Il Direttore Generale della Ternana Giuseppe Mangiarano è intervenuto ieri sera in diretta nel corso della trasmissione “Ternana Time”, intervistato dal conduttore Ivano Mari con la partecipazione degli opinionisti e tifosi Paolo Lancia e Alessandro Taglieri. Il confronto, molto approfondito, serrato e con tempi lunghi, ha fatto luce sulle questioni più urgenti del club in vista dell’asta del 22 maggio. Il dirigente ha parlato di conti, sacrifici, settore giovanile, stadio e dei retroscena dell’addio della famiglia Rizzo. Ha inoltre rivelato di aver portato personalmente il dossier della società a advisor finanziari, banche d’affari e soggetti in grado di attivare interessamenti al caso, come Tag24 Umbria ha più volte sottolineato in questi giorni.
Mangiarano ha aperto descrivendo lo stato di salute economica del club. “C’è stata una grande corsa contro il tempo per rendere la Ternana un’opportunità appetibile e non un ‘bagno di sangue’ come molti pensano” ha detto. “Oggi la Ternana è una società da un punto di vista economico acquistabilissima. Abbiamo i conti trasparenti e la certezza che non ci saranno sorprese, come decreti ingiuntivi o debiti nascosti che spuntano dalla sera alla mattina”.
Un dato strutturale, ha spiegato, rende il club particolarmente leggero per un nuovo acquirente. “Dal primo luglio 2028 la Ternana avrà zero euro di contratti in essere”.
Ma il dato più rilevante riguarda il taglio del passivo. “Il vero miracolo lo ha fatto la componente umana del club” ha sottolineato. “C’è stato un enorme sacrificio economico da parte di dipendenti, dirigenti e calciatori che, rinunciando a una parte delle loro spettanze, hanno permesso di abbassare il monte debiti di quasi 1,5 milioni di euro. È una situazione unica in Italia: si può dire che i dipendenti si sono ‘ricomprati’ l’azienda”.
Sulla valutazione della società in relazione all’asta, Mangiarano è stato chiaro. “Se guardiamo i numeri con oggettività, il valore di una squadra di Serie C come la Ternana non è assolutamente inferiore ai 2,9 milioni di euro richiesti come base d’asta”. Ha portato esempi concreti: “Oggi per acquistare il Livorno in Serie D servono non meno di 3 o 4 milioni di euro a cui aggiungere i debiti sconosciuti. Il Cosenza ha un debito accertato di 8 milioni e una valutazione totale di circa 12 milioni, pur non avendo un progetto stadio o impianti di allenamento di proprietà. Il Grosseto ha speso 2,8 milioni di euro in due anni di Serie D nel tentativo di tornare nei professionisti”.
Ha poi rivolto una considerazione critica al contesto locale. “Negli ultimi anni a Terni sono stati spesi milioni di euro dalle proprietà precedenti (Guida e D’Alessandro), eppure oggi emerge un totale disinteresse dell’imprenditoria locale di fronte a una società con i conti trasparenti e certificati. Questo mi fa chiedere se il calcio a Terni interessi davvero”.
Mangiarano ha dedicato un passaggio centrale al settore giovanile, definendolo un patrimonio tecnico ed economico troppo spesso sottovalutato.
“Chi pensa di far fallire il club per ripartire dal basso non calcola che costerebbe milioni di euro vincere campionati come l’Eccellenza o la Serie D per tornare tra i professionisti” ha avvertito. “Noi oggi abbiamo un patrimonio tecnico enorme. Abbiamo circa 100 ragazzi dai 15 ai 19 anni nel nostro settore giovanile che rischiano di ritrovarsi senza squadra. L’anno scorso la nostra Under 17 è stata Campione d’Italia, e quest’anno Under 17 e Under 15 sono arrivate alle fasi dei play-off”.
Il valore economico di questo vivaio, ha spiegato, è concreto. “Basterebbe un solo giovane di prospettiva tra questi 100 per ripagare nel tempo l’investimento della nuova proprietà”.
Il dirigente ha poi elencato le strutture a disposizione. “Oggi la Ternana ha una programmazione concreta sulle strutture: abbiamo il centro sportivo Sabotino fino all’Under 14, un impianto a uso esclusivo a Stroncone per la Primavera, la collaborazione con Arrone per le nazionali giovanili, e l’utilizzo dell’antistadio per la prima squadra e la scuola calcio, senza dimenticare il futuro centro di Gabelletta. Non siamo più costretti a tirare la monetina per capire dove andarci ad allenare”.
Uno dei capitoli più complessi affrontati nell’intervista è stato quello del nuovo stadio e del progetto collegato alla clinica. Mangiarano ha voluto fare chiarezza punto per punto.
“Da amministratore della società Stadium, posso dire con certezza che lo stadio certamente si farà” ha affermato. “La convenzione di 44 anni per l’abbattimento, la costruzione e la gestione dello stadio è in vigore”.
Ha spiegato il meccanismo finanziario obbligato dalla legge. “Il legame tra stadio e clinica è imposto dalla legge sugli stadi, non è un capriccio: la clinica è l’opera compensativa. Servono circa 44 milioni per lo stadio. Di questi, il 70% sarà finanziato dalle banche, ma per ottenere quel prestito serve un 30% di liquidità iniziale (l’equity), pari a circa 14 milioni, che deriverebbe proprio dalla vendita dei permessi a costruire la clinica”.
Sulla sentenza del TAR dell’Umbria, il dirigente ha corretto le ricostruzioni imprecise. “Il TAR non ha bocciato il progetto in toto, ma ha giudicato sbagliata la procedura di accreditamento della clinica derivante dalla Conferenza dei servizi del 2022. A fine aprile ho ripresentato tutta la documentazione corretta al Comune, che l’ha trasferita alla Regione. Ora siamo in attesa della loro risposta formale, che potrà arrivare al termine dei 45 giorni sotto forma di parere o di silenzio-assenso della Direzione Welfare e Salute regionale. Il progetto è solido, è stato il primo vero progetto in Italia approvato con la nuova legge sugli stadi”.
Mangiarano ha poi chiarito il rapporto tra la futura proprietà della Ternana e la società Stadium. “Al momento non c’è un’opzione diretta nel bando d’acquisto, ma la società Stadium ha già concesso l’utilizzo dello stadio Liberati alla Ternana per la prossima stagione sportiva. È però presumibile che nei prossimi mesi, tra luglio e agosto, il 100% delle quote della società Stadium venga messo all’asta e, in quel caso, con una normale procedura al ribasso. È evidente che il nuovo proprietario della Ternana Calcio sarebbe il soggetto in assoluto più interessato a partecipare a quell’asta”.

L’intervista ha toccato anche le ragioni dell’improvviso disimpegno della famiglia Rizzo, che aveva acquisito il club a settembre.
“La famiglia Rizzo ha acquisito le quote a zero euro a metà settembre” ha ricordato Mangiarano. “I problemi e i mal di pancia sono iniziati molto presto: già dal 16 dicembre scorso la proprietà stava valutando l’opportunità di proseguire o meno il suo impegno, tanto che c’erano state difficoltà nel saldo delle spettanze di quel bimestre. A gennaio c’è stata l’illusione di un rilancio con il mercato invernale, che ha aumentato i costi azienda, con l'ingaggio di altri calciatori. Subito dopo l'uscita dalla Coppa Italia e una serie di risultati negativi, i Rizzo hanno deciso di chiudere definitivamente il rubinetto”.
La svolta, ha spiegato, è arrivata con un provvedimento giudiziario. “Poi è arrivata quella che definisco ‘la bomba che ha fatto deflagrare il progetto’: la decisione del TAR dell’Umbria di accogliere il ricorso della Regione in merito ai permessi per la clinica. Ritengo che un po' più di diplomazia i problemi potessero essere risolti. A quel punto la decisione di lasciare è diventata irreversibile”.
Ha aggiunto un elemento sulle relazioni istituzionali. “Va anche ricordato che i rapporti tra i Rizzo e l’amministrazione comunale, in particolare con il sindaco Bandecchi, sono stati fortemente negativi e conflittuali fin dall’inizio”.
Poi il racconto delle ultime ore decisive prima della liquidazione giudiziale: "Se la Ternana ha finito il campionato lo si deve al Tribunale di Terni, che ha compreso gli effetti delle decisioni degli azionisti. Dopo l'Assemblea dei soci che aveva decretato la liquidaizone volontaria, una cosa mai successa nella storia del calcio italiano, ho chiesto personalmente all'allora amministratore unico Forti di revocare la delibera che avrebbe portato alla cancellazione della Ternana. Mi fu risposto che non era possibile. Provai anche con Gianluigi Rizzo e Laura Melis ma la risposta fu assolutamente negativa, mi dissero che la decisione era irrevocabile".
Mangiarano ha parlato anche delle scelte gestionali dell’ultima fase, senza entrare nel dettaglio dei singoli casi personali. “Questa decisione irrevocabile ha innescato anche un piano di drastica ristrutturazione aziendale voluto dalla proprietà. Gli azionisti avevano deciso di ridurre severamente il personale per abbassare i costi e cambiare l’impronta della gestione. È stata una scelta totalmente in capo alla proprietà prima di decidere per la liquidazione della società”.
Sul proprio ruolo e sul contratto, ha risposto alle critiche con dati. “Se chi ha fatto l’accesso agli atti avesse controllato bene le date, avrebbe visto che io ho rinnovato il mio contratto il 12 giugno, ovvero all’indomani della sconfitta nella finale dei play-out. Il mio contratto era in scadenza, me ne stavo letteralmente tornando a casa. Sono stati gli azionisti di allora a chiedermi di restare”.
Sul compenso, ha rivendicato una scelta personale. “Ho rinunciato volontariamente a sei mesi del mio stipendio per contribuire al salvataggio della Ternana. Il mio contratto attuale, sebbene sia un buon contratto, è nettamente inferiore a quello percepito dai miei predecessori negli anni passati”.

Una delle rivelazioni dell’intervista ha riguardato il lavoro preparatorio svolto da Mangiarano per rendere la Ternana visibile a potenziali acquirenti.
“Ho personalmente portato il dossier della Ternana a advisor finanziari, banche d’affari e soggetti che potessero attivare interessamenti al caso” ha dichiarato. “Il lavoro è stato fatto in modo professionale e trasparente”.
Verso la fine dell’intervista, Mangiarano ha scandito le scadenze con precisione. “Entro le ore 12:00 del 21 maggio è necessario depositare il 10% della base d’asta, ovvero poco più di 14.250 euro. Se a quell’ora non ci dovessero essere offerte depositate, l’asta del giorno dopo andrà tecnicamente deserta”.
Lo scenario successivo è stato descritto senza giri di parole. “Se l’asta va deserta, il 26 maggio potrebbe terminare l’esercizio provvisorio concesso dal tribunale. Questo significherebbe che il 28 maggio la Federazione revocherebbe l’affiliazione della Ternana, determinando la fine immediata dell’attività agonistica di tutte le squadre, comprese le giovanili. Cento ragazzi del territorio si troverebbero improvvisamente in mezzo a una strada dal primo luglio”.
Nelle ultime settimane è circolata e si sta concretizzando l’ipotesi del piano alternativo sostenuto dal sindaco Bandecchi: acquisire il titolo dell’Orvietana (Serie D) per fondare una nuova società cittadina. Mangiarano ha risposto in modo netto.
“So che le normative federali, nel caso in cui una squadra non si iscriva al campionato, consentono la possibilità di fare una fusione tra una società di Serie D e una del territorio. Ho letto anch’io la notizia, ma è uno scenario che oggi non solo non mi appartiene, ma che nemmeno guardo. Esce totalmente dalla mia sfera di competenza. Il mio unico e solo obiettivo, con tutto il rispetto per i tentativi altrui di salvare il calcio a Terni, è quello di tutelare e provare a salvare la Ternana Calcio 1925”.
Mangiarano ha risposto anche a chi indica i contratti dei giocatori come il problema principale. “Chi fa accesso agli atti può verificare facilmente chi ha firmato quei contratti: non sono stati i giocatori a obbligare nessuno, le firme sono degli amministratori delle gestioni passate. Quando Nicola Guida ha preso la Ternana si è fatto carico di impegni per 22 milioni di euro, e D’Alessandro aveva ereditato 15 milioni di contratti, poi diventati 12. Noi siamo riusciti ad abbattere queste cifre”.
Ha poi citato alcuni giocatori con valore di mercato. “Nella rosa ci sono giocatori con un valore intrinseco di mercato importante, penso a Maestrelli, Vallocchia o giocatori del vivaio”.
L’intervista si è chiusa con una riflessione sul disinteresse dei media nazionali. “C’è una forte delusione dovuta al totale disinteresse mediatico nazionale. Non c’è mai stato in Italia un caso come quello della Ternana: decine di dipendenti, dirigenti e calciatori – spesso etichettati dall’opinione pubblica come viziati o strapagati – hanno firmato praticamente ‘al buio’ una rinuncia a buona parte dei propri stipendi pur di abbassare la mole debitoria e salvare il club. È stato un gesto umano e sportivo straordinario che, ad eccezione della stampa locale, non ha avuto quasi nessuna risonanza a livello nazionale”.
L’ultimo passaggio ha allargato lo sguardo all’intero calcio professionistico italiano. “Vi dico solo di prestare molta attenzione alle prossime settimane. Noi oggi siamo qui a parlare dei conti e dei problemi della Ternana, ma al momento dell’iscrizione al prossimo campionato ci saranno in totale 60 squadre che dovranno presentare la documentazione. Quando vedrete quante e quali di queste squadre non riusciranno a iscriversi al campionato, allora la verità verrà a galla per tutti. Ognuno potrà vedere i bilanci e ci si renderà conto che i costi sostenuti dalla Ternana, che pure ha i conti certificati e in regola, non erano poi così distanti, o magari erano addirittura migliori, di quelli di tante altre realtà calcistiche italiane”.
Il 22 maggio si voterà in tribunale. Nel mezzo ci sono 100 ragazzi del vivaio, un patrimonio sportivo e una città che aspetta di sapere se avrà ancora una squadra da tifare.