A seguito del fallimento della prima asta per l'acquisizione della Ternana Calcio, l'istituzione regionale si muove: la giunta umbra ha infatti diffuso una nota ufficiale per commentare gli ultimi eventi legati al club rossoverde. “La notizia del fallimento della Ternana Calcio e della perdita del professionismo -si legge- rappresenta un colpo duro non solo per la città di Terni, ma per l’intera Umbria. Esprimiamo vicinanza ai tifosi rossoverdi, alla comunità ternana e a tutti coloro che, dentro e fuori dal campo, hanno vissuto e sostenuto la Ternana come parte della propria identità”.
“La Ternana Calcio -ha proseguito la Regione nella nota- è molto più di una società sportiva: è storia, appartenenza, orgoglio popolare e prestigio sportivo nazionale. La sua presenza nel calcio professionistico ha rappresentato negli anni anche un elemento di valorizzazione del territorio, capace di generare partecipazione, indotto economico e riconoscibilità per la città e per tutta la regione”.
“Come Regione Umbria stigmatizziamo il comportamento di chi ha gestito la società rossoverde, accumulando debiti su debiti e, nel contempo, confermiamo la piena disponibilità, per quanto di competenza e nel rispetto dei ruoli, a sostenere la dimensione sportiva, come abbiamo fatto e come continueremo a fare con tutte le realtà calcistiche e sportive dell’Umbria”.
La Giunta regionale “confida che non tutto sia perduto e che possa esserci la possibilità di una seconda asta per salvare la società e il calcio professionistico. La perdita del professionismo di una squadra con questa tradizione sarebbe una ferita che riguarda l’intero sistema sportivo regionale”.
“L’auspicio -ha concluso la nota- è che la Ternana possa ripartire quanto prima su basi solide, con un progetto serio e con una società all’altezza delle aspettative di Terni: una città dalla grande tradizione calcistica, che merita rispetto, serietà e futuro”.
“La fine della storia calcistica della Ternana -ha scritto invece Patto Avanti Umbria- rappresenta una ferita profonda per la città e per l'intero movimento sportivo cittadino. Un disastro che vede il sindaco di Terni Stefano Bandecchi come primo responsabile politico, economico e morale di questo fallimento. È ormai sotto gli occhi di tutti come Bandecchi abbia cinicamente utilizzato la Ternana come cavallo di Troia per la propria ascesa politica, strumentalizzando la passione dei tifosi per vincere le elezioni a sindaco di Terni. Una volta raggiunto l'obiettivo, ha lasciato dietro di sé una gestione dispendiosa e costi insostenibili che - volente o nolente - hanno gravato pesantemente sulle successive, in alcuni casi scellerate, gestioni del club. Il principale responsabile di questo disastro ha dimostrato colpevole ritardo nel gestire l'incompatibilità tra la carica di sindaco e la proprietà del club, pur di fronte a norme che parlavano chiaro, decidendo di liberarsi della Ternana solo all'ultimo momento. Scegliendo per giunta di affidare la gloriosa società rossoverde a figure di scarsa affidabilità economica, probabilmente pensando di poterle in qualche modo condizionare e manovrare nell'ombra.
Non pago, Bandecchi ha trascinato il Comune di Terni e la città tutta, in primo luogo quella fetta di tifosi che riponevano in lui fiducia e credibilità, in un vicolo cieco con il progetto "stadio-clinica", un progetto folle e privo di solidità che ha cercato di imporre alla Regione. Nonostante i continui inviti a correggere la rotta e ritirare una determina palesemente illegittima per riportare il percorso sui corretti binari amministrativi, il sindaco di Terni è rimasto arroccato sulle proprie posizioni fino allo scontato esito negativo del Tar. La guerra propagandistica scatenata contro la Regione è stata solo un maldestro tentativo di occultare le proprie inadempienze. Nonostante i ripetuti inviti della Regione a ritirare la determina e procedere nel percorso che poi avrebbe indicato il Tar - cosa che il Comune di Terni sta facendo solo ora dopo la prevedibile sentenza del Tar - Bandecchi ha usato quei mesi per alimentare lo scontro con la Regione solo per consenso politico personale.
Il risultato odierno -una cordata dissolta e un'asta deserta di fronte ad un fardello di debiti e penalizzazioni- è la tragica conclusione di una gestione accecata dall'ambizione personale di cui Bandecchi dovrebbe assumersi la completa e totale responsabilità sotto il profilo politico, economico e morale”.