C'è una squadra che deve preparare un derby delicatissimo, non solo per la partita in sé e per l'interesse che riveste per i tifosi della Ternana, ma anche per la classifica e per centrare l'obiettivo sportivo dei play off. E tutto intorno a quella squadra sembra essersi scatenato un inferno fatto di scadenze societarie, rischio di fallimento, denunce penali, esposti al presidente Mattarella. E ancora, litigi tra istituzioni e proprietà, sentenze di tribunali amministrativi, pignoramenti, soluzioni di sofisticata ingegneria finanziaria da trovare. Infine, viaggi a Roma quando bisognerebbe avere la testa sgombra, sollecitazioni e compiti inusuali per calciatori già stressati dall'incertezza e per lavoratori da mesi senza emolumenti.
Benvenuti in casa Ternana. E benvenuti nei "tre giorni del condor" che attendono la società rossoverde, un po' come nella trama del film degli anni Settanta con un Robert Redford che doveva salvarsi la vita da un complotto della CIA. Qui i servizi segreti non c'entrano ma dall'11 al 13 aprile, da sabato a lunedì, il condor dovrà trovare il modo per volare se vorrà portare a casa la penne.
Parafrasando il sindaco di Terni Stefano Bandecchi, c'è tempo fino alle 18 di lunedì prossimo, quando le porte dello studio del notaio ternano Paolo Cirilli si spalancheranno per l'assemblea straordinaria degli azionisti che potrà confermare il risultato portato dall'amministratore unico Fabio Forti (una continuità aziendale che non c'è più travolta dall'insolvenza) o ribaltarlo con un colpo di teatro, frutto di un accordo da trovare tra i due grandi contendenti di questa complessa partita: Bandecchi, appunto, e il patron del sodalizio di via della Bardesca Gianluigi Rizzo (in piena sintonia con la moglie Laura e la figlia "presidente" Claudia).
In mezzo i calciatori della Ternana, chiamati a fare da mediatori per un "accordo salva Ternana", che si drovrà trovare inderogabilmente in 72 ore, pena la liquidazione giudiziale e l'apertura del calvario che abbiamo descritto stamane.

L'incontro romano del pomeriggio di venerdì 10 aprile, chiuso con la consegna del silenzio per tutti i partecipanti, era nato con l'obiettivo di chiarire alla squadra e ai dipendenti della Ternana quale sarà ild estino che li attende. Si è chiuso, invece, con la consegna del silenzio per tutti i partecipanti e - soprattutto - con l'ideale trasferimento di una responsabilità di mediazione in capo al gruppo guidato da capitano Marco Capuano. I calciatori, che in mattinata si erano confrontati col sindaco Bandecchi, garante istituzionale della città ma anche ex presidente di molti dei componenti della squadra e punto di riferimento quando in estate intorno alla Ternana c'era solo il vuoto, sono andati nella Capitale per sentire dalla viva coce della famiglia Rizzo quale sarà il destino che li attende.
Più che risposte sulle scadenze societarie del 13 e federali del 16 aprile, sono stati resi edotti dalla famiglia operante nel settore sanitario delle ragioni di frizione e conflitto tra i Rizzo e lo stesso sindaco di Terni. Delle azioni giudiziarie avviate in questi mesi, della scelta a un cero punto di staccare la spina, dopo l'emergere di problemi amministrativi sul progetto Stadio-Clinica. Chi ha assistito al colloquio, che ha visto in prima fila anche il legale dello studio Fraccastoro che patrocina i Rizzo (l'ennesimo professionista messo in campo in una stagione che ha visto avvicendarsi advisor, commercialisti, avvocati e consulenti come in una puntata della serie Suits), racconta di un dialogo cordiale, anche se naturalmente franco, diretto e con momenti di tensione. Ma alla fine, l'esito paradossale, è che i calciatori sono usciti dalla location top secret in cui si è svolto il summit con il compito, più o meno ufficiale, più o meno esplicito, di fare da mediatori tra Gianluigi Rizzo, Laura Melis e la figlia Claudia e Stefano Bandecchi.

Si tratta del paradigma di una stagione nata tra mille problemi, con un salvataggio garantito dalle anticipazioni che Bandecchi - come imprenditore - ha garantito sui canoni della clinica integrata nel progetto di un nuovo stadio, proseguita con l'ingresso dei Rizzo e che si sta chiudendo col progressivo disimpegno di una famiglia che è sembrata proiettata in un mondo del quale non riesce a comprendere regole e codici.
E' lecito immaginare che i calciatori siano tornati a Terni da Roma con la testa frastornata dalle migliaia di parole ascoltate nella Capitale, ma con in testa la certezza che la salvezza della società passa dalla riapertura della linea rossa tra Mosca e Washington per evitare che comincino a volare le bombe atomiche. Se i Rizzo nella Capitale ripetevano il loro teorema accusatorio verso le precedenti gestioni della Ternana e verso Bandecchi, lui - il primo cittadino - rilasciava interviste in serie alle emittenti locali per raccontare il suo punto di vista e il suo totale dispregio della linea gestionale assunta dai proprietari della Ternana. Se in mattinata a Tele Radio Galileo aveva raccontato di essersi visto rispedire al mittente (nel caso di specie il vicepresidente dell'Unicusano Stefano Ranucci, ndr) un'offerta da tre milioni per lasciare il club, nel pomeriggio ad AM Television aveva rincarato la dose, raccontando di come in tanti (dal politico e manager Eros Brega, al direttore generale Mangiarano ad altri mediatori) avessero tentato di parlare con i Rizzo per riaprire una linea di dialogo. Ma come tutti fossero stati rimbalzati da uno scudo inscalfibile fatto di isolamento, disimpegno e distacco.
Intanto dietro le quinte si sarebbero moltiplicate le telefonate di gruppi, cordate e imprenditori che - colto il difficile momento e nonostante il poco tempo a disposizione - vorrebbero palesarsi (anche solo con approcci non vincolanti) sia alla holding FlaCla srl, la cassaforte di famiglia dei soci, sia a Palazzo Spada. Sabato e domenica potrebbero essere i giorni delle PEC e di qualche disvelamento, ma il clima è tutt'altro che sereno. Reso ancora più difficile dai reciproci sospetti.

Certo è che - come ricorda proprio Bandecchi - un eventuale fallimento della Ternana causato da insolvenza e mancato rispetto degli impegni potrebbe avere pesanti ripercussioni non solo sugli amministratori che si sono avvicendati alla guida della società. Così come è certo dalla parte dei Rizzo - che hanno scelto la strada del silenzio e del distacco rispetto a una piazza, alla quale a più riprese era stata promessa trasparenza e chiarezza - che le responsabilità della situazione vengono imputate alle istituzioni e al conflitto innescatosi su stadio-clinica.
Col derby col Perugia sullo sfondo, le lancette che girano e una situazione paradossale, lo spazio per un accordo sembra essersi ridotto al lumicino. Ma è in queste circostanze, quando tutto sembra perduto, che escono fuori le giocate più assurde, inattese e risolutive. Bandecchi, tra una bordata e l'altra ai Rizzo, dice di crederci e di voler stare lì, lì nel mezzo a recuperare palloni come il mediano di Ligabue, fino alle 17.59 di lunedì. La famiglia romana della sanità si affida ai calciatori rossoverdi, come Donald Trump si mette nelle mani del Pakistan per risolvere la crisi con l'Iran. Una situazione inedita. Una storia mai vista. Ma anche un'altra pagina da scrivere nella sceneggiatura di questi pazzi "tre giorni del condor"