16 Apr, 2026 - 22:30

Ternana: rinuncia il liquidatore, Rizzo isolati. Grandi manovre per il titolo sportivo: Di Campli irrompe nel dossier tra i pretendenti

 Ternana: rinuncia il liquidatore, Rizzo isolati. Grandi manovre per il titolo sportivo: Di Campli irrompe nel dossier tra i pretendenti

A poche ore dall'udienza pre-fallimentare convocata dala giudice Claudia Tordo Caprioli, la vecchia Ternana si ritrova con il timone in mano a un fantasma e la plancia comandi completamente vuota. Mentre quella del futuro prova a diventare un embrione di progetto in vista di una procedura competitiva che potrebbe seguire il fallimento.

In serata è arrivata una rinuncia fragorosa, quella del liquidatore Fabio Lacalamita, che ha gelato la strategia difensiva dell’ex proprietà Rizzo, consegnando una patata bollente ai soci che scotta più del previsto. Potrebbe essere comunque lui, domani, a dover sostenere il peso della chiamata davanti alla giudice Claudia Tordo Caprioli nell’udienza prefallimentare. Un atto, quello del professionista incaricato di liquidare la società, che - dalle letture degli esperti di settore - non rappresenta un semplice passo indietro formale, ma la certificazione plastica di un’implosione societaria ormai fuori controllo e di un isolamento totale del nucleo romano. Un gruppo dirigente che è arrivato alla liquidazione come ha gestito tutta la stagione. In maniera ondivaga, approssimativa, priva di un disegno strategico coerente.

Mentre la vecchia guardia esce di scena con l'intervista boomerang di Gianluigi Rizzo, da sotto le ceneri di una governance incenerita si muove però un sottobosco di interessi imprenditoriali e capitali che tenta disperatamente di evitare la scomparsa del calcio professionistico a Terni. Siamo ancora ai prodromi, alla fase degli incontri e dei sondaggi, ma all’orizzonte si staglia un nucleo di volenterosi fatto di cordate locali, investitori e figure strategiche del diritto sportivo italiano. A dimostrazione che la matricola Figc rossoverde, sebbene appesa a un filo, è ancora considerata un asset appetibile.

Dietro le quinte: l'interesse di Pantalloni, l’ombra lunga di Di Campli

Se il quadro della vecchia gestione è ormai una natura morta dai contorni imbarazzanti, il futuro prossimo della Ternana si gioca in queste ore in riunioni riservate e conference call, anche transnazionali. L’aria che si respira nei punti di incontro dell’imprenditoria ternana (ristoranti, locali, associazioni di categoria) è quella di una mobilitazione sotterranea, lontana dai riflettori ma concreta.

In questo scenario fluido, l’elemento nuovo è rappresentato dall'irruzione sulla scena di una delle firme più rispettate del diritto sportivo italiano: Donato Di Campli. L'avvocato e procuratore che ha gestito i destini di campioni come Marco Verratti o Riccardo Orsolini, è non solo agente di calciatori ma anche un legal counsel di lunghissimo corso, specializzato in quelle che nel gergo tecnico si chiamano procedure di ristrutturazione del ramo d’azienda sportivo. La sua presenza non è casuale né folcloristica. 

“Non è il momento di parlare, bisogna solo lavorare”, si è limitato a sibilare Donato Di Campli a chi ha provato a strappargli un commento. Una frase che, nel silenzio carico di tensione di queste ore, suona come il preludio più credibile a un cambio di passo. L’operatività è silenziosa perché la posta in palio è altissima: salvare non solo una squadra, ma l’identità sportiva di una città intera.

Di Campli è l’uomo che in passato ha traghettato piazze come Pescara o Virtus Lanciano fuori dalle secche del fallimento, consentendo il mantenimento della categoria attraverso l’affitto o la cessione del ramo sportivo. Il suo incontro riservato con i calciatori, tenutosi nelle ultime ore, non è stato un gesto di cortesia, ma una due diligence umana e tecnica per capire gli spazi di manovra in vista di una possibile acquisizione da parte di un suo cliente, un soggetto ancora nell’ombra ma pronto a farsi avanti se le condizioni giuridiche lo consentiranno.

A conferma di un movimento che non si è ancora arrestato, c’è la persistente attenzione dell’imprenditore narnese Carlo Pantalloni. La sua CP Investment continua a studiare le carte con i propri consulenti, anche se il suo interesse - e questo è un nodo cruciale per i piani di rilancio -rimarrebbe subordinato alla certezza della permanenza in Serie C. Una prospettiva che oggi, dopo la rinuncia del liquidatore e lo scontro con il Tribunale, potrebbe prendere quota. Snobbato da più di un osservatore, l'imprenditore narnese ha smentito categoricamente di aver ritirato la sua manifestazione di interesse al dimissionario amministratore unico Fabio Forti, dopo aver inviato alla vecchia proprietà una serie di PEC a conferma delle sue intenzioni.

Si muove l'imprenditoria locale: progetti di azionariato diffuso e chiamate ad advisor e gestori di fondi

Tornano anche a muoveris gli imprenditori locali che in estate avevano rinunciato a farsi avanti, spavemntati dalla mole debitoria lasciata dalle gestioni Guida e D'Alessandro e oggi incrementata dai Rizzo e dai loro manager. La possibilità di acquisire la Ternana con circa 5-6 milioni di euro, più la fidejussione a garanzia del debito federale, ha risvegliato l'interesse sopito. L'idea dei prkotori della cordata, che chiedono l'anonimato sulla propria identità, è quella di creare una sorta di azionariato diffuso d’élite. La formula è semplice nella sua complessità: raccogliere almeno venti adesioni da 250 mila euro ciascuna. Un tesoretto da 5 milioni di euro che servirebbe non solo a presentarsi in Tribunale con un piano credibile di continuità aziendale, ma soprattutto a dare un segnale di ancoraggio al territorio.

Parallelamente a questa manovra di radicamento locale, si registra un fermento che guarda ben oltre i confini della Conca. Manager e professionisti legati alla città, qualcuno con ruoli apicali in gruppi della finanza o dell'industria, hanno già fatto partire segnali di fumo verso advisor e gestori di fondi internazionali. L’appeal è duplice: da un lato la possibilità di entrare in un club calcistico italiano a un prezzo potenzialmente stracciato e in una cornice di trasparenza garantita proprio dalla procedura concorsuale del Tribunale; dall’altro, lo sguardo è già proiettato sul lungo periodo e sulla possibilità di creare valore non solo sportivo, ma anche e soprattutto immobiliare e infrastrutturale. La partita del nuovo stadio, qualora venisse salvata in Tribunale, è il vero magnete che potrebbe far scattare l’interesse di capitali pazienti.

AUTORE
foto autore
Federico Zacaglioni
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE