Il 17 aprile 2026 resterà una data incisa a fuoco nella storia calcistica della città. Con la sentenza n. 29/2026, il Tribunale di Terni ha ufficialmente dichiarato l’apertura della liquidazione giudiziale (quello che un tempo chiamavamo fallimento) per la Ternana Calcio S.r.l.
A leggere le fredde carte del tribunale, si potrebbe pensare alla parola "fine". Attenzione quella che attende la Ternana è una vera e propria corsa contro il tempo. Eppure, tra le righe delle normative sportive e della crisi d'impresa, esiste una strada tracciata, stretta ma percorribile, non solo per salvare la Serie C, ma per rilanciare le ambizioni del club attraverso la rinascita del progetto del nuovo Stadio.
Ma per capire come la Ternana possa risorgere, bisogna tradurre il "legalese" in una mappa chiara: ecco gli adempimenti, le scadenze e le vere opportunità sul tavolo.
La prima e più importante decisione presa dai giudici è stata la concessione dell’esercizio provvisorio per tre mesi. In parole povere: il tribunale ha staccato la spina alla vecchia proprietà, ma ha attaccato la società a un respiratore artificiale gestito da due curatori nominati (il dott. Angeli e l'avv. Ferrara) e da un esperto di questioni sportive (il dott. Di Domenico).
Perché è fondamentale? Perché evita la morte sportiva istantanea. La Ternana ha rischiato, perché le norme federali (Art. 16 comma 6 delle NOIF) prevedono che, in caso di liquidazione volontaria, la FIGC revochi immediatamente l'affiliazione del club. Ma il Tribunale di Perugia ha sospeso la delibera assembleare e il tribunale di Terni ha garantito l'esercizio provvisorio dell'impresa. La possibile revoca federale. di fatto, viene "congelata" fino all'estate.
Questo significa tre cose pratiche, anche per chi non mastica di diritto:
Si gioca: La Ternana può concludere regolarmente la stagione regolare e disputare i play-off. persino vincerli e andare in B.
Nessuno perde il lavoro oggi: I contratti dei calciatori, dello staff e dei dipendenti amministrativi proseguono. Il loro stipendio, da metà aprile in poi, verrà pagato dai curatori con i soldi incassati in questa fase o garantiti dagli sponsor. Secondo le relazioni degli avvocati (in particolare Carmine Andrea Silvestri) l'esercizio provvisorio grazie a queste provvidenze potrebbe addirittura chiudersi in leggero utile, circostanza confermata dal Tribunale nella sentenza. Non c'è nessuno svincolo immediato dei tesserati e nessuna cassa integrazione o sospensione automatica per i dipendenti.
Gli sponsor ci sono: la Ternana Women di Unicusano ha garantito il pagamento delle trasferte e di altre spese vive, secondo quanto apprende Tag24 Umbria una società energetica ternana si è spesa per sostenere le spese del settore giovanile. Altri si potrebbero aggiungere per aiutare il club in difficoltà. Possibile anche il ricorso all'affitto del ramo d'azienda (ipotesi molto remota) in vista della cessione con procedura ad evidenza pubblica.
Le penalizzazioni (che non fanno male subito): La Ternana non ha avuto i soldi per pagare le scadenze federali degli stipendi di aprile. Un grosso punto interrogativo si pone a giugno, ma - sperando che vada tutto per il meglio - questi adempimenti saranno saldati dall'acquirente. Questo comporterà dei punti di penalizzazione. Ma, per una particolarità dell'Articolo 33 del Codice di Giustizia Sportiva, le infrazioni commesse nell'ultima parte dell'anno vengono scontate nella stagione successiva (2026/27). La Ternana andrà ai play-off con i punti conquistati sul campo quest'anno. Ma questo lo si sapeva già, nonostante alcune informazioni fuorvianti circolate in città.
Fase 2: Il conto alla rovescia. L'Asta e la scadenza del 6 giugno
Se il campo offre una tregua, negli uffici del collegio della curatela fallimentare è una corsa contro il tempo. L'obiettivo dei curatori è impacchettare il "ramo d'azienda calcistico" (un periodo comprendente il titolo sportivo, i contratti dei giocatori, i beni materiali) e metterlo all'asta.
Qui il calendario non fa sconti. La scadenza per iscriversi al prossimo campionato di Serie C è fissata per il 16 giugno 2026. Le regole della FIGC (Art. 16 e Art. 52 delle NOIF) impongono che il passaggio del titolo dalla vecchia società fallita a una nuova entità (la cosiddetta Newco) avvenga tassativamente almeno 10 giorni prima di quella scadenza. La data cerchiata in rosso sul calendario è dunque il 6 giugno. Entro quel giorno, l'asta deve essere indetta, vinta e saldata.

Chi comprerà la Ternana, cosa dovrà fare? Non basterà offrire la cifra più alta in tribunale. Chi subentra dovrà presentarsi dal Presidente della FIGC con requisiti ferrei (Art. 20 bis NOIF):

A questo punto, la domanda che un normale cittadino si pone è: perché un imprenditore dovrebbe sborsare milioni di euro all'asta comprensivi dei debiti sportivi arretrati (circa 5, secondo alcuni esperti, meno se si riesce a ottenere uno sconto sui contributi e il fisco), solo per prendere una squadra in Serie C che partirà per giunta penalizzata?
La prima risposta è volontà di entrare nel mondo del calcio. Ma a questa cifra ci sono anche altre piazze in concorrenza, magari più visibili e senza rischi da penalizzazione. La seconda amore per la maglia. Questo caso - i tifosi della Ternana lo sanno bene - è piuutosto debole e difficile da realizzare. Anche per mancanza di soggetti sufficientemente dotati di mezzi per fare gli "zii d'America" nella Conca.
Il maggiore fattore di competività e interesse - tanto per cambiare e con buona pace di chi asserisce il contrario - si chiama real estate e sanità, ed è in pancia della partecipazione totalitaria in "Stadium Spa".
La Ternana fallita possiede il 100% delle quote di Stadium Spa, una società a sé stante, con un capitale di 6 milioni di euro (del tutto valido e originato dal conferimento in natura del progetto del nuovo stadio) e, soprattutto, con in tasca la convenzione di 44 anni per l'uso e il rifacimento dello Stadio Liberati. Fino a ieri, il progetto del nuovo stadio, che si reggeva sulla vendita del progetto e dei titoli autorizzativi di una clinica privata per generare il capitale sociale della società veicolo (il famoso project financing), era considerato su un binario morto, bloccato dal TAR dell'Umbria con la recente sentenza, perché nel 2022 (quando ci fu la Conferenza dei servizi) nella provincia di Terni mancava la "programmazione" dei posti letto privati.
Ma c'è stato un colpo di scena. Un recente scambio di corrispondenza ufficiale tra Stadium, Comune di Terni e gli uffici del welfare e della sanità della Regione Umbria ha confermato che la delibera del 2023 della giunta Tesei è un atto di valore programmatorio, confermato dal Ministero della Sanità. E che oggi (fino all'approvazione definitiva del nuovo Piano Socio-Sanitario Regionale che comunque confermerà questa indicazione) la provincia di Terni ha a disposizione 80 posti letto per la sanità privata convenzionata.
Cosa significa? Che Stadium Spa, guidata dall'amministratore unico Giuseppe Mangiarano (pienamente in carica, poiché il fallimento della casa madre non fa fallire automaticamente la controllata), ha il diritto e le carte in regola per riavviare l'iter autorizzativo per costruire la clinica sui terreni di "Ternanello" (che sono in comodato alla società di scopo). Per farlo non servono soldi immediati, serve solo il nulla osta dei curatori fallimentari e del Comitato dei Creditori che si dovrà formare a breve.
Stadium può presentare a Comune e Regione una nuova richiesta di costruire (il cosideetto modello 1), sottomettendo una nuova richiesta rispetto a quella giudicata improcedile dal TAR del 2022, ai sensi del nuovo regolamento sanitario regionale del 2023. La Regione avrà 45 giorni di tempo (ma può farlol in minor tempo per l'urgenza della curatela) per autorizzare o meno. E il Comune potrà rilasciare i titoli autorizzativi.
E' la strada legittima e nel rispetto delle regole evocata dalla presidente Proietti. Una strada che non impegnerebbe politicamente la Regione, perché tutta per via amministrativa. Ma che darebbe modo di innescare un processo win-win. Nessuno sarebbe accusato di aver fatto sparire il calcio da Terni. la liquidazione giudiziale sarebbe davvero - come ha detto Proietti - "l'occasione di una rinascita".
Questo consentirebbe a Ternana e Stadium di vendere il "ramo d'azienda clinica" per i previsti 14 milioni di euro costituendo l'equity (16-18 milioni) per generare la leva finanziaria necessaria a costruire il nuovo stadio.

Ed è qui che il fallimento si trasforma in una potenziale opportunità: per la curatela di realizzare un attivo maggiore dalla cessione dell'asset di partecipazione in Stadium, per i creditori di veder realizzare un incasso superiore da suddividersi secondo le rispettive prerogative, per l'acquirente del titolo sportivo di avere in mano il progetto "bancabile" per realizzare un nuovo stadio, ma anche attività commerciali e di ristorazione, parcheggi, iniziative di marketing (naming rights).
I curatori fallimentari possono decidere di vendere tutto "in blocco" per massimizzare l'incasso: il titolo sportivo della Ternana insieme al 100% delle quote di Stadium Spa. In questo scenario, i milioni spesi dal nuovo investitore per coprire i debiti calcistici e salvare la Serie C non sarebbero più un investimento a fondo perduto nel mondo del pallone, ma diventerebbero di fatto il "biglietto d'ingresso" per potersi intestare un progetto infrastrutturale da oltre 40 milion.
Salvare la Ternana Calcio diventerebbe la chiave d'accesso per costruire il nuovo stadio e vendere o gestire la costruzione di una clinica privata da 80 posti letto, che una volta realizzata - secondo quanto prevede la legge - dovrà essere autorizzatata dalla Regione senza scorciatoie a livello clinico, accreditata al Servizio sanitario e convenzionata con quello regionale.
Insomma, la vera partita, quella per la sopravvivenza e la rinascita, si gioca tra le aule del Tribunale, le scartoffie della FIGC e gli uffici dell'urbanistica comunale e della sanità regionale. Il conto alla rovescia verso il 6 giugno è appena iniziato.