Cinque anni fa, il 3 aprile 2021, la Ternana Calcio travolgeva l’Avellino per 4-1 al Liberati. Non erano solo tre punti. Era la festa della promozione in Serie B con quattro turni d’anticipo, il sigillo su una stagione da record che ancora oggi fa tremare i polsi a rileggerla: 28 vittorie, 6 pareggi, una sola sconfitta, 95 gol fatti (primato assoluto), 32 subiti, 90 punti. E l’imbattibilità più lunga d’Europa tra i top campionati, spezzata solo a febbraio. Quella era la Ternana di Cristiano Lucarelli e di Stefano Bandecchi.
Oggi quella stessa piazza si stringe intorno a un messaggio social del sindaco ex patron, mentre il presente racconta una storia opposta. Stefano Bandecchi, alla guida di quella cavalcata trionfale, ha scelto l’anniversario per accendere i riflettori su un passato che sa di rivalsa - e forse anche di rimpianto. “Quando la Ternana aveva una Società mia”, ha scritto su Facebook e Instagram. Parole mielose, sì. Ma anche un metaforico pugno nello stomaco della gestione attuale, travolta da debiti, ingiunzioni e un’assemblea dei soci che il 13 aprile potrebbe segnare il punto di non ritorno. Nel mezzo, l’appuntamento dell’8 aprile in Comune per il progetto Stadio-Clinica, considerato strategico per la tenuta dei conti del club.
Il post di Bandecchi è diventato virale in poche ore. Al momento di andare online, su Facebook aveva collezionato migliaia di visualizzazioni, 245 reazioni (196 “Mi piace”, 24 sorrisi ironici, 23 cuori) e 150 commenti. Su Instagram i numeri erano ancora più alti: 1.180 “Mi piace” e decine di commenti a trazione nostalgica, quasi tutti a chiedere il ritorno dell’ex patron. Tra i like spuntano i nomi di tanti ex calciatori di quella Ternana indimenticabile: Anthony Partipilo, Federico Furlan, Carlo Mammarella, Aniello Salzano. Un plebiscito social che non cancella le voci critiche - quelle che ricordano a Bandecchi di aver garantito mani sicure quando vendette a Guida - ma che racconta il sentimento di una piazza stanca di attendere.
La città si consola con l’operazione nostalgia. Ma sa che il 13 aprile non si gioca al Liberati. Si gioca in una stanza chiusa, con carte e bilanci, e in palio c’è il futuro della Ternana. E che l’8 aprile, davanti al tavolo comunale, si deciderà se il progetto Stadio-Clinica potrà essere quel salvagente che i numeri, da soli, non riescono più a garantire.
La Ternana 2020/21 fu un fenomeno statistico, oltre che sportivo. Cristiano Lucarelli costruì un gruppo che macinava vittorie a porte chiuse - anno del Covid, niente pubblico sugli spalti - come fosse la cosa più naturale del mondo. Il 3 aprile 2021 il 4-1 all’Avellino liberò l’urlo trattenuto di una città intera, anche se virtuale. Fu la certificazione di un dominio senza precedenti nel girone C di Serie C/Lega Pro.
Bandecchi nel suo post ha voluto ricordare ogni numero, quasi come un atto notarile: “28 vittorie, 6 pareggi, 1 sconfitta, 95 gol fatti (record), 32 subiti, 90 punti totali”. E poi l’orgoglio dell’imbattibilità europea, quella che faceva dire agli addetti ai lavori che nessuno, dalla Premier League alla Bundesliga, era riuscito a fare meglio. Per mesi la Ternana viaggiò da sola, inarrestabile.
Ma il messaggio, chiarissimo, non era solo celebrazione. Va letto come un ideale “ve lo ricordate?” rivolto alla proprietà attuale, la famiglia Rizzo, chiamata a gestire una situazione che ogni giorno si fa più pesante. Paolo Tagliavento, allora amministratore delegato del club rossoverde e oggi vicesindaco di Bandecchi nonché AD della Ternana Women, ha rincarato la dose con un intervento che ha voluto far esplodere le differenze tra passato e presente.
Dieci punti, dieci “mai” che suonano come un atto d’accusa verso chi guida oggi la barca. “Mai uno stipendio saltato. Mai un fornitore non pagato. Mai un dipendente licenziato. Mai una scadenza non rispettata. Mai promesse non mantenute. Mai mancanza di rispetto verso i lavoratori. Mai ritardi nei pagamenti. Mai decisioni prese senza responsabilità. Mai un passo indietro davanti agli impegni presi. Mai mancanza di trasparenza. Mai un Natale senza riconoscimenti per tutti i dipendenti”.

I numeri di oggi non sono quelli da record. Sono quelli di un bilancio al 30 giugno scorso che parlava di 14,8 milioni di euro di debito accumulato. Da allora la situazione non è migliorata. La società è passata da Nicola Guida - che rilevò da Bandecchi per poi cedere dopo un anno e la retrocessione - alla famiglia D’Alessandro, fino all’attuale gestione dei Rizzo. Ogni passaggio ha lasciato cicatrici.
La stagione in corso era partita con ambizioni, poi il progressivo disfacimento. Prima l’allontanamento di Pucci e - a sorpresa - di Ferrero, fino a ottobre dipinto come un dirigente di altissimo profilo. Poi il caso Carlo Mammarella, bandiera di quella Ternana dei record e rossoverde nel sangue, messo alla porta. Infine Foresti e Liverani, presentati come i salvatori della patria e gli artefici del progetto “in autonomia” dei Rizzo, prima di essere esonerati come tutti i precedenti. Un valzer di addii che ha lasciato la piazza frastornata.
Fabio Forti, amministratore unico, ha convocato per il 13 aprile un’assemblea dei soci drammatica. All’ordine del giorno l’esame della continuità aziendale e una proposta di ricapitalizzazione che, in assenza di risposte concrete, potrebbe aprire le porte alla procedura di liquidazione. Tradotto: il Tribunale di Terni, sezione fallimentare, pronto a intervenire su una situazione che senza nuovi capitali appare irrisolvibile.
Prima di quella data, l’8 aprile, c’è un altro appuntamento chiave: la Ternana è stata convocata in Comune insieme a Stadium (la società che gestisce lo stadio) per discutere il progetto Stadio-Clinica. La fattibilità di quell’operazione è strategica per la tenuta dei conti del club. Ma chi rappresenterà la società? Quali sono oggi i rapporti tra l’amministratore unico Forti e la proprietà Rizzo? Nessuna risposta ufficiale dalla sede di via della Bardesca.
Nel frattempo, lo spogliatoio prova a tenere botta. I calciatori avrebbero parlato a più riprese con la presidente Claudia Rizzo, che avrebbe trasmesso serenità sulle intenzioni della famiglia per la scadenza federale del 16 aprile. Almeno così trapela dai boatos dello spogliatoio. Ma sono solo spifferi. I tempi delle celebrazioni per il centenario sono lontani, così come quelli delle interviste sui media internazionali della giovane presidente. C’è la Pasqua di mezzo, e poco tempo per mettere in fila risposte che la piazza attende con il fiato sospeso.