29 Mar, 2026 - 23:00

Ternana, l'ottimismo di Bandecchi nella notte più buia. Stadio-Clinica, trattativa ferma alla vigilia della scadenza

Ternana, l'ottimismo di Bandecchi nella notte più buia. Stadio-Clinica, trattativa ferma alla vigilia della scadenza

Il messaggio è arrivato mentre Terni si preparava alla cena della Domenica delle Palme. Stefano Bandecchi, sindaco della città, affida a Instagram un segnale politico e simbolico sulla crisi della Ternana Calcio. Uno stadio vuoto e avvolto dalla nebbia, una sciarpa rossoverde, una frase che richiama appartenenza e resistenza, utilizzando un meme del profilo @ternana_forever. “Nel momento più buio... rispettate la nostra storia. La Ternana siamo noi!”. Poi l’affondo, breve e diretto. “Non esiste una notte così lunga che non venga giorno”.

Un post che si inserisce in una fase delicata. Domani scade il termine per l’acquisizione del ramo sanitario del progetto Stadio-Clinica da parte della Università Niccolò Cusano - Ternana Women dalla Stadium Spa. La trattativa, già saltata la scorsa settimana, resta ferma, nel week end non sono stati fissati nuovi appuntamenti, né ci sono stati colloqui decisivi tra le parti. Ovviamente, qualora fosse confermata la volontà delle parti di proseguire nella negoziazione, il termine potrebbe essere prorogato, ma per ora non si sono visti progressi decisivi.

Il segnale politico del sindaco Bandecchi e il dialogo difficile con la proprietà rossoverde

Il contenuto pubblicato da Stefano Bandecchi non è solo un messaggio emotivo. Ha un peso politico rilevante. E arriva dopo il messaggio inviato a quella parte della giunta regionale più intransigente verso un accordo tra Comune di Terni e Regione dell'Umbria sulla ricerca di una strada condivisa per rilanciare il progetto Stadio-Clinica, seguendo la strada che la sentenza del Tar lascia intravedere.

Il messaggio di Bandecchi ha dato speranza a quella parte di tifoseria ormai polarizzata in blocchi che crede ancora nel salvataggio della Ternana Calcio. Il meme utilizzato indica una volontà di intervento e, allo stesso tempo, anche la fiducia di poter mettere in campo quelle azioni decisive che possano dare la svolta alla difficile situazione del club. Con la famiglia Rizzo, proprietaria del club, c'è infatti un rapporto segnato da incomprensioni e da una distanza che si è allargata negli ultimi mesi.

Come abbiamo anticipato più volte, la famiglia Rizzo, alle prese anche con una dura contestazione dei tifosi organizzati, ha utilizzato il week end per riflettere sul da farsi e oggi verrà fatto il punto sul futuro della Ternana.

Il Comune di Terni lavora infatti sull’analisi della sentenza del Tar su Stadio-Clinica con in testa una serie di opzioni per rimettere in pista l’operazione, anche attraverso il dialogo con la Regione dell'Umbria. Quello che manca per riattivare il processo autorizzativo è la determinazione dei Rizzo ad andare avanti oppure a passare la mano. Una indeterminatezza che si trascina ormai da mesi. Da quando il ricorso al Tar della Regione dell'Umbria e il mancato raggiungimento di un’intesa politica ha portato gli imprenditori del settore sanitario a scegliere una strada di isolamento rispetto al territorio. Peraltro le mosse messe in campo per dimostrare una capacità gestionale diretta, con l’avvicendamento degli amministratori, le cause e gli esposti presentati, il cambio della guida dell’area tecnica e, infine, anche l’allontanamento di Liverani, al quale era stata messa in mano la stanza dei bottoni, hanno prodotto risultati insoddisfacenti sia in campo sia nella gestione manageriale.

La Ternana Calcio versa in uno stato di profonda tensione finanziaria, con il ceto creditorio che sta premendo per ottenere i crediti scaduti, la gran parte dei dipendenti che ormai viaggiano sui 4 mesi di stipendi di arretrati, le difficoltà economiche che si riverberano anche sull’organizzazione logistica e su tutto quello che ruota intorno alla squadra.

Il nodo delle condizioni sospensive dell'accordo e la destinazione dei fondi per la clinica

I 14 milioni di euro derivanti dalla cessione del ramo d'azienda della clinica non rappresentano liquidità da utilizzare per saldare i debiti correnti della Ternana Calcio, ma costituiscono la manovra contabile fondamentale per tenere in vita il club.

Un elemento va tenuto a mente. La trattativa non riguarda il controllo della Stadium Spa, società della Ternana Calcio che è concessionaria del diritto di superficie dell'area dello stadio per 44 anni. Bensì di un ramo d'azienda:quello che comprende asset sanitari (progetto clinica, ed eventuali futuri titoli autorizzativi), funzionalmente autonomi. Nella convenzione col Comune la concessionaria deve restare a maggioranza della società calcistica per avere legittimazione all'operazione di costruzione del nuovo stadio. Anche con i fratelli D'Alessandro, che detenevano il 48 per cento delle quote, questo vincolo era stato rispettato.

Come stabilito dal piano finanziario, i flussi di cassa in entrata sono rigidamente vincolati. Dovranno essere interamente destinati a sottoscrivere un aumento di capitale della Stadium S.p.A., garantendo così i mezzi propri necessari per finanziare la costruzione del nuovo stadio Liberati. Tuttavia, il vero salvataggio si consuma sui libri contabili. L'operazione genera per la Ternana Calcio una provvidenziale plusvalenza di 14 milioni di euro, essenziale per poter stimare in utile l'esercizio 2025/26. Senza questa operazione salva-conti si innescherebbe un disastroso effetto domino. La società rossoverde sarebbe costretta a svalutare per 7,5 milioni di euro la propria quota in Stadium S.p.A., azzerandone il capitale e di fatto seppellendo il progetto del nuovo impianto. Complessivamente, la mancata cessione si tradurrebbe in un impatto negativo di oltre 21 milioni di euro, un baratro finanziario che trascinerebbe la Ternana Calcio verso il terzo fallimento della sua storia.

Ecco perché le voci circolate in città circa un tira e molla sull'entità della remunerazione del ramo d'azienda appartengono alla categoria delle fake news. Piuttosto, la trattativa tra la famiglia Rizzo e Stefano Bandecchi, per conto della Università Niccolò Cusano, per la cessione del ramo d'azienda clinica si è interrotta principalmente a causa di disaccordi sulle condizioni sospensive legate ai pagamenti progressivi del corrispettivo di 14 milioni di euro. Nello specifico, l'incertezza sulla reale fattibilità della clinica è andata a incidere pesantemente sui meccanismi di remunerazione previsti dall'accordo e sull'avveramento delle condizioni necessarie per sbloccare le varie tranche di pagamento tra le parti. Proprio da questi punti si dovrà ripartire nel caso in cui nelle prossime ore si dovesse riprendere a trattare.

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Federico Zacaglioni
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