La famiglia Rizzo ha depositato i primi due esposti alla Procura di Terni che ha avviato accertamenti sulla gestione della Ternana Calcio. Gli attuali proprietari del club hanno sollevato dubbi sulle operazioni antecedenti il loro insediamento, paventando un’ipotesi di "infedeltà patrimoniale" nella conduzione della società sportiva rossoverde.
Come anticipato nelle scorse settimane, la famiglia Rizzo ha presentato un doppio esposto presso la Procura di Terni per accertare la gestione della Ternana Calcio, prima dell'insediamento alla guida del club. Lo si apprende da un’inchiesta dell’Agi.
La denuncia, infatti, riguarda l’ipotesi di "infedeltà patrimoniale" nella conduzione della società sportiva rossoverde, cioè il presunto danneggiamento degli interessi economici della Ternana, con alcune operazioni economico-societarie degli ultimi anni da attenzionare. L'ipotesi investigativa interessa l’ex amministratore, Tiziana Pucci e l'ex consulente del club, Massimo Ferrero.
Secondo una anticipazione dell’agenzia di stampa Agi, la famiglia Rizzo avrebbe presentato due distinti esposti alla procura della Repubblica di Terni. La richiesta ai magistrati è di indagare Tiziana Pucci e Massimo Ferrero per "infedeltà patrimoniale in concorso". Tale reato si configura quando amministratori o altre figure apicali, causano "intenzionalmente un danno patrimoniale alla società per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto" ed è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni.
Il secondo esposto, invece, ricostruisce quanto avvenuto tra giugno 2024 e settembre 2025, prima che i Rizzo assumessero il controllo del club. Le operazioni economiche effettuate in quel periodo saranno attenzionate dal procuratore capo di Terni, Antonio Laronga.
La ricostruzione di Agi riporta anche a un atto depositato l'8 dicembre 2025, pochi giorni prima di un’assemblea dei soci che avrebbe dovuto revocare gli incarichi a Ferrero e Pucci, che avrebbe bloccato il loro licenziamento impedendo l'insediamento del nuovo amministratore designato. Tale operazione si sarebbe complicata anche con l’intervento di un notaio di Cassino.
Altro nodo riguarda lo stipendio di Massimo Ferrero che aveva ottenuto un contratto di 3 anni (a fronte di quello da 1 anno richiesto dai Rizzo) a cifre considerate fuori budget. Con il ruolo da consulente, infatti, avrebbe guadagnato 360mila euro netti per tre anni che, con eventuale promozione in Serie B, sarebbero saliti ulteriormente a circa 600mila, senza considerare i premi. Ora tale aspetto è sotto verifica da parte della magistratura.
La famiglia Rizzo ha chiesto, quindi, un chiarimento davanti alla Procura di Terni. Al momento non risultano persone indagate ufficialmente ma gli sviluppi delle indagini nelle prossime settimane saranno decisivi per capire se l’inchiesta andrà avanti.