio Maggi in rappresentanza del Centro di Coordinamento Ternana Clubs. Attorno a questa struttura si muovono alcune delle realtà storiche del tifo organizzato, da Vecchio Stampo a Brigata Gagarin Curva Est, già coinvolte nei primi contatti del comitato.

A dare la cifra dell’operazione è stato l’avvocato Carlo Taddei, che ha descritto il progetto come un percorso a doppio binario. Da una parte, la volontà di costruire una realtà che possa ambire direttamente all’assegnazione del titolo sportivo della Ternana attraverso l’applicazione dell’articolo 52 delle NOIF, la norma che disciplina la riaffiliazione delle società fallite preservandone la tradizione sportiva. Dall’altra, la disponibilità - nel caso in cui non si riuscisse ad arrivare fino in fondo in proprio - a mettere quanto raccolto al servizio della soluzione ritenuta migliore per il futuro del club. “Non promettiamo scorciatoie e non alimentiamo illusioni”, è stato il senso delle parole di Taddei, che ha inquadrato la ripartenza dall’Eccellenza come l’approdo più realistico e insieme come il primo gradino di un piano triennale pensato per restituire alla Ternana una struttura competitiva, seria e radicata.
Il passaggio politico più forte sta proprio in questa trasparenza di orizzonte. Il comitato non si presenta come un soggetto antagonista rispetto ad altre iniziative, ma come una casa comune nella quale far convergere risorse, consenso e competenze. Fabio Biscetti, voce del Centro Coordinamento Club, ha messo l’accento sul significato più profondo dell’iniziativa, ricordando che chi oggi siede nello stesso percorso ha scelto di lasciarsi alle spalle vecchie ruggini e letture divergenti del recente passato rossoverde. “Il punto non è più dividersi ma impedire che il calcio a Terni muoia”, ha spiegato. In un primo momento, ha raccontato, il tentativo era quello di salvare la categoria. Poi il precipitare della crisi ha imposto un cambio di orizzonte, trasformando il progetto nella necessità di farsi trovare pronti davanti al fallimento. Per questo il comitato si è dotato di una APS, cioè di una Associazione di Promozione Sociale, individuata come lo strumento con cui raccogliere adesioni e fondi tra tifosi, cittadini e imprenditori. L’obiettivo è arrivare a una soglia critica di risorse che possa consentire alla Ternana di ripartire, secondo quanto prevedono le norme federali, proprio dall’Eccellenza.
L’altro snodo cruciale emerso oggi al PalaSì riguarda la natura politica, ancor prima che sportiva, di questa scommessa. Anacleto Petigliani, altro nome centrale del gruppo promotore, aveva già indicato nei giorni scorsi come obiettivo prioritario quello di ricompattare la tifoseria e la cittadinanza, chiamando in causa l’imprenditore di riferimento, i commercianti, gli artigiani, gli operai e ogni pezzo del tessuto sociale ternano. La sua idea è che la rinascita della Ternana non possa reggersi solo sull’emotività, ma debba poggiare su una città che torna a fare corpo unico attorno alla propria squadra. “In tempi strettissimi non è realistico pensare di trovare da soli, con il solo azionariato popolare o con il crowdfunding, tutte le risorse necessarie per operazioni di grande portata”, ha messo in fila Petigliani. Proprio per questo, accanto alla partecipazione diffusa, il comitato sta cercando di favorire la nascita di una cordata imprenditoriale forte, rivendicando un principio netto: per la Ternana sarebbe fondamentale una soluzione con solide radici locali, affidata a imprenditori ternani o comunque legati davvero alla città.
Sul fronte dei contatti con il mondo economico, il comitato mantiene un profilo prudente. Biscetti ha parlato di “sensazioni positive”, ma ha anche ricordato che il fallimento è diventato realtà solo giovedì e che la struttura associativa è nata da pochissimi giorni. Da qui la scelta di non sbilanciarsi su nomi e numeri, ma di rivendicare al tempo stesso un principio di trasparenza totale, in aperta discontinuità con gli anni in cui, attorno alla Ternana, proprio la trasparenza è stata una delle grandi assenti.

Il fattore che più pesa, in questa fase, è il tempo. L’operazione deve prendere forma nel giro di poche settimane e il lavoro concreto, come è stato spiegato nel corso della presentazione, va chiuso entro i primi di luglio. Questo rende il percorso difficile e costringe tutti a muoversi in fretta, senza però perdere lucidità. Il messaggio lanciato oggi alla città è duplice: la sfida è complicata, ma la risposta deve arrivare adesso. Secondo quanto riferito dallo stesso Biscetti, oltre al comitato esistono altri soggetti che si stanno muovendo, compreso il sindaco e almeno altre due cordate. L’auspicio espresso pubblicamente è che questa volta Terni non si divida in quattro o cinque iniziative concorrenti, ma riesca invece a fare sintesi, convogliando le energie in una sola massa critica capace di sostenere la Ternana più forte possibile nella categoria più alta consentita dalle norme attuali.
Sul piano operativo, i promotori hanno già indicato i prossimi passaggi. Da lunedì dovrebbero essere comunicate le modalità della raccolta, sia online sia in presenza. L’idea è di attivare punti fisici per la sottoscrizione, con l’apertura del Centro Coordinamento in giorni specifici, un gazebo e altre iniziative diffuse sul territorio. L’obiettivo è raggiungere nel modo più capillare possibile tifoseria e cittadinanza, perché il ragionamento di fondo resta quello di una Ternana costruita dalla città, non calata dall’alto e non affidata soltanto alla speranza di un salvatore esterno.
La giornata del PalaSì ha segnato più di una semplice presentazione. Ha messo in forma pubblica una proposta che prova a trasformare il trauma del fallimento in un’assunzione collettiva di responsabilità. La Ternana, nel ragionamento dei promotori, può rinascere solo se la città smette di attendere una soluzione dall’esterno e decide di diventare parte attiva della ricostruzione.