La messa in liquidazione della Ternana Calcio non è solo una vicenda di bilancio. È, secondo il consigliere comunale Valdimiro Orsini, “una condanna a morte del titolo sportivo e del patrimonio sociale del club”. E mentre la città trattiene il fiato, la sua accusa più pesante non va solo alla proprietà. Va alla Regione Umbria e ai rappresentanti politici locali, colpevoli - scrive Orsini in un comunicato diffuso nelle ultime ore - di “silenzio e inerzia”. “La Ternana non è un semplice asset aziendale”, attacca il consigliere, “è un bene comune che non può sparire nel nulla”.
L’appello di Valdimiro Orsini parte da un dato drammatico: cent’anni di storia, passione e identità rischiano di essere cancellati “con un colpo di penna”. Il consigliere non usa mezzi termini nei confronti di chi siede al vertice del club. “Rivolgo un appello accorato e fermo alla proprietà affinché possa esserci un immediato ripensamento”, scrive. “Mettere in liquidazione la società significa condannare a morte il titolo sportivo e disperdere un patrimonio che appartiene, prima di tutto, ai tifosi e alla città”.
E aggiunge: “Chiedo un atto di responsabilità e di rispetto: si esplorino tutte le strade alternative, si aprano tavoli di negoziazione trasparenti e si valuti ogni possibile subentro che possa garantire la continuità della società”. Per Orsini non è in gioco solo il calcio giocato. È in gioco l’indotto, i posti di lavoro, la credibilità di un intero territorio già provato dalle crisi industriali.

Ma il passaggio più duro del comunicato non riguarda la gestione societaria. Riguarda la politica. Orsini denuncia un clima di indifferenza che, a suo dire, avvolge gli enti regionali. “Non si può, inoltre, tacere davanti all’atteggiamento della Regione Umbria e di numerosi esponenti politici locali e regionali”, scrive. “È inaccettabile assistere a un silenzio che sa di indifferenza o, peggio ancora, scorgere sorrisi di circostanza e compiacimento dietro questa tragedia sportiva”.
Parole pesanti, che il consigliere sceglie di non attenuare. “Va stigmatizzata con forza l’assenza di interventi concreti da parte degli enti regionali, che sembrano osservare il declino del club come un evento inevitabile anziché come una crisi sociale da scongiurare”. E ancora: “Va condannato il cinismo di chi, in queste ore, sembra quasi trarre giovamento dal ridimensionamento di Terni, dimenticando che il calcio è un motore economico e sociale vitale per l’intero territorio”.
Orsini ricorda che lo stadio Libero Liberati non è solo un impianto sportivo. È un luogo di aggregazione, di economia diffusa: dalle attività commerciali ai lavoratori dello stadio, fino alle scuole calcio. “Ogni domenica”, sottolinea nel comunicato, “migliaia di famiglie riempiono le tribune. Non si cancella tutto questo con una delibera”.
Secondo Valdimiro Orsini, non c’è più tempo per attendere. “La politica ha il dovere di tutelare le eccellenze del proprio territorio, non di alimentare polemiche, alzare polveroni o, peggio, voltarsi dall’altra parte mentre un vessillo storico viene ammainato”. Il consigliere lancia un messaggio chiaro alla città: “La città di Terni non resterà a guardare”.
E conclude con una frase che suona come un ultimatum alla proprietà e alle istituzioni. “Chiedo con forza che la proprietà faccia un passo indietro rispetto alla liquidazione e che le istituzioni escano finalmente dal loro torpore. La Ternana Calcio deve vivere: lo dobbiamo alla nostra storia, ai nostri colori e alle future generazioni di tifosi”.
“Il titolo sportivo non si tocca”, scrive Orsini nell’ultima riga del suo intervento. “La Ternana è Terni”. Parole che ora pesano come un macigno, in attesa di vedere se qualcuno, tra i palazzi che contano, deciderà finalmente di uscire dal silenzio.