A Terni tiene banco ovviamente il tema Ternana Calcio. Ecco le reazioni della politica. Sara Francescangeli presidente del Consiglio comunale di Terni ha scritto: "Grazie Sindaco per aver, ancora una volta, dimostrato di tenere a questa città ed ai colori della nostra Ternana molto più di tanti ternani, o presunti tali... per aver ancora una volta risolto problemi creati da chi, a vario titolo e ragione, voleva solo speculare e pur di distruggere lei ha provato a cancellare 100 anni di storia. La Ternana è ancora in piedi, qualcun altro barcolla e qualcuno è già caduto! Grazie, tutto il resto, tutto, è fuffa".
Così in una nota i parlamentari PD Anna Ascani e Walter Verini: “La guerra di interessi tra Stefano Bandecchi e la famiglia Rizzo sta provocando danni incalcolabili alla Ternana, alla città di Terni e all’intera Lega Pro di Calcio che, a due sole giornate dalla fine del campionato potrebbe vedere completamente stravolta la sua classifica. L’annuncio di liquidazione volontaria della Società Ternana Calcio da parte della famiglia Rizzo, attuale proprietaria, comporterebbe l’immediata cancellazione della squadra rossoverde dai campionati. Un esito drammaticamente conclusivo che potrebbe forse essere evitato solo da una precedente istanza di fallimento, che potrebbe far slittare la liquidazione della società e quindi evitarne per ora l’esclusione dal campionato. L’annuncio della attuale proprietà di liquidazione volontaria porterebbe alla cancellazione del calcio professionistico a Terni. Questo non può far passare in secondo piano la fondamentale responsabilità del sindaco Stefano Bandecchi che ha prima utilizzato la proprietà della Ternana come cavallo di Troia per blandire la città e poi, diventato sindaco in plateale conflitto di interessi, ha portato la società e la squadra rossoverde allo sbando, utilizzandole come merce di scambio per i suoi disegni affaristici”.
“Ma la Ternana Calcio -continua la nota dei parlamentari- non può, non deve essere cancellata. La sua storia, il suo ruolo ne fanno una delle due grandi squadre dell’Umbria. Sarebbe un colpo per la città, la regione, il calcio italiano. Rivolgiamo dunque un appello forte a tutte le forze politiche e sociali, a tutto il mondo sportivo non solo di Terni affinchè, superando su questo divergenze e contrapposizioni, si compia ogni sforzo sforzo comune e convergente per scongiurare questo esito”.
“La messa in liquidazione della Ternana Calcio non può essere derubricata a una semplice crisi societaria, né tantomeno diventare l’oggetto di inutili, se non dannose, speculazioni politiche più o meno interessate. Sebbene esistano nel calcio italiano decine di realtà in condizioni finanziarie ben più precarie, Terni vive una situazione che assume caratteri ben più profondi, radicati, preoccupanti per la qualità dell’azione istituzionale, della dialettica politica, della capacità di nutrire un’idealità e una progettualità orientate all’esclusivo interesse della collettività. Ecco perché questo è il momento della responsabilità e del rigore, non della propaganda, non della ricerca di una ribalta, non per le scaramucce o per gli interessi personali; per buona pace di quanti in queste ore si divertono a decretare che “la notte sia un mantello che rende tutte le vacche nere”, per confondere le acque e dipingere una classe politica tutta uguale, apatica e indistinta – magari per preparare la narrazione a qualche salvatore della patria?
E’ evidente che la cancellazione programmata di una florida e radicata storia sportiva è l’esito da scongiurare e che tutti - istituzioni, società, politica, città – devono sentirsi chiamati all’impegno. Perché il rischio è quello di cancellare un patrimonio identitario della comunità.
Nessuno può restare a guardare. Ed è per questo che preoccupa la risposta di Bandecchi e della sua maggioranza, che nello spregio più avvilente del ruolo suo e delle istituzioni, inventa fantasiose commissioni invece che scegliere la strada della collaborazione e del dialogo istituzionale. Palazzo Spada, per altro, vive un avvilente paradosso: in ogni crisi calcistica italiana, la prassi vuole che la proprietà riconsegni simbolicamente le chiavi della società al sindaco, affinché egli, come garante della città, possa farsi promotore di nuove soluzioni e interlocuzioni. A Terni, questo passaggio vitale è impedito da un corto circuito senza precedenti: il sindaco è parte in causa nel processo che ha portato a questa situazione. E questo crea una paralisi istituzionale che lascia la città orfana della sua naturale guida in un momento di emergenza. Non possiamo permettere che la Ternana sia sacrificata in un gioco di specchi e confusioni di ruolo. Chi amministra la cosa pubblica ha il dovere della chiarezza, separando le proprie vicende passate dalle necessità urgenti di una comunità che chiede risposte.
La nostra posizione è netta, siamo impegnati per declinarla negli atti che serviranno perché quasi un secolo di passione sportiva e l’identità di una città non siano trascinati nel baratro, a partire da un appello a tutte le migliori risorse ed energie della città, comprese quelle imprenditoriali, per dare continuare a far vivere un pezzo di storia di Terni, e dal coinvolgimento dei parlamentari nazionali affinché interroghino il governo sulle responsabilità e sulle strade da percorrere per tutelare la città”. Così, in una nota, Carlo Emanuele Trappolino, segretario provinciale, e Leopoldo Di Girolamo, segretario comunale del Pd di Terni.
"In queste ore di angoscia per chi ama i colori rossoverdi, la tentazione è quella di parlare solo di sport -ha scritto invece Guido Verdecchia consigliere comunale del Gruppo Misto-. Ma se oggi la Ternana rischia di scomparire, schiacciata dai debiti e finita in liquidazione, è proprio perché qualcuno ha deciso di trascinarla a forza dentro la politica e gli affari. E noi abbiamo il dovere di liberarla. Vi invito a leggere il lucido editoriale pubblicato oggi da Umbria report, perché certifica esattamente ciò che stiamo denunciando da mesi, con atti e interrogazioni formali, in Consiglio Comunale: questa crisi non è sfortuna sportiva, ma l'esito inevitabile di un modello di gestione fallimentare. Le responsabilità vanno chiamate con il loro nome, senza fare sconti a nessuno, ma distinguendo i ruoli: Da una parte c'è il Sindaco Bandecchi. Ha legato il destino di una squadra di calcio a un'operazione immobiliare e sanitaria faraonica (lo Stadio-Clinica) e oggi che il sistema implode, cerca di lanciare la palla in tribuna.
Dall'altra parte c'è la Regione Umbria. Con la sua gestione ondivaga e ambigua sul tema della sanità privata e con le continue manovre di palazzo, ha tenuto in ostaggio un'intera città, contribuendo a creare il cortocircuito istituzionale e normativo che ha dato il colpo di grazia a questa vicenda. Adesso non servono le lacrime di coccodrillo, né i rimpalli di responsabilità. Chi ci amministra deve smettere di usare le aule istituzionali per fare da scaricabarile e dovrebbe attivare immediatamente un tavolo di crisi trasparente e ufficiale, rendendo pubblici i veri numeri del debito della società per capire se e come si potrebbe garantire una continuità aziendale, o quantomeno salvare il titolo sportivo. Si sarebbe dovuto fare mesi fa, ma mancano pochi granelli per svuotare la clessidra e farli scivolare inutilmente non serve a niente e a nessuno. Terni ha bisogno di istituzioni limpide e di chi si assuma il peso delle proprie scelte. La Ternana appartiene alla sua comunità, a chi soffre per questa maglia sugli spalti e ai giocatori che scendono in campo".